SCENARIO/ Sansonetti: la legge elettorale? Comunque vada, sarà un “inciucio”

- int. Piero Sansonetti

Insieme al direttore de Gli Altri, PIERO SANSONETTI, commentiamo la situazione politica attuale e le consultazioni avviate dal Pdl sulla possibilità di riformare la legge elettorale

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«Mi sembra molto ragionevole il fatto che ci sia una trattativa tra i partiti maggiori, ma si ha sempre più l’impressione che si punti a una legge elettorale che possa poi portare a un governissimo, quindi con Pd e Pdl dentro». Insieme al direttore de Gli Altri, Piero Sansonetti, commentiamo la situazione politica attuale e le consultazioni avviate dal Pdl sulla possibilità di riformare la legge elettorale. Oggi si sono conclusi gli incontri con alcune forze politiche minori ma, nonostante i primi segnali positivi dopo il faccia a faccia tra le delegazioni di Pdl e Pd, guidate rispettivamente da Ignazio La Russa e Luciano Violante, è stato deciso di rinviare la conferenza dei capigruppo di Camera e Senato con all’ordine del giorno la riforma elettorale.
Sansonetti espone il suo punto di vista e ci spiega che «in genere, quando si fa una legge elettorale, purtroppo non si pensa a come dare la miglior rappresentanza ai cittadini, che sarebbe invece la vera esigenza, ma si crea quella situazione in cui ciascuno pensa al dopo, cioè a quale governo potrà partorire questa legge elettorale. Una volta il Pdl cercava di fare una legge elettorale favorevole a Berlusconi, con il centrosinistra che ne cercava una favorevole a sé, mentre adesso ho come l’impressione che si voglia fare una legge elettorale favorevole a entrambi gli schieramenti».

Con quali conseguenze?

Non c’è in realtà niente di male, a patto che vengano rispettati i diritti dei cittadini. Però è necessario fare una riflessione: perché sono proprio i due partiti più interessati a fare la nuova legge elettorale e non, per esempio, un comitato di giuristi ed esperti che potrebbero realmente rappresentare l’interesse generale?
Purtroppo è accaduto il contrario, e ci ritroviamo con i tecnici a governare e i politici a fare la legge elettorale.

Secondo lei quale sistema verrà privilegiato?

Proprio in base al ragionamento che facevo in precedenza, credo che ai partiti possa andare bene anche un proporzionale, magari con una soglia di sbarramento per escludere i partiti più piccoli. Così, visto che nessuno avrebbe la maggioranza, gli accordi verrebbero fatti in Parlamento, e di conseguenza si arriverebbe a un governo centrista Pdl-Pd-Udc.
Il proporzionale senza preferenze vedrebbe però l’opposizione dei cittadini, che vogliono poter decidere chi mandare in Parlamento; invece, se si opta per le preferenze, sono gli stessi partiti a prendersela, perché non possono nominare più i parlamentari.

Quindi a cosa si arriverà?

Credo che alla fine si arriverà all’uninominale, un sistema che fa credere al cittadino di avere libertà di scelta, quando invece non è assolutamente vero, perché sono i partiti a decidere chi mettere in quel collegio. A meno che non si stabiliscano le primarie per legge, ma escludo che possa accadere. Quindi suppongo che alla fine si arriverà grosso modo alla legge elettorale precedente, il cosiddetto “Mattarellum”, quindi un uninominale con una piccola correzione proporzionale (ma non è neanche detto) che farebbe bene a tutti e che garantirebbe un Parlamento senza maggioranza piena. E che poi permetterà il governissimo.

Lei invece quale sistema vorrebbe?

In Italia, prima del 1991, c’era una bella legge elettorale, che tra l’altro permetteva sette, otto partiti in Parlamento, mentre adesso sono diciassette. Si chiamava proporzionale, non aveva sbarramenti, aveva le preferenze e funzionava benissimo. Sinceramente ancora non mi spiego il perché della sua abolizione, ma senza dubbio con la legge elettorale attuale le legislature cadono e la stabilità non è garantita. Nessuno è riuscito a governare, i partiti sono diventati 17, e non sono state prodotte tutte le cose belle che ci hanno promesso.
Quindi sarebbe buono tornare al vecchio proporzionale, anche se sarei più favorevole prima a un proporzionale in Parlamento, e poi alle elezioni dirette del premier, il quale nomina un governo che dura cinque anni, a prescindere se ha la maggioranza o meno.
Un po’ come avviene negli Stati Uniti d’America, dove non è detto che il Presidente abbia la maggioranza in Parlamento. Questo consentirebbe comunque la governabilità, e al tempo stesso ci sarebbe autonomia parlamentare: tale situazione farebbe però saltare tutti i giochi politici e ristabilirebbe dei criteri democratici, che sono le cose che oggi i partiti non sopportano.

Cosa pensa del governissimo?

Da dieci anni si dice che in Italia c’è il bipolarismo e che senza di questo non si può fare nulla, quindi la soluzione del governissimo appare certamente curiosa. In Italia il governissimo è stato fatto una volta sola, negli anni Settanta con la Democrazia Cristiana e il Pci.
Quella particolare occasione però, oltre a essere un periodo molto discusso della storia italiana, vide enormi battaglie politiche e confronti di idee: si riformò la sanità, il diritto di famiglia e il diritto alla casa, quindi fu una stagione di grandiose riforme politiche e ideali. Adesso invece sembra che si stia pensando di formare il governissimo solo per spartirsi il Consiglio d’amministrazione della Rai, uno scopo certamente meno nobile.

(Claudio Perlini)

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