MONTI BIS/ Lanzillotta: ecco la nostra “agenda” ispirata al Prof.

- int. Linda Lanzillotta

Vogliamo inaugurare un metodo nuovo di interloquire con il Paese: l’opposto del populismo e della demagogia, che dica sinceramente all’Italia i cambiamenti da attuare, dice LINDA LANZILLOTTA

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Si terrà domani, giovedì 20 dicembre, nella Capitale, al Centro Congressi Roma Eventi, la presentazione ufficiale di “Rimontiamol’Italia2013 – Il lavoro continua” . L’iniziativa, promossa da Benedetto Della Vedova, Gian Luca Galletti e Linda Lanzillotta, chiama a raccolta quanti “non vogliono archiviare Monti come una parentesi e pensano si debba offrire agli elettori la possibilità di scegliere la continuità con questa stagione di serietà e buon governo riformatore”. “Non è una convention politica ma è, piuttosto, programmatica”, spiega Linda Lanzillotta, fondatrice e promotrice prima del laboratorio di idee, il think thank “Glocus” e, poi, di “Rimontiamol’Italia2013”, “la speranza è che questo processo si svolga nelle prossime settimane sotto la guida di Mario Monti, che ovviamente deve prima sciogliere la sua riserva, cosa che avverrà solo dopo la conclusione dell’attività di questo Governo”.

Cosa succederebbe se Mario Monti non dovesse candidarsi?

Ipotesi possibile: per questa ragione siamo convinti che, anche se Mario Monti non dovesse candidarsi, deve essere sottoposta al giudizio degli elettori una lista che indichi l’obiettivo dei prossimi anni sulla scia proprio dell’agenda Monti. “Rimontiamol’Italia2013” è un’iniziativa nata già alcuni mesi fa tra persone che rappresentano – come teniamo a dire – la buona politica di un’area centrale dello schieramento parlamentare e altre che appartengono alla società civile, alle imprese, all’università. L’intento è di iniziare a scrivere l’agenda del dopo Monti nella convinzione che nella prossima legislatura l’Esecutivo debba essere ancora guidato dall’attuale presidente del Consiglio.

È chiara la vostra presa di posizione e la vostra scelta di schieramento: ce ne spiega le ragioni?

Noi riteniamo che dopo aver affrontato l’emergenza occorra, non solo consolidare il risanamento finanziario ma anche realizzare quelle riforme profonde che devono cambiare l’Italia per renderla più competitiva e, in un certo senso, europea, per garantire al Paese una prospettiva di crescita stabile e duratura. Nei mesi scorsi abbiamo fatto un lavoro e cominciamo, con il convegno di giovedì, ad indicare i punti di questa agenda; riteniamo inoltre che sulla nostra piattaforma possano convergere diverse forze politiche e della società civile per sostenere insieme il progetto Monti.

Per la prima volta in Italia si stanno formando molte realtà politiche costituite da soggetti che hanno poco o nulla a che fare con il mondo della politica. Lei ritiene che sia terminata la stagione della logica partitica?

Io credo che il conservatorismo che ha caratterizzato la politica della Seconda Repubblica, del bipolarismo fatto da schieramenti buoni per vincere ma non per governare, abbia avuto effetti anche sulla società civile che, però, non ha fatto molto per impedire tutto ciò. Ritengo che occorra unire chi nella politica ha spinto per i cambiamenti con chi nella società civile è convinto che il cambiamento sia indispensabile.

Come giudica il ritorno in campo di Berlusconi e la caduta anticipata dell’Esecutivo?

Sicuramente lo schema bipolare, che si appresta ad essere replicato, rischia di riportarci al passato: purtroppo, però, oggi non abbiamo più margini di sostenibilità.

Ci spieghi meglio…

Se noi mettessimo in discussione la riforma delle pensioni e, quindi, la possibilità di ridurre la spesa previdenziale per finanziare un nuovo Welfare, o la stabilità del bilancio senza avere le risorse per sovvenzionare nuovi investimenti, o, ancora, le riforme meritocratiche capaci di attrarre energie produttive e creative nel nostro Paese, diventeremmo nuovamente un fattore di instabilità nei mercati finanziari europei creando drammatici problemi all’Italia e all’Europa. Il motivo per cui la comunità internazionale, compresi il Cancelliere Merkel e il presidente degli Stati Uniti, si interessano alla stabilità nel nostro Paese, non è per motivi di ingerenza: è la prova di una stretta interconnessione globale fra Stati, mercati finanziari ed economie. Ed è per questo che la guida sicura e determinata per riportare stabilità è Mario Monti.

 

Quanti soggetti aggrega il progetto “Rimontiamol’Italia2013”?

Tengo a dire che non ci sono iscrizioni e che non si tratta di un partito politico. È un progetto che ha già unito molti soggetti in rete e speriamo che esponenti di altre formazioni politiche e sociali possano aderirvi: dalla Cisl a ItaliaFutura di Luca Cordero di Montezemolo, sino agli Indipendenti per l’Italia. La nostra è una piattaforma aperta e ci auguriamo che molti possano condividerla per contribuire alla stesura della nostra agenda.

 

Anche esponenti di altri partiti politici?

Sono i contenuti che devono aggregare l’elettorato: l’importante è parlare al paese più che interloquire con il “palazzo”.

 

Quali sono i punti che differenziano il vostro programma da quello delle formazioni politiche?

L’ancoraggio all’Europa, uno dei punti fermi che ha fissato il Governo di Monti, e la prosecuzione delle riforme sulla scia di quelle europee. Una cultura meritocratica, che significa una profonda innovazione di molti settori, a cominciare da quello della pubblica amministrazione; una riduzione dell’ingerenza della politica nella gestione, ad esempio, della sanità. Vogliamo, soprattutto, inaugurare un metodo nuovo di interloquire con il Paese: l’opposto del populismo e della demagogia, che dica sinceramente all’Italia i cambiamenti che vanno realizzati, anche a costo di sacrifici. Abbiamo davvero la possibilità di ricostruire l’Italia, a patto che il Paese lo voglia e lo faccia.

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