LISTA ARANCIONE/ Facci: un’altra lista forcaiola che si aggiunge a quelle sulla piazza

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha presentato il Movimento arancione che concorrerà alle politiche del 2013. Secondo FILIPPO FACCI si tratta solo di una setta politica forcaiola

15.12.2012 - int. Filippo Facci
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Luigi De Magistris (Infophoto)

Nasce una nuova formazione politica, o forse, semplicemente, torna fuori dal dimenticatoio. Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha infatti presentato ufficialmente il Movimento arancione in vista delle prossime politiche. Lui personalmente non intende candidarsi, ma invita a resuscitare lo spirito degli arancioni che portarono lo stesso De Magistris alla vittoria a Napoli e Pisapia a Milano. Posizionandosi a sinistra, il sindaco di Napoli pone però condizioni precise a Bersani: no a Casini e no a Monti. Filippo Facci, contattato da Ilsussidiario.net, non usa mezzi termini: siamo davanti “soltanto a un’altra setta politica che va ad alimentare il casino della sinistra”. Tra Grillo, Di Pietro e lo stesso De Magistris, aggiunge Facci, “il mercato del risentimento in Italia sembra ormai saturo”.

Che senso ha secondo lei un nuovo movimento in una scena politica come quella attuale? E soprattutto, cosa resta dei vecchi arancioni che conquistarono Milano e Napoli?

Che De Magistris fosse un ambizioso che taglia i ponti dopo il suo passaggio ce lo aveva scritto in faccia. Pisapia, sindaco arancione per eccellenza o per lo meno quanto De Magistris, se non erro ha già disconosciuto la paternità di un movimento autonomo che si rifaccia agli arancioni. Che fino a prova contraria rimane una setta religiosa… Quindi c’è solo il rischio che, anche per i toni usati, il movimento di De Magistris sia soltanto un’altra setta, religiosa e questa volta anche politica, che va ad alimentare il casino della sinistra in questo paese.

Stando a quanto detto dallo stesso De Magistris, gli arancioni si collocano nello spazio della sinistra radicale.

Più radicale che altro, non necessariamente di sinistra. Per rimanere in zona, e relativamente all’ex professione dello stesso De Magistris, la nuova creatura non si differenzia molto, o almeno io non vedo la differenza, da Di Pietro.

Infatti De Magistris ha detto di stare dalla parte dei “magistrati con le palle” e cioè gli Ingroia, i di Matteo e altri ancora.

Ecco: come vogliamo chiamarlo tutto questo, cannibalismo forcaiolo? Poi in Italia c’è sempre questa comica per cui si tende a dire che la nascita di determinati movimenti serva a controllare gli estremismi tenendo in piedi una certa coesione sociale. Ma non si sa più chi contenga chi, tra Grillo, Di Pietro, adesso gli arancioni. Uno contiene l’altro o è la legge dei vasi comunicanti?

Si può parlare di populismo, parola che va molto di moda oggigiorno?

Domanda retorica. I populismi fondamentalmente si basano sull’ignoranza e la faciloneria del popolo. Destra e sinistra, berlusconiani o meno fa lo stesso. Le crisi li aggravano, e soprattutto fanno approvare o prediligere forze politiche indipendentemente dal fatto che abbiano non dico un programma credibile, ma proprio un programma.

 

Cosa intende?

 

Se lei prova a fermare per strada un qualsiasi elettore di Grillo, o di De Magistris, o di Di Pietro e gli chiede cosa c’è nel loro programma, a parte battersi contro qualcuno secondo me non sanno che rispondere. Spesso è solo una scossa rabbiosa che può essere declinata in un modo o nell’altro, ma ormai anche il mercato del risentimento sembra saturo.

 

Un’ultima battuta: chi vince queste elezioni? Bersani sembra nettamente favorito.

 

Sì, vincerà Bersani nonostante tutto, e non escludo che possa essere un bene se l’alternativa è che vinca un tecnocrate sospinto da oltre confine.

 

Si riferisce a Monti?

 

Domanda retorica.

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