NAPOLITANO/ In gioco è il Paese, non bruciamo la fiducia riconquistata

L’interruzione in extremis dell’esecutivo guidato da Mario Monti “non può oscurare la fecondità dell’azione del governo”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

17.12.2012 - La Redazione
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Giorgio Napolitano (Infophoto)

L’interruzione in extremis dell’esecutivo guidato da Mario Monti “non può oscurare la fecondità dell’azione del governo”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto alla consueta cerimonia per lo scambio di auguri con le alte cariche dello Stato al Quirinale. Quanto accaduto, ha poi aggiunto, ha suscitato “rammarico e preoccupazione per il suo brusco esito finale” e il premier “ha ritenuto di non poter continuare” dopo la posizione assunta dal Pdl. Adesso, però, “è in gioco il Paese, è il nostro comune futuro e non solo un fascio di voti per questo o quel partito”. I giudizi complessivi sui risultati ottenuti “possono legittimamente divergere e può darsi che si facciano ancor più divergenti, magari nell’imputazione delle rispettive colpe, tra le forze politiche nel fuoco della battaglia elettorale”. E poi si chiede: “E’ eccessivo mettere in guardia, come in questo momento faccio, perché in quel fuoco polemico non si bruci il recupero di fiducia nell’Italia che si è manifestato negli ultimi tempi in Europa, nella comunità internazionale e negli stessi, pur poco trasparenti, mercati finanziari?”. Il Capo dello Stato continua il suo intervento definendo “imperdonabile” la mancata intesa riguardo “la riforma della legge elettorale del 2005, su cui pure la Corte Costituzionale aveva sollevato seri dubbi di legittimità”. “Forte, motivato e tenace” è stato invece “il richiamo da parte di tante voci della società civile e del mondo del diritto e quante volte da parte del presidente della Repubblica: ma più forte è stato il sopravvivere delle peggiori logiche conflittuali tra le forze politiche. Diffidenza reciproca, ambiguità di posizioni continuamente mutevoli, tatticismo esasperato: nessuno potrà fare a meno di darne conto ai cittadini-elettori e la politica nel suo insieme rischia di pagare un prezzo pesante per questa sordità”. Secondo Napolitano, si andrà al confronto elettorale “mentre il governo dimissionario provvederà, nell’ambito dei suoi poteri, ad attuazioni dovute a leggi già in vigore. Ma non si pensi di poter nascondere agli elettori tutto quello che è rimasto irrisolto di decisivi nodi politico-istituzionali venuti al pettine più che mai nel corso dell’ultimo anno”. Essi, ha aggiunto il presidente della Repubblica, “si sono presentati in un tale intreccio e groviglio che anche interventi generosamente tentati con il concorso di un governo a termine e dominato da assorbenti emergenze come quello presieduto da Monti hanno sortito effetti solo iniziali o sono stati neutralizzati nella stretta finale della legislatura”. Per esempio, spiega ancora Napolitano, è stato possibile aprire “con determinazione e accortezza, ma è stato solo un inizio, il capitolo di norme più efficaci contro la corruzione, fonte di ormai insopportabile discredito e danno per il nostro paese. Si è portato avanti un faticoso esercizio di revisione del pletorico retaggio storico delle province, ma non ce la si è fatta a raggiungere il traguardo”. 

Parlando poi di giustizia, Napolitano ha fatto notare “non soltanto importanti distanze di cambiamento e di riforma che sono rimaste solo iscritte all’ordine del giorno”, ma anche “opposizioni e ripensamenti tali da mettere in forse la legge già approvata alla Camera per l’introduzione di pene alternative alla detenzione in carcere”. Il tempo utile per approvarla al Senato sta per scadere, “ma con quale senso di responsabilità, di umanità e di civiltà costituzionale ci si può sottrarre a un serio, minimo sforzo per alleggerire la vergognosa realtà carceraria che marchia l’Italia?”. Verso la fine del suo discorso, il Capo dello Stato è poi tornato a parlare del “ruolo del presidente nel conferimento dell’incarico ai fini della formazione del governo”. Visto quanto accaduto, ha quindi sottolineato, “mi trovo a dover chiarire che su me ricadrà un compito nettamente diverso da quello che mi toccò assolvere nel novembre 2011. La scelta che ritenni di poter compiere, la sola che avesse un senso e apparisse praticabile, fu quella del conferimento dell’incarico al neo senatore Monti”. E ancora: “Nel sapiente commento del professor Paladin si parla di cosiddetti governi del presidente o governi tecnici necessari qualora le forze politiche rinuncino ai loro compiti propositivi o quando si renda altrimenti indispensabile che lo stesso presidente funga da fattore di coagulazione. Ebbene, non c’é chi non veda come si stia ora per tornare a una naturale riassunzione da parte delle forze politiche del proprio ruolo, sulla base del consenso che gli elettori accorderanno a ciascuna di esse. E sarà quella – conclude infine Napolitano – la base su cui poggeranno anche le valutazioni del capo dello stato”. “Mio malgrado – precisa – toccherà a me dare l’incarico al nuovo governo visto che la legislatura si è interrotta in anticipo”.

 

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