SCENARIO/ 2. Sallusti: Berlusconi sceglie il Pd come alleato per il 2013

Da tempo i giornali di centrodestra auspicavano il ritorno di Berlusconi nella sala comandi del Pdl, ma i falchi sembrano destinati a rimanere delusi. L’intervista ad ALESSANDRO SALLUSTI

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Immagine d'archivio (Infophoto)

Da tempo i giornali di centrodestra auspicavano il ritorno di Silvio Berlusconi nella sala comandi del Pdl, dopo il periodo di appannamento che aveva seguito le sue dimissioni. I falchi che speravano di poter tornare al più presto alle urne, per evitare il progressivo logoramento del Popolo della Libertà, sono rimasti però delusi e spiazzati. La nuova rotta indicata dall’ex premier prevede infatti il rinnovato sostegno a Monti e una mano tesa al Partito Democratico sulla riforma elettorale.
«Anche Il Giornale – spiega a IlSussidiario.net il direttore Alessandro Sallusti – ha invocato le elezioni in questi primi mesi di governo tecnico. Oggi però il quadro è profondamente cambiato. Far cadere il governo Monti, senza una motivazione comprensibile, non avrebbe più senso e danneggerebbe sia il Paese che il Pdl stesso». 

Quali sono, dal suo punto di vista, le novità più rilevanti nel quadro politico?

Innanzitutto, anche volendo, il centrodestra non dispone più di una maggioranza coesa, dato che la Lega ha scelto di andare per la propria strada.
In secondo luogo il governo Monti, in alcuni ambiti, sta facendo quello che la scorsa maggioranza avrebbe dovuto fare, ma che non era più in grado di fare.

Da qui l’idea di trovare davvero un accordo con gli avversari? O si tratta soltanto di un avvertimento per gli ex alleati?

Ogni progetto politico è un mix di strategia e di tattica, nel quale è difficile stabilire dove inizi una e finisca l’altra.
Ad ogni modo c’è un dato politico innegabile: in Italia il maggioritario ha dimostrato di non funzionare secondo le aspirazioni di chi in questo Paese era riuscito a portare il bipolarismo, cioè Silvio Berlusconi.
I due principali partiti, infatti, sono rimasti ostaggio dei propri alleati e questo ha portato al fallimento prima Prodi e poi, in parte, Berlusconi. Ma è il sistema che non funziona e va cambiato.

In che modo secondo lei?

Il ritorno al proporzionale potrebbe essere la soluzione. In quel quadro i due partiti maggiori potrebbero anche trovare un accordo sui punti più importanti e aprire una nuova legislatura. Paradossalmente potrebbe esserci più chiarezza tra due forze che partono da posizioni differenti che tra quelle di una stessa area politica, come gli ultimi governi hanno dimostrato.

Sta dicendo che la “grande coalizione” Pd-Pdl non è più un tabù?

Non lo è, soprattutto se il Pd dovesse fare altri passi avanti per diventare un vero partito socialdemocratico. Ma c’è anche un altro problema comune che questi due partiti potrebbero risolvere grazie al proporzionale.

Quale?

L’indicazione del candidato premier dopo il voto. Da un lato Bersani potrebbe così continuare a comandare a casa sua, evitando l’insidioso passaggio delle primarie , mentre il centrodestra potrebbe rimandare una decisione difficile. E nulla vieta che in un contesto come quello che le ho descritto il premier possa farlo una personalità dell’attuale esecutivo, se non Monti stesso.

Mario Monti potrebbe essere un premier gradito a Berlusconi?

Detto così assume un significato diverso, stiamo comunque facendo delle ipotesi di scuola. Quello che dovrebbe essere chiaro a tutti, comunque, è che il problema non è più quello di vincere le elezioni, ma di governare.
Se si andasse a votare domani il centrosinistra potrebbe anche vincere, ma cosa combinerebbe con Di Pietro e Vendola? E un centrodestra in cui l’asse Pdl-Lega è archiviato e in cui la fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale non ha funzionato come si sperava quanto durerebbe?

Sempre che il centrosinistra accetti, per il centrodestra sarebbe un cambio di prospettiva non indifferente. L’asse del Nord lei comunque lo dà per defunto?

“Mai dire mai” in politica, ma di sicuro la frattura è molto più seria di quanto ci si immaginava. Da un lato infatti l’asse Berlusconi-Bossi è un canale ancora aperto, ma non si può dire lo stesso del rapporto Pdl-Lega Nord.
Non credo comunque alle minacce del Carroccio sulla Regione Lombardia. Un minuto dopo un eventuale colpo di testa cadrebbe anche il Piemonte e il Veneto. Prima di perdere tutto il Nord Italia ci penserei bene…

Lei prima ha parlato del Pdl come di una fusione riuscita solo in parte. 

Guardi, a mio avviso il Pdl che affronterà le prossime elezioni sarà qualcosa di molto diverso da ciò che abbiamo conosciuto. Non è un segreto, infatti, che tra azzurri ed ex An non sia andato tutto per il verso giusto, al di là della scissione di Fini.
Berlusconi ha smentito la notizia che avevamo dato riguardo alla formazione di una Fondazione che sarebbe sfociata in una nuova forza politica. Nessuno adesso può essere più preciso, ma di sicuro qualcosa di nuovo nascerà e questo non avverrà a partire dai congressi che si stanno celebrando adesso, che rappresentano i vecchi riti della politica…

Mi scusi, ma in questo modo il segretario, Angelino Alfano, non ne uscirebbe molto ridimensionato?

Nessun ridimensionamento. Lo scenario è cambiato radicalmente e, di conseguenza, il progetto deve cambiare orizzonte.
Alfano resterà di certo il punto di riferimento per portare a termine questa trasformazione…

(Carlo Melato)

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