SCENARIO/ Sansonetti: la mossa di Napolitano “aiuta” Grillo e Monti

- int. Piero Sansonetti

Secondo PIERO SANSONETTI Giorgio Napolitano, allontanando l’ipotesi di elezioni anticipate, non fa altro che confermare il proprio ruolo di portavoce del volere delle burocrazie europee

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Foto: InfoPhoto

Se il capo dello Stato dice che non vi è motivo per ricorrere al voto anticipato, non ci sarà alcun voto anticipato. In tal caso le sue parole valgono più di un semplice monito cui si può adempiere a discrezione. Solo a Napolitano è attribuito, infatti, il potere di sciogliere le Camere e chiedere agli italiani di tornare e votare prima del dovuto. Alfano, Casini e Maroni, favorevoli all’ipotesi di un election day in cui eleggere i presidenti di Lazio, Lombardia e Molise e, contestualmente, rinnovare il Parlamento, dovranno aspettare. D’altro canto, l’attesa riguarderà anche l’evoluzione di una serie di fattori che potrebbero cambiare radicalmente lo schema del gioco. Dalla legge elettorale alla costituente rilanciata da Berlusconi, dal voto in Lombardia al futuro della Lega. Ne abbiamo parlato con il direttore de Gli Altri, Piero Sansonetti.

Perché Napolitano non vuole indire le elezioni anticipate?

Non mi pare di scorgere in questo alcuna “orrida” macchinazione come, invece, scorgerei nel caso contrario, quello in cui decidesse di sciogliere il Parlamento per avere la certezza di essere lui a nominare il prossimo premier. E’ anche vero, del resto, che Napolitano, in maniera pressoché esplicita, si è da tempo ritagliato il ruolo di portavoce dell’Europa e dei circoli che contano. I quali preferiscono che si arrivi alla scadenza naturale delle legislatura. E che il premier resti Monti.

Cosa avrebbero da guadagnarci Pdl, Udc e Lega dal ricorso anticipato alle urne?

Il loro disfacimento, in particolare quello del Pdl, è in progressivo aumento, mentre Grillo sta ottenendo sempre di più. Pensano, probabilmente, di limitare i danni.

L’accordo sulle urne potrebbe essere il preludio alla vecchia alleanza?

La più probabile delle ipotesi, per il momento, mi pare l’alleanza tra Casini, Alfano e Montezemolo. Resta il fatto che il centrodestra i conti con Berlusconi deve ancora farli. Senza, non andrà da nessuna parte.

Crede che il Pdl riuscirà a superare politicamente il suo fondatore?

Per fare un “parricidio” servono Cassio e Bruto. Fecero una brutta fine. Ma, per lo meno, erano due personaggi significativi…

Che valore si può attribuire al rilancio, da parte di Berlusconi, della Costituente proposta alcuni mesi fa da Marcello Pera?

Che il sistema politico vada riformato è fuori discussione. Stiamo per entrare nella terza Repubblica e non possiamo ripetere l’errore del passato, quando si passò dalla prima alla seconda facendo finta di niente. Dubito, tuttavia, che il rilancio da parte di Berlusconi rappresenti qualcosa in più di una semplice sortita, considerando la sua abitudine a cambiare idea sempre più velocemente. 

Escluderebbe un accordo tra il centrodestra e il Carroccio? Benché Berlusconi abbia escluso di concedere alla Lega anche la Lombardia, pare che il Pdl stia studiando una clausola salva-Lega, per abbassare la soglia di sbarramento e consentirle la sopravvivenza parlamentare.

Se si costituirà realmente l’alleanza tra l’Udc il Pdl e Montezemolo, difficilmente Berlusconi potrà farne parte. Non da protagonista, almeno. Potrebbe, a quel punto, dar vita a un partito più piccolo del Pdl, costituito dai fedelissimi. Questa formazione sì che avrebbe molte chance di allearsi con la Lega.

Il blocco Lega-Berlusconi potrebbe allearsi con il nuovo partito di centro-destra?

Dipenderà dalla legge elettorale. Se si voterà con quella vigente, e con l’attuale premio di maggioranza alla coalizione vincente, a tutti i partiti converrà allearsi. Se, invece, il premio di maggioranza sarò tolto, ciascuno andrà per conto suo. Al limite, lo schema potrebbe essere: Pd-Sel, Udc-Pdl-Montezemolo, Berlusconi-Lega.

Pare che, sotto sotto, i partiti stiano lavorando per tenersi il Porcellum…

Sì, ma senza premio di maggioranza; che, d’altro canto, conviene solamente al Pd, dato come più probabile vincitore. Tuttavia, dobbiamo considerare che togliere il premio di maggioranza senza introdurre le preferenze, è l’esatto opposto di quanto chiede l’opinione pubblica. 

Quindi?

Per fare una riforma contraria a quella che vogliono i cittadini, alla fine, quantomeno per forza d’inerzia, i partiti converranno che conviene loro tenersi questa legge. 

 

(Paolo Nessi)

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