BALLOTTAGGIO PRIMARIE 2012/ Pasquino: Bersani favorito? No, Renzi può ancora giocarsela.,.

- int. Gianfranco Pasquino

Secondo GIANFRANCO PASQUINO Renzi non solo ha ottenuto un piazzamento decisamente superiore alle aspettative, ma ha anche ottime possibilità di vincere al secondo turno

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Per ora – al netto di brogli e mugugni – Renzi è il vincitore morale delle primarie del centrosinistra. Non solo perché ha sottratto al famigerato apparato ben il 35,5% dei consensi (Bersani è al 44,9%) ma anche perché ha saccheggiato il bacino elettorale del suo avversario: le Regioni rosse. Bersani, infatti, non ha spopolato nella sua Emilia Romagna mentre in Toscana, Umbria e nelle Marche (anche se qui è testa a testa) ha perso. Gli è andata meglio nelle Regioni del sud, rivelatesi determinanti. Abbiamo chiesto a Gianfranco Pasquino, professore di Scienze politiche a Bologna, come interpretare l’andamento del primo turno.

Secondo lei che significato ha la ripartizione territoriale del voto?

Tradizionalmente, nelle Regioni rosse, l’interesse per la politica è più alto che altrove, così come l’inclinazione a partecipare e a influenzare gli eventi; per questo, Renzi è riuscito a raggiungere quell’elettorato un po’ infastidito dall’apparato del Pd e desideroso di assistere finalmente a un vero cambiamento. Al sud, invece, è presente un apparato costituito in buona parte da un sistema di legami di vario genere: familiari,  clientelari e amicali. Esso è riuscito, in qualche modo, a controllare il voto. A questo si aggiunga un elettorato meno preparato e disposto a seguire Renzi e la sua spinta al cambiamento. Meglio tenersi l’usato sicuro.

Si diceva, tuttavia, che l’afflusso della militanza ortodossa sarebbe stato decisivo nel favorire Bersani.

Non è detto che se uno vince dove ci sono i cosiddetti ortodossi, allora sia riuscito a convincerli. I dirigenti, gli amministratori e i militanti del partito, probabilmente, hanno continuato a votare Bersani. il cambiamento è stato prodotto da coloro che, quando vanno alle urne, votano il Pd, ma non troppo convinti. Renzi ha offerto loro una possibilità di cui hanno approfittato.

Quindi? Sono andati a votare molti più non-militanti del previsto?

Sicuramente. Il che non dovrebbe stupire. Del resto, le prime primarie vere sono state quelle indette per indicare il candidato a governatore della Puglia. Secondo le previsioni l’apparato territoriale, espressione delle indicazioni di D’Alema, avrebbe dovuto decretare la sconfitta di Nichi Vendola. Eppure, Vendola vinse. Ciò significa che ogni volta che le primarie sono aperte e le candidature sono adeguate e attraenti, un numero significativo di italiani decide di andare a votare.

Renzi, in ogni caso, è in svantaggio. Crede che ci possano essere stati brogli come denunciano i renziani?

Se parliamo di infiltrati ci riferiamo, in teoria, ad elettori del centrodestra che si sarebbero recati alle urne per votare Renzi. Posto che sia accaduto, è presumibile che nella maggioranza di questi casi si sia trattato di voti convinti. Nessuno, infatti, fa una fila di due ore per fare un dispetto a Bersani. Più in generale, non escludo che ci possa essere stato qualche piccolo broglio. Ma in misura del tutto fisiologica, e dell’ordine di qualche migliaio di voti. Nulla che possa incidere realmente sul risultato della competizione.

Crede che il sindaco di Firenze abbia ancora qualche chance di vittoria?

Ne ha molte. Parte da un percentuale ben al di sopra delle previsioni. E può giocarsi la partita. Molto dipenderà dall’affluenza e dalla possibilità che anche chi non ha votato al primo turno possa votare o meno. Sarebbe opportuno, quindi, introdurre regole un po’ più elastiche e democratiche.

Bersani, se vuole vincere, dovrà assicurarsi i voti di Vendola. Dando grandi concessioni, quindi, a Sel. Questo danneggerebbe il Pd. L’obiettivo sarebbe quello di sconfiggere un candidato che, oltretutto, ne fa parte. Non trova che sia  un paradosso?

Non so se è un paradosso, sicuramente è un inconveniente. Se Bersani chiede i voti a Vendola e se, per vincere le elezioni, gli toccherà pure chiedere quelli dell’Udc, il risultato sarà una grande confusione. E’ auspicabile, quindi, che gli elettori – anche e soprattutto quelli di Sel – valutino il candidato delle primarie secondo l’obiettivo di fondo: scegliere chi ha più possibilità di vincere le elezioni. In Usa, comunemente, l’electability – le probabilità di essere eletto – viene contemplata come criterio fondamentale per scegliere chi votare alle primarie.

Sulle pagine del Sole 24 Ore Roberto D’Alimonte, citando un sondaggio realizzato dal Cise, aveva spiegato che una coalizione guidata dal segretario del Pd non prenderebbe più del 35%, quella guidata da Renzi si attesterebbe al 44.

Indubbiamente, Renzi dispone di un appeal personale e di tematiche che vanno oltre il perimetro del Pd e ben oltre il perimetro che vorrebbe disegnare Vendola.

 

(Paolo Nessi)

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