DIETRO LE QUINTE/ I giochi di Casini per “salire” al Quirinale

- Maurizio Crippa

Se dalle urne non dovesse uscire nessuna maggioranza-premio in grado di governare, chi sarebbe il vincitore? Casini, che sta – puntualmente – facendo il solito gioco. MAURIZIO CRIPPA

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Pierferdinando Casini (Infophoto)

Same player shoot again, chi ha il gioco in mano continua ancora, come dicevano i flipper di una volta. Quelli che a ogni rimbalzo la pallina magicamente passava per il centro, dleng dleng, e i punti andavano su nel totalizzatore. Palla al centro, lo stesso giocatore vince ancora. A che gioco sta giocando adesso, Pierferdinando Casini? Al solito, verrebbe da dire. Solito bar e solito flipper, il padrone del Centro magico, quello furbo che non sbaglia un colpo, sta facendo girare la pallina, e ogni dleng è un punto per lui.

Come per la nuova legge elettorale, o la ripulitura del porcellum che dir si voglia. L’altro ieri la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato una norma che, se venisse confermata, alzerebbe l’asticella del premio di maggioranza per la coalizione vincente a una tacca irraggiungibile, nell’attuale bailamme dei partiti: il 42,5 per cento. L’ha proposta Rutelli, l’hanno votata Pdl, Lega e Udc. La stranissima maggioranza del tempo che fu, inopinatamente ricompostasi come un ectoplasma, a prima vista solo per fare uno sgambetto a Pier Luigi Bersani: il probabile titolare della probabile coalizione che alle prossime politiche potrebbe avvantaggiarsi del porcellum vecchia maniera, ma che al 42,5 per cento non arriverebbe mai, nemmeno se si sposasse con Matteo Renzi. E infatti il segretario del Pd si è molto adirato. Soprattutto con Casini: ma come, avevano appena vinto a braccetto giù in Sicilia, solo poche settimane fa sembrava fatta l’alleanza, e invece è già finita? Lui ha fatto spallucce, e del resto lo scherzetto non era soltanto per il povero Pd. Anzi sembra che se lo siano tirati l’uno con l’altro, e l’unico che ride è proprio Casini.

Se dalle urne, infatti, non dovesse uscire nessuna maggioranza-premio in grado di governare, chi sarebbe il vincitore? Casini, che predica da anni lo scioglimento dei poli; Casini, che predica da mesi il Monti-bis; Casini, che in caso di Monti-bis, è un segreto di Pulcinella, vedrebbe aprirsi davanti la strada – da seconda carica dello Stato – per giocarsi la partita per diventare la prima, quella che sta sul Colle più alto. Se invece al Quirinale andasse Mario Monti, oggi come oggi non è la più peregrina delle ipotesi, un governo di grande coalizione, centrista nell’anima, sarebbe comunque roba sua. Comunque vada, gli va l’acqua per l’orto.

Quel che si capisce un po’ meno è il gioco degli altri. Al momento, sembrano lì solo per mettere le cento lire nel flipper. Alla Lega, in ritirata strategica nelle valli, importa davvero di una legge elettorale che sembra fatta apposta per una larga coalizione? O il Monti-Bis? Gianfranco Fini, oramai, farebbe di tutto pur di sopravvivere, e se il centro è ricco, ci si ficca. Il Pdl, il Pdl invece si sa che ha paura, e allora meglio pareggiare che perdere, come il Milan col Malaga. Anche delle sue primarie ha paura, ora sembra le voglia fare all’americana, con i grandi elettori regionali e la convention finale. Insomma un congressino democristiano, il contrario di quel che servirebbe, non solo ad Angelino Alfano per legittimarsi, ma a tutto quel popolo – se c’è ancora, il popolo – che vorrebbe ritrovarsi, guardarsi in faccia, misurarsi su un progetto. Prima di contare gli eventuali voti. 

Invece così, scegliendo di non convocare la propria gente sotto i gazebo in una sfida aperta, scegliendo di pareggiare la partita prima ancora di giocarla, il Pdl lascia la palla in mano a Casini, o forse a Monti, come silenziosamente consiglia (moral suasion) l’Uomo del Colle. Same player shoot again. Casini va avanti, gli altri stanno a guardare. Non è detto che vinca, ma sai che noia, qui al solito bar.

 

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