CONFRONTO RENZI-BERSANI/ L’omologazione di due candidati “schiavi” della tv (e di Berlusconi)

- Giuseppe Feyles

Tutte quelle regole minuziose, spiega GIUSEPPE FEYLES, per un confronto in cui Renzi e Bersani non erano affatto bellicosi e in cui già annunciano come sarà il mondo da loro governato

confronto_tg1_r439
Foto: InfoPhoto

Qualche nota sul dibattito di ieri sera, poi sulle primarie in sè. Tutte quelle regole minuziose e inutili, perchè i due non erano affatto bellicosi, già ci annunciano come sarà il mondo da loro governato: leggi su leggi, regolamenti, divieti e minuziose prescrizioni. Come ben sappiamo, nessuno di questi scrupoli renderà per un minuto uno solo di noi capace di un gesto buono. Sui contenuti, genericità totale: da parte di Renzi qualche trovata, dall’altra elenchi di tecnicismi. Quando si è chiesto loro della politica industriale è stata l’apoteosi del nulla. Bersani ha detto spesso: “cerchiamo di civilizzarci un pò”.

Passiamo alle differenze: l’unica vera è che  Renzi non vuole D’Alema e Casini, Bersani sì. Di sinistra per Renzi sono merito e lealtà, per Bersani le lenzuolate. Non dico Marx, non dico Togliatti, ma da lassù persino Amendola ha ruggito. Vero è che in Bersani sembra essere sincera l’attenzione ai più deboli. Però, questo sarà pure di sinistra, ma prima è nel Vangelo. Matteo in camicia è fresco e sportivo, Pier Luigi grigio come la sua giacca. Bersani stravince sul corpaccione del partito, che sono gli anziani. Renzi su quelli che non osano essere del Pd. Come strategia, il toscano attacca subito, l’emiliano difende e mostra un mezzo artiglio solo in zona Cesarini. Stile comunicativo diverso, ma in fondo complementare: sprazzi di inglese per l’uno e piccola saggezza popolare per l’altro (o vai a Messa o stai in casa…). Prima cosa detta da Renzi: 100 euro in più a Tizio e Caio. Ultima detta da Bersani: chi ha di più dia di più. Le domande sfiorano e le risposte evitano abilmente le vere questioni dell’etica, dell’educazione e della cultura, che saranno gli unici aspetti sui quali il probabile futuro governo del Pd potrà operare, data l’impossibilità di toccare le caste (dei magistrati, dei medici, ecc.) e la tutela dell’Europa sulla politica economica.

Infine, un asterisco sui titoli di coda del programma: lunghi, illeggibili, a rullo lentissimo, manco fossimo in un film di Werner Herzog. Nessuno spin doctor citato. Soprattutto su sfondo nero nero, come la più buia delle notti. Speriamo non siano metafora del lungo periodo che ci aspetta.

Ed ecco perché ‘ste primarie non mi convincono (e non lo dico perché Berlusconi per il centrodestra le ha incenerite). I media – e la pomposa diretta di Raiuno ne è stata la sublimazione – le hanno rese un evento di grande novità e di partecipazione per l’Italia intera. Calma. Scegliersi il capo sarà pure più democratico, ma la partecipazione è di più. Dovrebbe implicare un coinvolgimento della persona più radicale, che ha a che fare con un’appartenenza, con un lavoro fianco a fianco, con un ideale condiviso, che sia per la vita e non per un suo spicchio. C’è? C’è ancora? Ma, soprattutto, ciò che ci si presenta come nuovo è solo riverniciato. 

Vale per la grisaglia di Bersani, ma anche per lo smalto di Renzi. Non vedo vera differenza con le odiate performance comunicative di Berlusconi. Forse ieri c’era più ribalderia e oggi più furbo understatement. Ma sempre di strategia mediatica si tratta. In questo entrambi sono docilmente sottomessi al format televisivo.

Invece, quando spero a qualcosa di nuovo, anche nella politica, immagino nasca tra due amici, poi tra dieci, poi tra un piccolo popolo. Come fecero i benedettini nel disastro della decadenza romana, o le opere cattoliche all’origine del Partito popolare. Dunque, guardiamo alle primarie per quello che sono: uno scontro tra due politici per l’egemonia nel partito e domani nel Paese. Chi ha trasformato la zucca in carrozza? Ovviamente, ieri come oggi, le tecniche di utilizzo dei media. E’ lo stesso meccanismo per il quale la devastazione di aule scolastiche durante le occupazioni diventa una lotta per il diritto allo studio. O la difesa di un feto diventa violenza alla donna (laddove, invece, la impedirebbe a una creatura).

Il necessario punto di partenza del ragionare è l’osservare. E’ ciò che oggi manca. Deleghiamo l’osservazione ai media. Per ragionare, ci lasciano ragionare, nel chiuso delle nostri salotti dominati dagli schermi Lcd. Ma è un motore che gira a vuoto, non c’è trasmissione con la realtà, non si morde terreno, non si va da nessuna parte. E mentre noi battiamo l’aria, il nuovo Principe scorrazza impunito per quelle che erano le nostre strade.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori