MONTI-DAY/ Berlusconi “stratega”, un bluff l’asse Bersani-Casini

- int. Fabrizio d'Esposito

Berlusconi si candida a fare il ministro dell’Economia, Casini apre a Bersani premier nel 2013 e il segretario del Pd conferma il sostegno a Monti. Facciamo il punto con FABRIZIO D’ESPOSITO

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Silvio Berlusconi si candida a fare il ministro dell’Economia in un governo guidato da Angelino Alfano e, in attesa dell’esito del summit europeo che prenderà il via domani, studia le proprie carte pensando alla prossima mano da giocare. Se da un lato fa sapere di aver notato “l’indeterminatezza più assoluta” sulle proposte che farà l’Italia a seguito dell’incontro con Monti, il Cavaliere spiega che “se togliessimo la fiducia dovremo preparare gli elettori al voto, oltre allo sconcerto che la crisi creerebbe”. Da Bruxelles, continua Berlusconi, definiscono “catastrophique” la caduta di Monti. E’ chiaro che la situazione potrebbe cominciare a precipitare già a luglio dopo un eventuale fallimento del vertice europeo, dunque i partiti si affrettano a ripiegare il paracadute. Casini conferma l’asse con Bersani, il quale a sua volta annuncia il proprio sostegno a Monti a prescindere dall’esito del summit. Il leader Udc fa sapere di temere la “follia” delle elezioni anticipate, “segno preoccupante anche in Europa di un’Italia che smarrisce la sua strada”, ma apre alla possibilità di vedere Bersani premier: “I numeri in democrazia hanno una valenza e plausibilità. Non mi meraviglia che il partito di maggioranza relativa possa fare un’indicazione imperniata su di sé”, riconosce Casini, che però parla immediatamente di una “scelta terza, come è stato per Monti, che non credo andrà a rinchiudersi in un cantuccio. Il discorso si farà a tempo debito, per ora non c’è una legge elettorale, non si sa se andrà indicato il premier, parlarne è insulso oltre che prematuro”. IlSussidiario.net fa il punto della situazione con Fabrizio D’Esposito, firma politica de Il Fatto Quotidiano.

Cominciamo a parlare di Berlusconi ministro dell’Economia. Come lo vede?

Credo che quella di Berlusconi sia stata più che altro una battuta per rassicurare il partito riguardo il dualismo con Alfano, ma niente di più. Mi sembra molto remota l’ipotesi di vedere Berlusconi vincere le elezioni con Alfano e tornare al governo come ministro dell’Economia. Detto questo, se davvero dovesse accadere una cosa del genere, significa che i Consigli dei ministri, anziché a Palazzo Chigi, si terranno in via XX Settembre. Con questa sorta di azione di marketing Berlusconi vuole rilanciarsi e far capire che il partito è unito, ma in realtà credo che né lui né il Pdl abbiano la forza per staccare la spina a Monti.

Come cambierà l’atteggiamento di Berlusconi dopo il vertice Ue?

Berlusconi ha parlato di fiducia a tempo, ha detto che il 75% degli elettori del Pdl  è contrario al sostegno al governo Monti ma allo stesso tempo è stato informato da Bruxelles che se il governo dovesse cadere sarebbe una catastrofe. E’ quindi un “vorrei ma non posso” che lo porterà a non spingersi più di tanto oltre, anche se attaccherà ancora.

Anche ipotizzare l’uscita dell’Italia dall’euro fa parte di una strategia di marketing?

Sì, anche quella mossa sembrava essere attuata per mettersi in sintonia con il suo elettorato e con la maggioranza della popolazione italiana che vede l’euro come la causa di tutti i mali. Credo però che sia proprio lui il primo a credere che non si possa uscire dall’euro.

Come sta cambiando invece la figura di Alfano?

Alfano è ormai il rappresentante di un’oligarchia che cerca di resistere e trasformare il Pdl in un vero partito. Il punto sostanziale è capire con chi sceglierà di presentarsi Berlusconi, perché è ancora lui che porta i voti. Nonostante Alfano non sia riuscito neanche ad arrivare al ballottaggio nella sua regione, in particolare a Palermo, non è da considerare una figura esile perché è comunque riuscito a resistere dopo il ritorno in campo di Berlusconi.

Cosa pensa invece di un’eventuale asse Bersani-Casini?

Casini vuole ormai lucrare il più possibile sulla sua posizione. E’ difficile immaginare in che modo potrà essere strutturato un eventuale accordo: quando qualche anno fa si parlò di un patto tra D’Alema e Casini, per quest’ultimo era previsto Palazzo Chigi. Non credo che Bersani sia disposto a rinunciare alla candidatura a premier per far sì che Casini faccia il presidente del Consiglio di una nuova alleanza tra progressisti e moderati.

 

Ha ragione Berlusconi quando dice che se Casini va con la sinistra perde i suoi elettori? 

 

Su questo Berlusconi ha ragione: ogni volta che Casini si sposta a sinistra non vince. Le urne hanno sempre premiato l’alleanza dell’Udc con il centrodestra, quindi i dubbi restano. Non tenderei comunque a sopravvalutare in particolar modo Casini perché la sua Udc non va comunque più in là del 6-7%. Inoltre la sua ostilità è una conseguenza del ritorno in campo di Berlusconi: dopo aver capito che vuole ancora comandare, ecco che cerca di trovare un filo con il centrosinistra.

 

Invece Bersani?

 

Bersani ha denunciato il pericolo di votare a ottobre ma ho avuto la netta sensazione che abbia quasi paura di vincere queste elezioni. Saranno anni difficili, si parla di una crisi ancora più feroce nel 2014, quindi credo stia lavorando con coscienza a una coalizione molto larga e a un percorso anche con le associazioni. Il suo compito non è certamente facile, vediamo quello che riuscirà a fare.

 

 

(Claudio Perlini)

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