CASO PD/ Morando: Ichino? Un ministro del Lavoro “montiano” con Bersani premier

- int. Enrico Morando

Il senatore Pietro Ichino, oltre ad aver parlato dell’Agenda Monti, ha da poco annunciato di essere pronto a guidare una lista che sostiene l’ex premier. Ne parliamo con ENRICO MORANDO

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Foto Infophoto

Nessun “mistero” dietro la cosiddetta Agenda Monti, come aveva riportato inizialmente Dagospia, ma l’effettivo contributo di Pietro Ichino: “Molte delle tesi esposte nel manifesto di Monti – ha detto il senatore all’Adnkronos – sono le stesse di un documento che ho presentato il 29 settembre scorso in un’assemblea pubblica e sottoscritto da diversi parlamentari del Pd. Per quel che riguarda il lavoro, ad esempio, il documento di Monti e il nostro sono praticamente sovrapponibili”. Lo stesso Ichino ha anche annunciato di esser pronto a guidare una lista che sostiene l’ormai ex premier in Lombardia: “La risposta negativa di Bersani al bellissimo discorso di Monti è per me decisiva. – ha detto il giuslavorista a La Stampa – La campagna elettorale la farò a sostegno dell’Agenda Monti, attorno a cui si aggregherà una forza politica nuova, fuori dagli schemi tradizionali della politica italiana”. Il senatore ha poi evidenziato le diverse contraddizioni interne al partito, ponendo soprattutto l’accento su quanto dichiarato da Bersani, favorevole alla linea Monti, e quanto detto invece da Fassina, secondo cui l’Agenda in questione risulterebbe “rovinosa per il Paese”: due posizioni assolutamente inconciliabili per Ichino, il quale si chiede dunque come può “chiedere il voto degli elettori per il Pd senza che questa contraddizione sia stata risolta in modo chiaro”. “Qui in Lombardia – ha poi aggiunto – si sta formando una lista che è espressione di tutta quella grande parte della società civile che rifiuta il populismo antieuropeo di Berlusconi e che allo stesso tempo vede le contraddizioni del Pd, sono pronto a lavorare per il successo di questa lista e anche a guidarla se mi sarà chiesto”. Il testo che si cela dietro all’Agenda Monti, a cui fa riferimento Ichino, è stato in realtà redatto insieme al senatore del Pd Enrico Morando, contattato da IlSussidiario.net.

Senatore, cosa può dirci dei due testi in questione?

La cosiddetta Agenda Monti, il documento “per un impegno comune” presentato dall’ex premier nel corso della recente conferenza stampa e adesso disponibile su un sito internet creato appositamente, è certamente in larga misura compatibile con le posizioni che un gruppo di deputati, senatori e dirigenti del Partito Democratico ha assunto a luglio e a settembre scorsi. In quelle occasioni abbiamo infatti presentato un documento con argomentazioni evidentemente considerate utili dallo stesso Monti, vista la successiva stesura dell’Agenda che porta il suo nome.

Come giudica le polemiche scaturite dalle dichiarazioni e dalla presa di posizione di Ichino?

Ichino ha ritenuto che, al fine di confermare questa adesione all’Agenda Monti, si dovesse porre un problema riguardo la sua presenza nelle liste del Partito Democratico, ed è ovvio che questo possa aver suscitato un certo clamore. Personalmente, continuando a sostenere tutto ciò che abbiamo scritto nei mesi passati e che adesso ritroviamo in larga misura nell’Agenda Monti, continuerò a rivolgermi al mio partito, che è e rimarrà il PD, affinché possa accogliere i diversi punti che compongono proprio questa agenda.

