BERLUSCONI/ Torno in pista per salvare il Pdl, non si gettano via 18 anni di impegno politico

- La Redazione

Silvio Berlusconi torna a parlare della propria ridiscesa in campo in vista delle elezioni 2013 e lo fa in un colloquio con Bruno Vespa di cui lo stesso giornalista riporta alcuni stralci

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immagine d'archivio

Silvio Berlusconi torna a parlare della propria ridiscesa in campo in vista delle elezioni politiche del 2013 e lo fa in un colloquio con Bruno Vespa di cui lo stesso giornalista riporta oggi alcuni stralci in un articolo pubblicato su “Quotidiano Nazionale”: “Torno in pista per salvare il Pdl – ha detto l’ex premier -. Alle elezioni politiche del 2008 abbiamo preso il 38%. Se alle prossime dovessimo scendere per assurdo all’8%, che senso avrebbero avuto 18 anni di impegno politico?”. “Avrei voluto dare l’annuncio più in là, magari all’inizio dell’autunno – spiega Berlusconi riguardo la sua candidatura -. Ma qui non si riesce a tenere niente di riservato”. Riguardo la situazione dei mercati e l’innalzamento dello spread, infine, Berlusconi dice: “Noi subimmo una violentissima campagna sugli spread eppure io ho sempre saputo che essi sono frutto di speculazione e non hanno niente a che vedere con i fondamentali di un Paese”. Dal momento dell’annuncio, IlSussidiario.net ha seguito e analizzato accuratamente ogni dettaglio della ridiscesa in campo del Cavaliere, ascoltando i pareri di esperti di diversi settori. Numeri alla mano, aveva espresso la propria opinione Arnaldo Ferrari Nasi, direttore dell’omonimo istituto di ricerca e Docente di Analisi della Pubblica Opinione all’Università di Genova, secondo cui un sondaggio effettuato poco prima che Berlusconi annunciasse l’intenzione di non volersi ricandidare aveva rivelato che secondo il 70% di simpatizzanti ed elettori del Pdl Berlusconi non si sarebbe dovuto ricandidare per la carica di presidente del Consiglio, eppure la stessa percentuale aveva detto di considerare Berlusconi ancora capo del Pdl. «In questo momento – ha poi commentato Ferrari Nasi -, anche se Berlusconi tornasse in gioco con il Pdl e il partito raggiungesse i suoi massimi, bisogna mettere in conto che a differenza del passato non esiste più un’alleanza con la Lega, che comunque non starebbe più al 10% ma al 3-4%, e con ogni probabilità anche con l’Udc. E’ ovvio quindi che la situazione è cambiata notevolmente rispetto alle scorse elezioni politiche». 

In una recente intervista, il giornalista Paolo Franchi aveva invece dato la sua opinione riguardo una dichiarazione del premier Monti, che pochi giorni fa ha ricordato l’umiliazione subita da Berlusconi al G20: “Può darsi che si sia trattato di una sorta di attacco (o difesa) preventivo. Berlusconi, infatti, su cosa punterà la campagna elettorale? Non di certo, questa volta, contro i comunisti. Più verosimilmente, contro l’Imu e, soprattutto, contro l’euro e l’Europa. O, per lo meno, contro un certo modo di concepire l’Europa che corrisponde a quello sin qui difeso da Monti”. Franchi ha poi detto che, pur non sapendo se il centrodestra prenderà tanto o poco, “sta di fatto che il Pdl coincide con Berlusconi. Senza, non esiste. Del resto, ogni volta che si chiede a un leader di fare un passo indietro ci si dimentica che, spesso, dietro c’è un baratro”. Infine, secondo Fabrizio D’Esposito, firma politica de Il Fatto Quotidiano, Berlusconi si sarebbe ricandidato “per ragioni nude e crude: quanto uscito sui giornali corrisponde al vero. Si è reso conto che il Pdl, se il candidato premier fosse stato Alfano, si sarebbe attestato su cifre ridicole, vicine al 10%. Ha studiato quindi, in questi mesi, che strategia adottare per far sopravvivere il partito. Registriamo, oltre al fallimento della gestione Alfano, quello dell’ipotesi di un nuovo partito alla testa del quale si sarebbe dovuto porre, così come a quello delle varie liste in cui si sarebbe dovuto spacchettare il Pdl”.

 



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