CRISI DI GOVERNO/ Franchi: è partita la “ritirata strategica” di Berlusconi

- int. Paolo Franchi

Berlusconi, spiega PAOLO FRANCHI, sa che non potrà vincere le elezioni. Tuttavia, è ancora il maggiore interprete del centrodestra e potrà disporre di una fedele pattuglia di parlamentari

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Difficile sapere quale tipo di settimana ci aspetta, quale sarà il calendario politico che uscirà dalle prossime riunioni del Parlamento. Ma non è difficile ormai comprendere che la mossa di Silvio Berlusconi, il suo ritorno in campo, tante volte annunciato e poi rinviato, abbia di fatto aperto la campagna elettorale di primavera. Il colloquio rituale tra il Presidente della Repubblica e il segretario “formale” del Pdl, Angelino Alfano, non ha riservato grandi sorprese. Rispetto a giovedì, si può affermare addirittura che la giornata di Sant’Ambrogio sia apparsa meno convulsa e meno concitata sul piano politico. Di fatto, il Pdl, o meglio la linea di Berlusconi, ha rotto un equilibrio precario che dura da mesi. Ma i provvedimenti necessari al “governo dei tecnici” sono stati lasciati di fatto passare con l’astensione del Pdl e anche il “patto di stabilità” andrà in porto. Tuttavia la “strana maggioranza” ha gettato la maschera, non esiste più, come ha detto Alfano nel suo discorso alla Camera.  Ci potranno essere dei dissidenti, dei nuovi dissidenti nelle file del Pdl, ma la sostanza è che il “Cavaliere” ha deciso di non “diventare prigioniero” della  linea politica di questo governo e, una volta aperta la campagna elettorale, potrà dire tutto quello che pensa della linea dell’austerità. Il problema che si pone Berlusconi, probabilmente, non è quello di andare in campagna elettorale per vincere (conosce fin troppo bene i numeri che escono dai sondaggi), ma per riservarsi ancora un ruolo con la sua forza, che, seppur ridotta, potrebbe essere ancora consistente, e poi, all’opposizione contestare  i risultati che sia un governo di sinistra guidato da Pier Luigi Bersani, sia un “Monti bis”, potrà ottenere in questa difficile situazione economico-finanziaria. Paolo Franchi, editorialista politico di punta de “Il Corriere della Sera”, anima della vecchia sinistra riformista all’interno dello stesso Pci, cerca di capire e spiegare questo nuovo passaggio della politica italiana.

Che ne pensa di quello che è avvenuto e di quello che sta avvenendo in questeore?
Analizzare oggi la politica italiana con la logica che ho imparato in tanti anni di lavoro mi sembra difficile. E tanto meno mi azzardo a fare delle previsioni a breve, perché si rischia di essere smentiti nel giro di poche ore in un clima del genere.
Ma si è fatto un’idea di che cosa abbia in mente il Cavaliere? Per qualeragione ha deciso questo ritorno in campo?

Berlusconi non punta certo a una vittoria. Sa benissimo che non può vincere queste elezioni. Ma come abbiamo detto qualche settimana fa, non pensa più, o forse non ha mai pensato, a un’uscita in sordina, a un passo d’addio senza lasciare un segno. Il centrodestra, di fatto, lo rappresenta ancora meglio lui piuttosto che altri esponenti politici e quindi una pattuglia consistente di parlamentari, non di certo la maggioranza, la può ancora raccogliere.
Con che scopo?
Intanto c’è, può avere un peso politico, può trattare. Ma probabilmente c’è un fatto in più che è maturato in queste ultime settimane. Il “governo Monti” ha ridato credibilità internazionale al Paese, all’Italia, ma in giro, tanto per essere espliciti e per usare un eufemismo, non si vede molta allegria. Del resto i numeri della crisi sono sotto gli occhi di tutti. E in arrivo c’è la botta dell’Imu (su cui Berlusconi e Tremonti hanno anche la loro responsabilità) che non farà passare un Natale felice agli italiani. 

Secondo lei, Berlusconi si prepara già a un’opposizione dura in Parlamento, quindi?
Prevedo che il prossimo governo italiano, dopo le elezioni, sia nella versione Bersani, che in quella di un Monti-bis che non potrà certo risparmiarci altri sacrifici piuttosto duri, data la situazione economica e finanzia che stiamo vivendo. Dobbiamo rispettare impegni piuttosto onerosi anche con l’Europa. Non credo che sarà difficile fare opposizione in un simile contesto e magari raccogliere qualche consenso per 
strada.
Insomma il Cavaliere ha scelto la linea di una “ritirata strategica” che alla
 fine lo fa restare sempre in pista

Più o meno mi pare questa la linea del Cavaliere e in questo clima di confusione politica, di grande crisi economica, bisognerà pure fare attenzione che non prendano piede tra gli italiani pure dei rimpianti.

(Gianluigi Da Rold)

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