MONTI/ Non mi sento solo, ho più consenso dei partiti che mi sostengono

- La Redazione

La crisi non è dovuta “agli eccessi del mercato, ma a un mercato dove la presenza della regolazione e della vigilanza è stata insufficiente”. Queste le parole di Mario Monti

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L'ex premier Mario Monti (Infophoto)
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“Coloro che sono stati presidenti del Consiglio prima di me non dovevano guadagnarsi tutti i giorni il consenso. Io invece non ho un retroterra politico mio, eppure devo prendere decisioni che hanno una probabilità di trovare consenso più bassa rispetto a tante decisioni che prendevano coloro che pure erano più corazzati di me in termini di retroterra politico”. Queste le parole del presidente del Consiglio Mario Monti che compongono l’intervista-prefazione del volume di bruno Vespa “Le parole e i fatti”, edito da Rizzoli, di cui il Corriere della Sera oggi pubblica ampi passaggi. “Non credo possa considerarsi solo uno che, per quello che possono valere i sondaggi, sembra avere un consenso superiore a quello di cui godono i partiti che lo sostengono in Parlamento – commenta ancora il premier – E quando incontro persone per la strada, mi sento dire quasi sempre: vada avanti!”. Monti spiega ancora che “la pedagogia è naturale in un professore, è l’unica arma che ho. E ho un obbligo di spiegare maggiore di altri. In questo contano le ragioni soggettive: nessuno mi ha scelto, ma devo dire agli italiani che se sono qui è per far fare loro cose che non volevano fare e che tutti quelli che sono venuti prima hanno sostenuto si potessero evitare”. Uno degli aspetti che il capo del governo si è imposto di cambiare, “in parte riuscendoci, è che io ero abituato a parlare davanti a un pubblico più limitato e spesso anglosassone, dove la battuta e l’ironia sono elementi essenziali. Ma è molto rischioso: perché è vero che il posto fisso è monotono, però sicuramente dirlo in quel modo è stato per me un bell’infortunio. Quindi adesso cerco di non fare più battute, che pure all’inizio mi avevano aiutato a comunicare”. Il presidente del Consiglio torna poi sull’attuale situazione economica, spiegando che la crisi “non è dovuta agli eccessi del mercato, ma a un mercato dove la presenza della regolazione e della vigilanza è stata insufficiente”. Per questo Monti crede che “in un’economia di mercato con pubblici poteri forti” che “permette di avere un’economia sociale di mercato, che riesca a contemperare la competitività e appunto la dimensione sociale”. 

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A proposito dell’euro, il presidente del Consiglio ha poi aggiunto che a suo giudizio l’Italia ha perso “la guerra” con sé stessa perché, una volta raggiunto l’obiettivo di entrare nella moneta unica, non è stata in grado di rivelarsi competitiva. “Visto che l’Europa non ci dava un vincolo cogente come per la finanza pubblica, dovevamo farci noi un piano delle riforme strutturali. Che poi è quello che dieci anni dopo l’Europa ha impostato con i piani nazionali delle riforme”. Monti auspicava infatti che “il governo Berlusconi, uscito dalle elezioni del 2008 con una maggioranza così forte, con un orizzonte di cinque anni e quel successo d’immagine al G8 dell’Aquila, avrebbe veramente potuto fare un piano delle riforme strutturali, invece di negare che l’Italia avesse un problema di crescita”.

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