PRIMARIE DELLE IDEE/ Rampelli: se il Pdl non ci sta, faremo un nuovo partito

- int. Fabio Rampelli

FABIO RAMPELLI ci illustra i temi emersi dalle primarie delle idee di domenica, rispetto ai quali il Pdl, se vorrà evitare una scissione, dovrà dare una risposta puntuale

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Giorgia Meloni e Guido Crosetto (Infophoto)

Se il Pdl avesse mantenuto la parola data e indetto le primarie, sarebbero stati candidati l’uno contro l’altra; archiviata la competizione interna, invece, Guido Crosetto e Giorgia Meloni si sono alleati per dar vita alle “Primarie delle idee”. Che si sono svolte proprio domenica 16 dicembre, nel giorno in cui si sarebbe dovuto celebrare quelle per scegliere il candidato premier del partito. Che, in ogni caso, secondo chi ha partecipato alla manifestazione, non dovrà essere né Monti né Berlusconi. Fabio Rampelli, deputato del Pdl, e tra gli animatori dell’evento, ci spiega quali sono le prospettive di questo nuovo fermento politico.

Perché avete ritenuto necessario indire le Primarie delle idee?

La nostra iniziativa nasce della grande confusione che regna nel Pdl. Non è possibile che prima si affermi la volontà di indire le primarie per scegliere il candidato del centrodestra alla presidenza del consiglio, poi, si sancisca la decisione attraverso l’ufficio di presidenza e il regolamento e, infine, la si annulli attraverso un comunicato stampa; non è neppure accettabile il fatto che fino a poco tempo fa abbiamo guardato con perplessità ai provvedimenti del governo Monti fino, addirittura, alla decisione di sfiduciarlo di fatto, salvo poi, a poche ore di distanza, invitarlo fare il candidato del centrodestra. Non dimentichiamo, inoltre, che, nell’ambito del dibattito ormai abortito sulla legge elettorale, il Pdl aveva pretesto la reintroduzione delle preferenze per tornare, alla fine, al porcellum e alle liste bloccate.

Ci parli delle vostre primarie

La manifestazione si è composta di circa venti interventi di tre minuti ciascuno in cui sono stati approfonditi i contenuti attraverso i quali lanciare un appello al Pdl volto a chiarire se si tratti del partito giusto per continuare a incarnare quei valori che, almeno fino a poco tempo fa, sembrava intenzionato a difendere.

Quindi, che argomenti avete affrontato?

Anzitutto, abbiamo parlato del rapporto con l’Europa, rivendicando il nostro rapporto con il popolarismo europeo ma, al contempo, cercando di scuotere il Ppe. Rispetto ad alcune idee fondamentali presenti sua carta dei valori, infatti, registriamo il fatto che Hollande sia chilometri avanti. Mi riferisco, in particolare, all’equità, alla crescita, allo sviluppo e alla sussidiarietà. A tali elementi, Monti non ha prestato alcuna attenzione, privilegiando esclusivamente il rigore dei conti. Sulla scorta di questa impostazione, abbiamo, quindi, suggerito una ricetta che contempli più Europa. Facendo presente che, a scanso di equivoci, dalla nostra prospettiva è escluso l’euroscetticismo.

Tuttavia, contestate alcune caratteristiche dell’Europa. Quali?

L’eccesso di burocrazia e di attenzione alle questione finanziarie, l’incapacità di risolvere i nodi cruciali della Bce, e i vari problemi di natura bancaria; è assente, inoltre, quell’unità politica in grado di tenere gli Stati membri coesi. In sostanza, il nostro “più Europa”, si riferisce all’Europa politica, della patrie e della cultura, e non a quella delle finanza, della burocrazia e dei divieti.

Sul fronte interno, invece, quali temi avete toccato?

Abbiamo fatto presente che solo una piccola quota dei 120-180 miliardi di evasione fiscale stimata sono imputabili al mondo delle piccole imprese; prevalentemente, infatti, è legata alla criminalità organizzata e alle grandi organizzazioni economiche, a partire dai grandi istituti di credito. Hanno evaso cinque miliardi di euro e ne hanno restituito, attraverso un patteggiamento, solamente uno. Rispetto al tema del lavoro, inoltre abbiamo proposto l’inserimento in Costituzione di un patto generazionale.

Ovvero?

Non può più accadere quanto avvenuto negli ultimi 70 anni, nei quali si è mantenuto un tenore sociale superiore alle disponibilità scaricandone l’onere sulle generazioni successive.

Le agenzie hanno dato un grande peso alla questione delle candidature impresentabili, da Scajola e Dell’Utri

Non è un novità. Da tempo abbiamo posto al centro del dibattito la questione morale. Non si tratta di delegare alla magistratura la compilazione delle liste del Pdl. Ci possono essere dei comportamenti che, seppur non penalmente rilevanti, sono incompatibili con lo statuto del partito. Certe persone dovrebbero essere accompagnate alla porta anche prima di ricevere l’avviso di garanzia.

Se il Pdl non risponderà alle vostre istanze, cosa accadrà?

Se il Pdl si rivelerà funzionale rispetto alle idee che abbiamo proposto, resteremo dove siamo. Se, invece, non avrà il coraggio di dar vita ad un percorso di rinnovamento, abbiamo il dovere morale di tentare di concretizzare i suddetti contenuti altrove, attraverso un nuovo contenitore e un nuovo organismo.

Crosetto e la Meloni sono i volti più noti delle vostre primarie. In caso di nascita di un nuovo soggetto politico, uno dei due potrebbe essere il candidato premier?

Per il momento, ancora non abbiamo approfondito. Quel che è certo, è che sono due persone pulite, schiette, trasparenti e lineari, in piena sintonia con il popolo italiano. Se l’eventuale nuovo soggetto politico dovesse stare nella coalizione di centrodestra o correre da solo con un proprio candidato premier, si deciderà nelle prossime ore.

 

(Paolo Nessi)

 

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