CONSIGLIO DEI MINISTRI/ Non potranno candidarsi i responsabili di dissesti finanziari delle amministrazioni locali

- La Redazione

La bozza di decreto legge all’esame del Cdm revede che i sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili di dissesto finanziario “non sono candidabili per 10 anni”.

appunti_monti
Foto Infophoto

Il governo torna sulla questione dei costi della politica. La bozza di decreto legge all’esame del Consiglio dei ministri da poco concluso prevede che i sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili di aver contribuito al dissesto finanziario “non sono candidabili per 10 anni”. Come si legge nel testo del decreto, infatti, “gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati”. Tali soggetti non potranno dunque ricoprire le cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Non potranno inoltre, sempre per un periodo di dieci anni, “ricoprire la carica di assessore comunale, provinciale o regionale nè alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici”. La bozza del decreto legge prevede inoltre che la Corte dei conti effettui un “controllo preventivo di legittimità” sulle spese delle Regioni, tra cui “il piano sanitario regionale ed il piano di riparto delle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario regionale” e potrà avvalersi della Guardia di Finanza. Infine, sempre secondo la bozza del dl, gli enti locali dovranno mettere in atto un sistema di controlli sulle società partecipate, definendo gli obiettivi gestionali, gli standard qualitativi e quantitativi, ma anche la situazione contabile, i contratti di servizio e il rispetto delle norme di legge sui vincoli di finanza pubblica. I risultati delle società, secondo quanto prevede la bozza, “sono rilevati mediante bilancio consolidato, secondo la competenza economica”. Infine Palazzo Chigi ha voluto precisare in una nota che il premier Mario Monti “nulla ha detto su misure fiscali da adottarsi entro la fine della legislatura”, come invece sembrava essere in precedenza. 

“Alla conclusione della riunione dell’Intergruppo parlamentare sull’agenda urbana – si legge nella nota – il deputato del Pdl e membro del comitato, Enrico la Loggia, ha rivolto al Presidente Monti la seguente domanda: «Se é possibile immaginare, da qui alla fine della legislatura, anche soltanto individuare un percorso, per una prima tappa della riduzione fiscale…». «Individuare un percorso, per anche soltanto una prima tappa…Non lo escludo», é stata la risposta del Presidente Monti”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori