SENTENZA MEDIASET/ Bechis: Berlusconi è rimasto vittima della sua “manovra”

- int. Franco Bechis

Silvio Berlusconi è stato condannato a 4 anni di reclusione (di cui 3 già condonati grazie all’indulto) per frode fiscale. Una sentenza, secondo FRANCO BECHIS, che non convince

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

“Ero certo di essere assolto da una accusa totalmente fuori dalla realtà. È una condanna politica incredibile e intollerabile. È la conferma di un vero e proprio accanimento giudiziario”. La rabbia di Silvio Berlusconi, intervenuto telefonicamente all’edizione serale di Studio Aperto, arriva poche ore dopo la sua condanna a 4 anni di reclusione (di cui 3 già condonati grazie agli effetti della legge sull’indulto del 2006) per frode fiscale in relazione alla compravendita fittizia dei diritti televisivi Mediaset. Per lo stesso motivo i giudici del Tribunale di Milano hanno anche inflitto 3 anni a Frank Agrama, presunto socio occulto di Berlusconi, 3 anni al fiduciario Daniele Lorenzano e 2 anni e 2 mesi alla manager Gabriella Galetto, oltre ad aver stabilito per il Cavaliere l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici e per 3 anni dalla gestione delle imprese. Berlusconi dovrà anche versare, insieme agli altri tre imputati condannati, 10 milioni di euro di provvisionale alla Agenzia delle Entrate, considerata parte lesa. Assolto invece il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri. Secondo il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, raggiunto da IlSussidiario.net, “la sentenza sorprende più che altro dal punto di vista tecnico”.

Come mai?

Perché si basa su quegli stessi fatti per cui a Roma, nel giugno scorso, Berlusconi fu invece assolto. Questa diversa interpretazione del Tribunale di Milano non riguarda quindi solo Berlusconi, ma dovrebbe interessare chiunque: di che giustizia stiamo parlando se gli stessi fatti vengono interpretati in modo diverso?

Come mai si era finiti a Roma?

Come dicevo, i fatti sono esattamente gli stessi, solo che nel giugno scorso l’inchiesta è finita a Roma per un motivo di competenza: in quel particolare frangente a comprare i diritti non era stata Mediaset, con sede legale a Milano, ma Rti, società sempre controllata ma con sede legale a Roma. Bisogna però dire che in entrambi i casi c’è sempre lo “zampino” di Berlusconi.

Cosa intende?

All’interno delle due manovre estive, fatte prima di lasciare a Monti il comando del governo, era stata inserita una parte che appesantiva parecchio i reati legati all’evasione fiscale e che, oltretutto, proprio per il reato di frode fiscale portava la prescrizione da 6 a 8 anni. La decisione dei giudici di Milano si basa dunque su una legge fatta da Berlusconi non “ad personam” ma “contra personam”. Resta però il fatto che tutto ciò era presente anche prima della sentenza di Roma, a conferma del fatto che la stessa norma è stata interpretata in modo diametralmente opposto a Milano. C’è poi un’altra cosa nella sentenza che non mi convince.

Ci spieghi. 

L’operazione contestata, come le potrà confermare qualsiasi esperto del settore, è in realtà molto comune per chi si occupa di diritti televisivi e cinematografici. Spesso si fanno infatti società in Paesi fiscalmente neutri, altrimenti si rischia di pagare sugli stessi diritti un’imposizione fiscale moltiplicata man mano che vengono distribuiti nei vari Paesi e che, di conseguenza, rende oggettivamente impossibile ottenere un guadagno. Questo sistema è molto comune e sono in tanti a farne uso.  

Quindi per cosa è stato condannato Berlusconi?

La frode fiscale è stata riconosciuta su un fatto in particolare: attraverso un intermediario, Frank Agrama, sono stati acquistati diritti cinematografici dalle principali compagnie del settore. Secondo l’accusa, i diritti acquistati da questa società venivano rivenduti non al prezzo con cui erano stati acquistati, ma superiore, e la parte sovraffatturata sarebbe tornata parzialmente su un conto di proprietà di Berlusconi.

Come mai l’accusa è di frode fiscale?

Perché se quella somma fosse transitata in Italia sarebbe stata tassata secondo le leggi italiane, cosa che invece non è successa. Detto questo, dopo aver seguito la varie fasi del processo, sembra però che non vi siano concreti indizi di quel trasferimento di denaro che invece i giudici di Milano hanno ravvisato. Anche la tesi della difesa, infatti, si basa sul fatto che non esistono prove dell’effettivo accreditamento di questi soldi sul conto di Berlusconi, tant’è che con lo stesso identico materiale probatorio a Roma non si è neanche arrivati a un rinvio a giudizio. Il Gup di Roma ha infatti stabilito che i fatti non sussistevano e che quindi non comportavano reato.

Come si spiega allora questa condanna?

Evidentemente i giudici di Milano hanno accolto la tesi accusatoria, aumentando addirittura la pena. Nonostante abbiano ritenuto fondato l’impianto delle accuse, adesso sarà interessante capire come verrà motivato, visto che non ci sono prove documentali. In Italia, come sappiamo, ogni processo si sviluppa su tre gradi di giudizio, quindi è possibile che le stesse convinzioni vengano ritenute insufficienti in un altro collegio.      

Crede che gli assetti Mediaset escano in qualche modo modificati da questa sentenza?

Non credo che il procedimento, pur condannando Berlusconi, possa intaccare gli assetti aziendali. Oltretutto, la sentenza ha stabilito un risarcimento provvisorio di 10 milioni di euro che, per un gruppo come Mediaset, non rappresenta di certo una cifra particolarmente elevata. Abbiamo visto il titolo Mediaset andare giù in Borsa, è vero, ma credo si tratti di una normale conseguenza che non comporterà grandi danni economici.

 

(Claudio Perlini)




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