BERLUSCONI/ Il ticket rosa? Un’operazione di marketing…

Per FABRIZIO D’ESPOSITO, l’unica motivo per cui Berlusconi potrebbe decidere di farsi affiancare da una donna è quello di ripulirsi l’immagine. Ma l’operazione non è esente da inconvenienti

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Berlusconi con un vice donna? Pare improbabile, ma lo pareva pure la sua ennesima ridiscesa in campo; a questo punto, quindi, tutto è possibile. Daniela Santanchè ha definito, dalla pagine di Repubblica, i connotati che dovrà assumere la candidata in ticket col Cavaliere: anzitutto, ci ha tenuto a precisare – onde respingere ogni illazione circa le sue ambizioni -, non sarà lei. Inoltre, dovrà essere mamma, lavoratrice e, soprattutto, non avere nulla a che fare con la politica. Con Fabrizio D’Esposito abbiamo provato a fare l’identikit di questa nuova figura. E cercato di capire le reali motivazioni della nuova fase berlusconiana.

Perché ha deciso nuovamente di candidarsi?

Per ragioni nude e crude: quanto uscito sui giornali corrisponde al vero. Si è reso conto che il Pdl, se il candidato premier fosse stato Alfano, si sarebbe attestato su cifre ridicole, vicine al 10%. Ha studiato quindi, in questi mesi, che strategia adottare per far sopravvivere il partito. Registriamo, oltre al fallimento della gestione Alfano, quello dell’ipotesi di un nuovo partito alla testa del quale si sarebbe dovuto porre, così come a quello delle varie liste in cui si sarebbe dovuto spacchettare il Pdl.

Si tratta di una mera constatazione delle realtà, o ci sono anche ragioni personali?

Ovviamente, Berlusconi ha bisogno, nel prossimo Parlamento, di una pattuglia di 100-120 deputati che fungano da guardia pretoriana ai suoi interessi. Come, del resto, è sempre è accaduto. Ricordiamo che il Parlamento votò, oltre alle svariate leggi ad personam, la menzogna colossale secondo cui il premier avrebbe avuto seri motivi di credere che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

In ogni caso, è verosimile un ticket con una donna?

Non lo escluderei. Dopo tutte le vicende legate al bunga bunga, sta tentando di ripulirsi l’immagine. E la notizia secondo cui avrebbe imposto a Nicole Minetti di dimettersi dal Consiglio regionale lombardo va proprio in questa direzione.

Non c’è il rischio, proprio alla luce delle recenti vicende, di nuove illazioni e malignità, a prescindere dalla donna sulla quale dovesse ricadere la scelta?

Non c’è dubbio. L’unica modo per impedirlo sarebbe scegliere una donna totalmente priva di bellezza.

Come vanno interpretate, invece, le parole della Santanché?

Ha mandato un messaggio chiaro e preciso: è disposta a farsi da parte. Ma guai se Berlusconi decidesse di farsi affiancare dalla Carfagna o dalla Gelmini.

Perché?

Dissapori personali…

Sono, in ogni caso, fuori dai giochi?

Credo che la Carfagna, la Gelmini, ma anche la stessa Santanché o la Prestigiacomo continueranno ad aspirare al ruolo di numero due. Ma non lo diventerà nessuna di queste. Si dovrà lanciare, infatti, un messaggio completamente diverso.

E Federica Guidi, leader o dei giovani di Confindustria?

Molto più probabile. Berlusconi ha bisogno di “dare in pasto” all’opinione pubblica volti completamente nuovi,del tutto estranei alla politica.   

Al di là del marketing, ci sono altre ragioni per compiere, eventualmente, una scelta del genere?

Nessuna. Se ricordiamo, infatti, tutta l’operazione, a partire dalla sua ricandidatura, è partita in base a dei sondaggi. Ancora una volta l’ex premier, non ha interpellato nessuno, riperpetrando la sua concezione padronale  del partito. Ha bypassato la segreterie e i vari organismi. Che, nonostante la loro inefficacia, erano pur sempre stati mesi in piedi. E si è imposto, ancora una volta, esclusivamente sulla base delle sue rilevazioni. Non è un caso che la sua decisione abbia prodotto parecchio disorientamento.

Questo, probabilmente, perché molti onorevoli e senatori temono di essere notevolmente ridimensionati. O di non essere più candidati affatto

Dipenderà dal sistema elettorale. Se saranno reintrodotte le preferenze, avranno di sicuro più chance a entrare in Parlamento, gli ex An, notoriamente più radicati sul territorio

 

(Paolo Nessi)

 

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