IL FATTO/ L’Ue “condanna” l’Italia ad aiutare 230mila imprese non profit (anche cattoliche)

Per MARIO MAURO, l’Unione Europea si aspetta che l’Italia decida al meglio come valorizzare il no profit, che rappresenta una risorsa indispensabile per la ripresa economica del Paese

21.12.2012 - Mario Mauro
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Il Parlamento europeo

Nonostante il parere negativo della Commissione europea nei confronti delle vecchie norme italiane sull’Ici, per la prima volta nella storia l’Unione europea non sanziona quello che è considerato a tutti gli effetti un aiuto di Stato. La decisione di non recuperare il denaro non versato è stata presa perché è «oggettivamente impossibile determinare quale porzione dell’immobile di proprietà dell’ente non commerciale sia stata utilizzata esclusivamente per attività non commerciali” e quale sia stata la porzione utilizzata per attività ritenute “di natura non esclusivamente commerciale”.

Da tempo in sede europea si lavora in questa direzione. Lo dice chiaramente il documento del 2011 della Commissione europea sull’«iniziativa per l’imprenditoria sociale», nel quale si riconosce il valore dell’impresa che non produce utili ma crea valore sociale. Recentemente anche il Parlamento europeo si è mosso in tal senso: la risoluzione approvata il 4 ottobre 2012 afferma la libertà di scelta educativa delle famiglie come diritto inviolabile. La decisione presa mercoledì dalla Commissione europea in merito agli sconti Ici concessi agli enti no-profit chiude una partita che andava avanti da oltre 2 anni. Le nuove normative italiane, comprese le agevolazioni, sono in linea con le direttive comunitarie. Secondo il Commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia le entità non profit “rivestono un importante ruolo sociale, che è riflesso dal regime italiano di imposizione fiscale sugli immobili”.

Almunia ha anche precisato che “quando queste operano sullo stesso mercato degli attori commerciali dobbiamo essere sicuri che non beneficino di vantaggi non dovuti, e non è questo il caso”. Non ci sarà alcuna sanzione nei confronti del nostro paese e non ci sarà alcuna ragione per forzare le realtà senza scopo di lucro al pagamento della tassa sugli immobili. Dopo questo importante riconoscimento di Bruxelles del ruolo del terzo settore per l’economia, tocca ora alla politica nazionale sfruttare l’occasione. L’Europa si aspetta che l’Italia decida al meglio come valorizzare questa risorsa indispensabile per la ripresa economica del paese.

Ammesso che fosse mai esistita, ora è chiaro a tutti come non esista più la scusa dell’Europa per mascherare la confusione che impedisce di prendere delle decisioni. La Commissione europea ci sta chiaramente dicendo che abbiamo tutto il diritto e forse anche il dovere di consentire corpose agevolazioni al terzo settore e quindi alla società civile. Tocca a noi individuare le modalità migliori affinché questo possa interessare in maniera uniforme le oltre 230 mila organizzazioni non profit in Italia e i 750 mila lavoratori retribuiti da questo settore. Abbiamo anche un altro compito, altrettanto decisivo: quello di contribuire in maniera concreta all’interpretazione delle parole della commissione europea per dare le giuste garanzie per una vera svolta sussidiaria.

 

Ho già presentato una richiesta di audizione della Commissione europea in sede parlamentare per affrontare il tema dell’esenzione Imu in Italia e per entrare nel merito della definizione di ‘attività non commerciale’ realizzata dagli enti non profit, soprattutto nel settore istruzione e formazione. Dobbiamo difendere il nostro sistema di welfare, l’unicità della nostra rete di imprenditoria sociale, la libertà educativa per le famiglie, l’assistenza ai bisognosi e ai malati. Siamo ad un punto cruciale della storia italiana ed europea. Le istituzioni sono frutto di un patto di libertà nella storia. Se sul piano politico e delle istituzioni prevarranno la paura e i tatticismi il progetto in cui crediamo sarà messo in serio pericolo. La mancanza di solidarietà porta ad azioni dettate dall’egoismo in cui il sistema della rendita politica prevarica sulle ragioni della sussidiarietà. Dobbiamo affermare senza timore il modello di uno sviluppo in cui al centro c’è la persona e non la rendita politica, la persona e non l’ansia di controllo delle istituzioni.

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