SCENARIO/ 2. E se la sorpresa di Berlusconi fosse Montezemolo?

- int. Stefano Zurlo

Il clima politico è di concitazione, di incertezza, ricco solo di ipotesi che si possono dedurre dai movimenti dei partiti e dei loro leader. Gianluigi Da Rold intervista STEFANO ZURLO

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Il clima politico è di concitazione, di incertezza, ricco solo di ipotesi che si possono dedurre dai movimenti dei partiti e dei loro leader, che al momento vengono allo scoperto solo apparentemente. L’impressione è che il “governo dei tecnici” di Mario Monti sia sempre più appannato, quasi con il “fiato grosso” di fronte ai problemi del Paese, soprattutto quello della crescita su cui ha avuto un colloquio con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma nonostante tutto, la crisi economica che non passa, il quadro politico al massimo della confusione, il professor Monti tiene botta, va avanti e le soluzioni alternative, compresa quella di un ipotetica consultazione elettorale anticipata a ottobre, si dimostrano solo degli “wishfull thinking”, come amano dire gli inglesi.

In più, tutti i partiti della cosiddetta “seconda repubblica” sembrano logorati, sfiancati da polemiche interne, messi quasi all’indice dall’opinione pubblica e alla ricerca affannosa di nuovi equilibri politici nel dopo-Monti, che per le forze politiche del “ventennio di transizione” è un’autentica incognita.
Proviamo a fare una ricognizione rapida sulle manovre politiche con Stefano Zurlo, ottimo inviato speciale de Il Giornale, attento osservatore di quello che si sta muovendo negli schieramenti politici.

Innanzitutto, qual è secondo lei il fatto più rilevante di questi giorni?

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Senza dubbio esiste il problema della Lega Nord. Non passa giorno che non esca qualcosa di sgradevole dal movimento che ha inventato il Senatùr. Quasi una sequenza impressionante, che ha tutta l’aria di un durissimo scontro interno tra diverse aree e che non sembra avere un termine. Con le inchieste che sono cominciate, con le rivelazioni a getto continuo, con alcune autodifese poco convincenti la Lega può trovarsi, fin dalle prossime elezioni amministrative di fronte a un bivio fatale. Detto in parole semplici, la domanda che viene spontanea è: la Lega sopravvive a tutto questo oppure no, scompare?

La sua opinione al riguardo?

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Credo che la Lega non ce la faccia e che non ce la farà. Roberto Maroni non è un leader carismatico, la Questione Settentrionale sembra passata in secondo piano rispetto alla grande crisi economica e il clima interno al movimento raggiunge livelli di scontro e contrapposizioni che fanno pensare a congressi agitati, a una frammentazione in gruppi e a un inevitabile disincanto degli elettori. Maroni cercherà di normalizzare il tutto, ma io credo che non ci riuscirà e la Lega mi sembra diretta verso una vecchia marginalità autonomista o secessionista sul mercato elettorale italiano.
Vista dall’esterno e conoscendo quello che sta accadendo dentro al partito, la Lega Nord sembra allo sbando, senza un vero e autentico leader.

Se questo avvenisse, ed è un’ipotesi più che ragionevole, occorre chiedersi chi erediterà il “pacco” dei voti leghisti cresciuti a dismisura dall’inizio degli anni Novanta.

In teoria dovrebbe essere il Pdl di Silvio Berlusconi, ma le cose non sono affatto semplici. Anzi sono molto complicate. Per l’immediato non è possibile la riedizione di un’alleanza tra Lega e Berlusconi, il vecchio “asse del Nord”. E  poi, al momento, il Cavaliere segue altre piste, altre sponde per prepararsi alla scadenza elettorale.

Quali sono secondo lei “piste” che segue Berlusconi?

Io credo che ragioni su un punto: la mancanza di una sponda al centro, quello che le forniva un tempo l’Udc. Ma oggi i rapporti più incancreniti sono proprio tra Berlusconi e Casini. Credo che ci siano stati tanti pontieri che hanno provato a trovare una soluzione, ma Casini non ne ha mai voluto sapere e Berlusconi deve aver abbandonato questa strada.

Questo spiegherebbe sia l’iniziativa di un partito rinnovato, con un altro nome, avanzata da Pier Ferdinando Casini, ma spiegherebbe anche le manovre che si vedono nel “corpo disperso” della vecchia Dc, come ad esempio lo strappo di Pisanu, i movimenti di altri superstiti democristiani.

Sì, tutto questo è un riflesso della battaglia per la conquista del centro, per avere una sponda solida al centro. Mentre tramonta Gianfranco Fini con il suo “Terzo polo” e mentre si annuncia da parte di Angelino Alfano  un fatto politico clamoroso per il dopo-elezioni amministrative. Staremo a vedere.

C’è un altro fatto che appare chiaramente. La corsa di tutti i partiti ad accaparrarsi l’area dei tecnici di Monti?

È vero, questo lo fanno un po’ tutti. Non sto parlando del professore, dell’attuale presidente del Consiglio, ma di diversi uomini della sua squadra. C’è quasi una corsa a coinvolgerli in progetti futuri di partito. Lo fa Casini, ma lo fa anche Berlusconi e  non si tira indietro neppure la sinistra.

Non sappiamo quale sarà la sorpresa “clamorosa” che Alfano ha in mente per il dopo amministrative. Ma a suo parere, cercando di trovare una sponda al centro, Berlusconi dove andrà a parare?

Non so quale sia la sorpresa, ma certo Berlusconi non manca di fantasia e ha l’abitudine di uscire dalle situazioni più ingarbugliate sempre in piedi. Io vedo un asse che si sta formando in controluce ed è quello tra Silvio Berlusconi e Luca Cordero di Montezemolo.
Ne ho sentito parlare, ho visto alcuni atteggiamenti e intravedo novità tra il vecchio Pdl, che dovrebbe cambiare nome, e l’involucro politico di Montezemolo “Italia futura”. A mio parere la sponda al centro che Berlusconi ricerca sta proprio in Montezemolo. C’è solo da aspettare e da vedere.

(Gianluigi Da Rold)

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