SONDAGGI/ Ecco quanto vale il ritorno in campo di Berlusconi

- int. Alessandro Amadori

Un sondaggio pubblicato da Repubblica offre la possibilità di commentare dove vanno oggi i partiti. Lo fa ALESSANDRO AMADORI: anche con Berlusconi il centrodestra non va lontano

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Elezioni Comunali 2016 (Infophoto)

Il quotidiano Repubblica ha riportato un sondaggio molto esteso sulle intenzioni di voto, da cui risultano dati che fondamentalmente si conoscono ormai da qualche tempo. Un Pd in grande crescita, che tocca percentuali molto alte, il 37, 8%, e un Pdl fermo al 18,2 come da tempo. Naturalmente, come ha spiegato Alessandro Amadori, sondaggista di Coesis a ilsussidiario.net,  le dichiarazioni di Berlusconi sul suo ritorno non hanno fatto in tempo a essere inserite in questo sondaggio. “Qualunque dichiarazione, anche di un personaggio come Berlusconi, risalente alle ultime ventiquattro ore o poco più, non può aver generato un movimento nelle intenzioni di voto. La singola dichiarazione non sposta mai sul brevissimo tempo un singolo voto”. Amadori ci spiega invece gli scenari dietro il sondaggio di Repubblica e perché Berlusconi ha ragione quando dice di poter far raggiungere il 30% al Pdl con la sua candidatura. “Ma non basterebbe comunque a battere il centrosinistra”, aggiunge.

Amadori, la sua opinione su questo sondaggio, partito per partito. Cominciamo dal Pdl: il 18,2% le sembra una percentuale realista?

Assolutamente: questo è il livello su cui si è plafonato il Pdl ormai se non da mesi da molte settimane. Un 18% scarso è il livello del Pdl di oggi.

Berlusconi ha detto che con lui candidato il Pdl può raggiungere il 30% dei consensi: che ne pensa?

C’è del vero in questa dichiarazione, perché bisogna capire una cosa: gli elettori non si volatilizzano come la neve al sole. Noi sondaggisti parliamo infatti di inerzia e viscosità del voto. Dal 1860 a oggi più o meno il rapporto tra l’elettorato di centro destra e quello di centro sinistra è rimasto – ripeto più o meno – lo stesso. Sono macro atteggiamenti di fondo che non cambiano repentinamente. L’elettorato di centro destra esiste ancora, non è che si è volatilizzato nel Pd o è diventato grillino.

Però da qualche parte sarà finito, visto che alle politiche del 2008 il Pdl prendeva il 37,4% dei voti.

Le spiego: è come immaginare che un musulmano diventi cristiano o viceversa. Le conversioni politiche ci sono ma riguardano una porzione limitata dell’elettorato diciamo il 5, il 6% del totale. Il che vuole che quando il 5 si sposta da una parte la differenza complessiva finisce per essere del 10 tra i due schieramenti. Se sono tutti e due al 50 se si sposta il 5 da uno all’altro il primo diventa il 55 e l’altro il 45, creando questa differenza complessiva di dieci punti che è una grande differenza. C’è dunque una parte di elettorato che si converte ma non si tratta di cifre enormi. Tornando all’elettorato di centro destra come mi chiedeva lei, esiste ancora, ma è passato in una situazione silente, non sono scomparsi.

Il sondaggio di Repubblica dice che il 44% degli elettori del Pdl preferisce Berlusconi e il 35,7% Alfano.

E’ un dato realista anche questo e ci ricolleghiamo alla domanda di prima. In effetti il Pdl rifondato potrà tornare a pesare intorno al 30% come dice Berlusconi anche perché al centro destra cosa è rimasto: il Pdl, la Lega e la Destra. Mettendoli insieme la Lega al massimo può fare il 7% in una prospettiva di medio termine, la destra il 2. Se il Pdl fa il 30 insieme fanno il 39, diciamo il 40%. Alla fine è minoranza, ma ci dice che questa percentuale di elettori di centro destra in Italia ci sarà sempre.  Il rimanente dell’elettorato poi è diviso in un 50% tra centrosinistra e grillini  e il 10 al massimo per il centro. Direi uno scenario comunque pessimista per il centro destra.

Vediamo gli altri partiti. La Lega viene data al 4,2%.

 

Un dato realista anche questo. La Lega sta tornando a essere quello che era prima della sua fase di successo cioè un movimento macro regionale che spalmato sul piano nazionale vale al massimo il 5%. La Lega si è auto distrutta pure lei e anche Maroni non ha dato questa grandissima visibilità o questo gran progetto alternativo o complementare. E nemmeno un grande tema su cui l’elettorato possa immaginare il proprio futuro. Anche la Lega vive di piccolo cabotaggio. 

 

Il Movimento Cinque Stelle è dato invece al 15%.

 

Lo dico da mesi, ho fatto una analisi statistica già un anno fa in cui plafonavo il 5 stelle appunto al 15%. Il movimento di Grillo vale questo che poi è quello che ha fatto in Sicilia.

 

Italia futura di Montezemolo al 2,2%.

 

Dato assolutamente realista.

 

Udc in discesa, al 5,2%.

 

Anche qui ci siamo. Il grande centro è una grande chimera e lo dico da anni. Non esiste nella realtà, è una mitologia.

 

Vediamo il Pd e la sua grande crescita che tocca adesso il 37,8%.

 

Ecco, sui dati del Pd ci ragionerei invece un attimo.  Perché è veramente tanto, un valore mai raggiunto da uno o anche due partiti di centro sinistra messi assieme. Non dico che non siano dati veri ma c’è un effetto rigonfiamento. Ci sono molti elettori di centro destra che non si esprimono e su un totale dei rispondenti chi è della Lega viene fuori, chi è dell’Udc anche. Sul totale dei rispondenti dunque se escludiamo quelli del centro destra che sono incerti la maggioranza di quelli che restano sono di centro sinistra per cui c’è un elemento di auto selezione del campione per cui viene rappresentato l’elettorato del Pd. Mi sembra un po’ eccessivo.

 

Può essere visto che Idv (2,4%) e Sel (5,1%) sono in discesa, il Pd stia prendendo i loro elettori?

 

Questo può essere e potrebbero rifluire nei rispettivi partiti. C’è un effetto oversizing del Pd dovuto alla crisi profonda strutturale del centro destra da un lato ma anche l’effetto primarie sono state un momento galvanizzante. Può darsi che gli elettori dei partiti alleati si siano demotivati e stiano migrando temporaneamente sul Pd.

 

Un suo dato infine: che gradimento ha oggi Monti nei suoi sondaggi?

 

Veleggia tra il 35 e il 40% che è un livello abbastanza elevato tenuto conto della cura da cavallo che ha dato all’Italia e che il governo non fa nulla per rendersi in qualche modo gradevole comunicativamente all’opinione pubblica.

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