IL PALAZZO/ Tasse, la nuova “Caporetto” di Monti?

- Ettore Colombo

A pochi giorni dalle amministrative i partiti fanno avere le loro “richieste” al premier Mario Monti, che si appresta a mettere mano alla spending review. Il racconto di ETTORE COLOMBO

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Immagine d'archivio (Infophoto)

Il Consiglio dei ministri si svolgerà oggi, ma arrivano già – e pressanti – le richieste dei partiti al premier Mario Monti che si appresta a mettere mano alla spending review. Operazione che ha l’obiettivo di evitare l’aumento dell’Iva (ma non dell’Imu, come ha detto il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, al Corriere della Sera), innanzitutto e poi di reperire fondi per qualche misura di crescita, sempre tenendo fermo l’obiettivo del pareggio di bilancio. Ma dai partiti – che da oggi entrano nell’ultima, decisiva, settimana che precede il voto delle elezioni amministrative – arrivano suggerimenti, proposte, critiche, mentre ciascuno di loro (Pdl, Pd e Terzo Polo) pianta i suoi paletti.

Del resto, che l’attività del governo sia nel mirino è dato dal fatto che persino la Bce, che ha fatto sapere di guardare con attenzione alla spending review, “consigliando” l’accorpamento delle province come prima misura di contenimento della spesa pubblica.
Per il Pd, per dire, non sarebbero accettabili ulteriori tagli al comparto scuola. “Sono sicuro che Giarda pensa di entrare con il cacciavite in questi meccanismi perché usare la mazza non va bene”, avverte Pier Luigi Bersani. Per il Pdl sono le forze dell’ordine a dover essere esentate dai tagli: “Chi vuole meno carabinieri e meno polizia sarà bocciato senza esitazioni. Ho avvertito Giarda da tempo”, mette sul chi va là il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. E poi, basta tasse. Questo è, del resto, lo slogan del Pdl in quanto tale nella campagna per le prossime amministrative, elezioni che turbano il sonno ai maggiorenti pidellini, i quali non si aspettano nulla di buono. “Il Paese non può sopportare ulteriori tassazioni”, ribadisce a ogni pié sospinto Angelino Alfano.

Infine, c’è il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che rilancia l’eliminazione tout court delle province sulla scia della Bce. E così, prima ancora che inizi la riunione del cdm di oggi, il premier Monti ha avuto già un “assaggio” del dibattito che partirà nei prossimo giorni.
Tuttavia, il premier incassa anche oggi conferme di sostegno dai partiti. Da Bersani, innanzitutto, dopo che nei giorni scorsi alcune indiscrezioni uscite sui giornali davano il Pd (si trattava, però, di un relata refero: era cioè l’ex premier Berlusconi che accusava il Pd di avere in mente un tale disegno) in fuga per le elezioni a ottobre.

“Non possiamo, nei prossimi mesi, destabilizzare – avverte il segretario del Pd – perché la crisi è ancora lì. Monti ha credibilità sufficiente per tenere il nostro Paese lontano dal baratro. Non intendo vincere sulla macerie del mio Paese”, chiude Bersani. Se i suggerimenti a Monti sono i più disparati, sembra però ci sia un filo che accumuna non solo Pdl e Pd, ma anche l’Idv. La richiesta comune al premier è quella di mettere mano ad un accordo Italia-Svizzera per tassare i patrimoni “nascosti” in Svizzera. Misura già adottata da Gran Bretagna e Germania, ora anche dall’Austria. Anche in questo caso, però, non mancano le punture di spillo. Dal Pd arrivano infatti le parole sarcastiche del tesoriere del partito, Antonio Misiani, sul “ravvedimento” del Pdl: “Come recitava (sic) Fabrizio de André, “si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio“. Il centrodestra con il ritardo di soli tre anni e mezzo chiede che il nostro Paese trovi un accordo con la Svizzera per poter tassare i capitali lì esportati illegalmente”.

Ma ad agitare gli ultimi giorni di campagna elettorale è anche il tema tasse. In campagna elettorale in Sicilia, Alfano torna a chiedere lo stop a ulteriori tasse, tema diventato ormai un cavallo di battaglia del Pdl: “Noi ribadiamo la nostra proposta: occorre una ricetta fatta di meno tasse, meno spese e meno debiti. Il Paese non può sopportare ulteriori tassazioni”. Alfano punta a una “moratoria” per quegli imprenditori che sono creditori nei confronti dello Stato: “Proporremo che se lo Stato non paga gli imprenditori, questi non paghino le tasse fino all’ammontare del credito vantato nei confronti dello Stato”.

Insomma, non si arriva allo sciopero fiscale a cui inneggia la Lega e che Maroni lancerà il prossimo I maggio assieme ai sindaci “padani”, ma certo è che il Pdl si mette in prima linea nella battaglia anti-tasse. Il Pd si attesta, invece, su tutt’altra linea, puntando piuttosto sulla battaglia contro l’evasione fiscale e rilancia la tassazione delle transazioni finanziarie. “Vogliamo farla una tassa sulle transazioni finanziarie perché la finanza paghi parte di quello che ha fatto e non ricada tutto sulle spalle del debito pubblico?”, si chiede Bersani, il quale attacca lo sciopero fiscale della Lega. Per Bersani, “il problema è che qui c’è troppa gente che già lo fa. È questo il nostro problema: il peso viene lasciato addosso sempre ai soliti noti”. La ricetta del Pd, insomma, è quella di “riequilibrare il carico fiscale” e, per farlo “serve una tassazione sulle transazioni finanziarie. O anche sui grandi patrimoni immobiliari”. 

Ma il Pd rigetta anche al mittente le accuse di puntare a elezioni anticipate. Massimo D’Alema, come al solito sospettato numero uno del presunto complotto, rilascia un’intervista all’Unità per dire che: “Noi non abbiamo bisogno di far cadere il governo e votare ad ottobre. Nessuno può prendersi ragionevolmente la responsabilità di farlo. È un complotto che non esiste, anche se qualche velina è stata messa in giro…”. E anche Bersani smentisce: “Io non intendo vincere sulla macerie del mio Paese e così come tre anni fa dicevo che il governo Berlusconi ci stava raccontando un sacco di balle sulla crisi che non c’era, ora dico che in questo mesi non possiamo permetterci di destabilizzare. Piuttosto in questi mesi costruiamo l’alternativa per la primavera prossima”, per le politiche del 2013.

Infine, la Lega. Umberto Bossi ribatte a Bersani: il segretario del Pd non vuol vincere sulla macerie del Paese? “Non è cosi facile vincere…”, sogghigna il Senatur. Bersani, aggiunge Bossi, “non vuole andare alle elezioni perché gli fa comodo stare qui a tenere in piedi il suo amico Monti, che sarà un pessimo primo ministro, ma per Bersani è sempre meglio lui che Berlusconi…”.

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