POST-PDL/ Crosetto: io e gli “scontenti” di Berlusconi scenderemo in campo

- int. Guido Crosetto

Il ritorno in campo di Berlusconi ha sconvolto non solo i piani del Pdl, ma mandato anche in crisi il governo Monti. GUIDO CROSETTO analizza la situazione e precisa la sua posizione

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(Infophoto)

Guido Crosetto è un po’ l’uomo di questi giorni. Aldo Grasso sul Corriere della Sera di ieri lo ha definito “il gigante buono contro i nani” del suo partito. Una metafora forse esagerata, certo è che il suo abbandono in diretta durante il programma Omnibus alla notizia che Berlusconi sarebbe tornato in campo, ha colpito l’opinione pubblica, forse perché l’unico a dichiarare serenamente la sua confusione davanti a tanti sconvolgimenti di scena. Ilsussidiario.net ha parlato con Crosetto per capire con lui gli scenari di un Pdl in forte accelerazione anche davanti alla dichiarazione di dimissioni di Mario Monti: “Si sta facendo un’esagerazione, in fondo il governo Monti avrebbe avuto una vita ancora di un paio di settimane al massimo e il Pdl ha solo espresso una sfiducia politica, non una sfiducia ai voti”.

Crosetto comunque non intende stare a guardare: il prossimo 16 dicembre, giorno in cui si sarebbero dovute tenere le primarie del suo partito, terrà un incontro pubblico con Mario Mauro, Giorgia Meloni e Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia. Per dare vita a una lista autonoma? “L’ho detto anche a Berlusconi: il suo ritorno è qualcosa che non può passare come se niente fosse, senza una discussione, ed è quello che faremo il 16 dicembre”.

Crosetto, siete accusati di irresponsabilità da tutte le forze politiche adesso che Monti ha deciso di dare le dimissioni.

Sono critiche e parole esagerate. Qual è questa differenza tra le dimissioni il 20 dicembre o il 10, 15 di gennaio? Ben poca cosa in termini di tempo e opportunità.

Ritiene dunque ingiuste le critiche che vi stanno facendo?

Non è che le ritengo ingiuste, mi sembrano esagerate. Non stiamo parlando di una legislatura interrotta a metà o un anno prima della scadenza dei termini. Stiamo parlando di tre settimane di differenza, questo è il tema.

Ciò nonostante Monti avrebbe detto che siate stati voi a costringerlo alle dimissioni.

Diciamo le cose come stanno: stiamo parlando di un Pdl che ha detto che si sarebbe astenuto, e questo glielo dice uno che non ha mai votato la fiducia a Monti. Alfano ha detto che si sarebbe astenuto, il che ha significato un allontanamento politico e non un allontanamento in termini di voti in aula. Allo stesso tempo Alfano ha detto che avrebbe approvato la legge di stabilità, e ricordo anche che l’altro giorno quando si è astenuto sulla fiducia ha votato il provvedimento.

Il suo abbandono durante la trasmissione Omnibus: il suo disagio era motivato dalla notizia che Berlusconi tornava in campo?

Io sono uno di quelli che non ha mai congiurato contro Berlusconi, ma non sono neanche uno di quelli che gli bacia la pantofola in modo acritico. Ritengo la sua discesa in campo una cosa certamente non irrilevante ma non credo che sia sufficiente a dire cosa deve essere il centro destra, quale le persone e quale il programma.

E dunque che cosa suggerisce?

L’ho detto anche a Berlusconi: la sua decisione di candidarsi non può essere approvata come una cosa positiva tour court, e quindi su una cosa di questo tipo bisogna riflettere.

In che modo? 

Bisogna porre dei paletti. Il partito ha degli organi. Credo anche che davanti a notizie come il ritorno di Berlusconi si debba tenere conto dell’eventualità che uno possa fare anche un percorso alternativo. Non significa andare contro, significa farlo a fianco del Pdl o da un’altra parte.

 

Sta parlando di una lista indipendente? Lo ha detto a Berlusconi?

 

Con lui si discuterà nei prossimi giorni, intanto il 16 dicembre io, Mario Mauro, Giorgia Meloni e il sindaco di Pavia facciamo un incontro pubblico, una giornata di discussione per fare proposte precise.

 

Tornando alle dimissioni di Monti, si attende la reazione dei mercati. Lei che pronostici fa?

 

Non vorrei che le reazioni dei mercati fossero pilotate. Visto che non c’è pregiudizio sulla stabilità e non c’è nulla di fondamentale sull’Europa una reazione dei mercati negativa sarebbe difficile da accettare. Tanto si vota lo stesso, venti giorni prima o dopo.

 

Si stanno diffondendo voci di una scesa in campo di Monti: secondo lei è davvero possibile?

 

Se lo facesse tradirebbe tutto perché ha accettato un incarico di governo un anno fa per stare sopra le parti. Quindi dimostrerebbe di essere da una parte. Per un anno abbiamo dato 52 voti di fiducia noi come il Pd e le altre forze di maggioranza: perché dovrebbe scegliere uno dei tre schieramenti?

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