Eppure all’interno del Pd sembrano essere in molti a non voler appoggiare in pieno questi punti… 

Questo mi stupisce, visto che siamo il partito che ha sostenuto con maggiore coerenza l’esperienza del governo Monti, la stessa esperienza a cui fa riferimento proprio l’Agenda di cui stiamo parlando. Al contrario, invece, il Pdl ha già offerto la sua risposta, vale a dire un chiaro e deciso “no”, visto che le basi su cui Berlusconi ha scelto di costruire il nuovo centrodestra sono chiaramente antieuropeiste, schierate contro la Germania e a favore di un’ipotetica abolizione dell’Imu, quindi esattamente tutto il contrario di ciò che può essere un’Agenda Monti. Sono invece convinto che la risposta del Partito Democratico è e sarà radicalmente diversa.

Come giudica invece le parole di Fassina, secondo cui l’Agenda Monti sarebbe una rovina per il Paese?

Credo che siano dichiarazioni come questa a rappresentare i maggiori problemi per il Pd e per il Paese. All’interno dell’Agenda Monti vi sono molte indicazioni assolutamente condivisibili, quindi nelle prossime ore avremo sicuramente modo di chiarire questo giudizio e di formularlo  nel migliore dei modi. Sia per vincere le elezioni che per garantire dopo la vittoria un vero ciclo stabile di governo riformista del Paese, il Pd non deve ovviamente aderire alla lettera all’Agenda Monti, ma deve far propria l’essenza di queste indicazioni inglobandole nel proprio programma di governo.

Crede che dietro le polemiche rivolte ad Ichino vi sia una qualche mossa con il chiaro obiettivo di ostacolarlo?

Francamente non credo nei complotti. All’interno del Partito Democratico vi sono sempre state posizioni spesso discordanti su alcuni temi, cosa che ritengo assolutamente normale: anzi, sono dell’idea che la dialettica tra quelli che la pensano come Fassina e quelli che invece la pensano come il sottoscritto abbia sempre rappresentato il vero elemento vivificante del dibattito politico interno al Pd nel corso di tutti questi anni, senza il quale sarebbe stato difficile riscontrare un qualsiasi dinamismo politico. Naturalmente credo sia poi compito del segretario Bersani garantire uno sbocco di questa discussione, visto che la proposta da presentare al Paese dovrà essere una, non due in contrasto tra loro.

Osservando l’Agenda Monti e il programma di Matteo Renzi è impossibile non notare diversi punti in comune. Cosa ne pensa?

La ragione per cui mi sono convinto a sostenere Renzi è stato proprio il maggiore avvicinamento a questa linea di riformismo liberalsocialista, più radicale sotto il profilo dell’assoluta esigenza di cambiamento del Paese. Anche nei confronti di Renzi ci sono infatti state polemiche simili per gli stessi motivi, ma credo che facciano semplicemente parte degli oneri e degli onori di alcune posizioni ben definite, che inevitabilmente producono battaglie politiche.

Come giudica la posizione di Ichino e la sua volontà di candidarsi con una eventuale lista Monti?

Di certo io non farò lo stesso. Ho deciso di non chiedere la deroga e quindi di non candidarmi alle primarie del Pd perché ho creduto che ciò fosse coerente con la battaglia intrapresa per il ricambio del ceto politico. Per quanto mi riguarda, credo sia assolutamente indispensabile continuare la battaglia politica su questi contenuti all’interno del Partito Democratico.

In un eventuale governo Bersani Ichino potrebbe ricoprire il ruolo di ministro del Lavoro come “quota Monti” all’interno dell’esecutivo?

Questo è certamente possibile. Vorrei però sottolineare il grave ostracismo di cui in passato è stato fatto oggetto lo stesso Ichino all’interno del Pd: questo trovò la sua espressione peggiore quando, in occasione della formazione del governo Monti, un membro della segreteria nazionale del partito arrivò a dire che se Monti avesse scelto Ichino (cosa comunque impossibile visto che si era già deciso che dell’esecutivo non facessero parte i parlamentari) il Pd non avrebbe dovuto appoggiare il nuovo esecutivo. Ecco, spero che una cosa del genere non capiti davvero mai più.

 

(Claudio Perlini)




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