FEDERALISMO/ La Baviera, la Corte, e quella Germania “troppo” solidale

- Giancarlo Pola

La Baviera, spiega GIANCARLO POLA, attraverso un ricorso presentato alla Corte costituzionale vuole correggere gli eccessi solidaristici del sistema federale tedesco

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Immagine di archivio

Dopo circa 15 anni la Baviera torna a contestare gli eccessi  del federalismo  tedesco impugnando per la seconda volta davanti la Corte di Karlsruhe i criteri e i principi di quella “perequazione orizzontale” (o “fraterna”) che, come noto, costituisce l’asse portante  del  sistema  federale tedesco. Questa volta, però, lo fa da sola, mentre nel 1997 era in compagnia di Baden Wurttemberg e Assia. La giustificazione della ribellione sta nel fatto che la Baviera sopporta da sola la metà dei pagamenti netti a favore dei Laender percettori. In sostanza, i maligni osservano che il Land assume nel contesto tedesco l’atteggiamento che la Germania sta adottando nei confronti dell’Europa allorché si rifiuta di diventare (a suo dire) la finanziatrice principale dei debiti altrui (vedi Italia, Grecia e Spagna).

Mentre il parallelo  “Baviera vs. Germania = Germania vs. Ue” risulta un po’ traballante, vale la pena riandare con la memoria al primo  ricorso dei tre Laender, che eccepiva l’illegittimità della Legge sulla Perequazione Finanziaria rispetto ai principi della Legge Fondamentale, e alle sue conseguenze. Con sentenza dell’11 novembre 1999 la Corte Costituzionale Federale si pronunciò riguardo  al  ricorso e,  come era già avvenuto in precedenza, con la propria sentenza essa  non si  limitò  a sancire semplicemente la legittimità  della norma contestata, ma indicò al legislatore un insieme di principi cui attenersi, e  addirittura una precisa sequenza temporale per la riforma del sistema, di cui definiva  i principi fondamentali. La Corte demandava al legislatore federale la redazione di una nuova legge che rispettasse i criteri e la tempistica predefiniti: la sanzione posta in caso di mancato adempimento era la declaratoria della completa illegittimità costituzionale del sistema dei rapporti finanziari intergovernativi in allora vigente.

Compito della perequazione finanziaria, secondo la Corte, è ridurre le differenze di capacità finanziaria all’interno dei Länder, ma non eliminarle: è necessario individuare un giusto  punto di incontro  tra autonomia, responsabilità e tutela dell’individualità dei Länder – da un lato – e una corresponsabilizzazione solidale per l’esistenza e l’autonomia dei componenti la Federazione – dall’altro. Non si richiede pertanto una totale  equiparazione finanziaria dei Länder, bensì un avvicinamento della loro capacità finanziaria che risulti adeguato rispetto ai loro compiti.

I giudici formularono precise e vincolanti indicazioni al legislatore: richiesero l’emanazione di una legge entro il termine perentorio del 31 dicembre 2002 per definire un insieme di principi generali astratti sulla regolamentazione dei rapporti finanziari intergovernativi. La Corte chiese  inoltre al legislatore federale di emanare, in una seconda fase (ovvero entro il 31 dicembre 2004) la nuova Legge sulla Perequazione Finanziaria, applicando tali principi generali. Essa  avrebbe  dovuto  includere, con maggiore dettaglio, le norme operative per la ripartizione verticale dei gettiti delle imposte comuni, per la perequazione orizzontale e per l’erogazione di trasferimenti integrativi federali. Ma, oltre a dettare una precisa “scaletta” temporale alle forze politiche e al legislatore (federale, ma con un  inevitabile  coinvolgimento dei Länder considerata la necessaria approvazione della riforma da parte del Bundesrat), i giudici costituzionali individuarono un insieme di interessanti principi alla base del sistema dei rapporti finanziari intergovernativi. 

Per effetto della sentenza si avviarono trattative fra i rappresentanti dei Länder e la Federazione, al fine di pervenire a un accordo sul nuovo assetto dei rapporti finanziari che rispettasse i principi sanciti dalla Corte Costituzionale, ma che nel contempo potesse trovare la maggioranza qualificata richiesta per l’approvazione delle leggi nel Bundesrat. Le trattative furono serrate fin da subito, pervenendo nel giugno 2001 a un accordo politico sui punti principali del riordino. In base a tale intesa fu emanata la legge 9 settembre 2001 che individuava  i principi generali della perequazione finanziaria e dei trasferimenti integrativi federali. Successivamente venne anche emanata la nuova legge sulla perequazione: si trattava  di un  “pacchetto” valido fino al 2019, che include anche le regole sul finanziamento dei nuovi Länder (c.d. “Patto di Solidarietà II”), la cui entrata in vigore venne stabilita, in ossequio a quanto deciso dalla Corte Costituzionale, dal 1° gennaio 2005.

Con quella sentenza venne rafforzato il principio federale della solidarietà fra Länder finanziariamente “forti” e  “deboli”, come fattore essenziale di garanzia del principio costituzionale sull’uniformità delle condizioni di vita. Si può dire che, dalla sentenza, tutte le parti in causa  trassero una qualche  soddisfazione: in particolare, i Länder ricorrenti, pur non avendo raggiunto l’obiettivo di un’immediata bocciatura del sistema perequativo, ottennero  l’impegno  alla sua completa riforma.

Sono trascorsi oltre 7 anni dalla firma del Patto, e la “pagatrice netta” Baviera scopre che quello fu un accordo ancora troppo solidale, e quindi  troppo oneroso per  il ricco “Sud” della Germania.

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