IL CASO/ Rondolino: così l’antipolitica dI Grillo manda in crisi Di Pietro

Mentre Di Pietro appare sempre più isolato, Sel ha perso la propria carica propulsiva. Tuttavia, spiega FABRIZIO RONDOLINO, non è escluso intervenga la Fiom a rinsaldare l’alleanza

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Beppe Grillo (Infophoto)

Per il momento, l’asse dei non allineati esiste solo nella mente di Di Pietro. La sua richiesta di un’alleanza con Sel è l’M5S è stata snobbata da Nichi Vendola ed esplicitamente respinta da Beppe Grillo. «Il Movimento 5 Stelle non si alleerà con nessun partito per le prossime elezioni e non ha ricevuto proposte da parte di alcuno», è la pietra tombale alle ambizioni dell’ex pm di Mani pulite, affidata ad un post scriptum di un lungo articolo apparso sul blog del comico genovese. Al capo dell’Idv non resta che rosicare. Tanto più che l’alleanza tra Bersani e Casini pare ormai cosa fatta, mentre il governatore pugliese dà l’impressione di essere intenzionato a intrufolarsi tra i due per rinvigorire un asse che, questo sì, esiste sul serio. Abbiamo fatto il punto dello stato della sinistra con Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore.

Non trova curioso che Di Pietro, in questa fase in cui sembra prevalere l’antipolitica di cui si è fatto paladino, è sempre più isolato?

Non più di tanto. Se la regola è quella della purezza, ci sarà sempre qualcuno più puro. Vale per lo stalinismo, come per l’antipolitica. Nel momento in cui si imbocca la strada della contestazione globale del sistema, ci potrà sempre essere qualcuno pronto a scavalcare chi non è abbastanza antipolitico. il destino di Di Pietro può essere così interpretato. Ha giocato con il fuoco e si è bruciato.

D’altro canto, l’antipolitica rappresenta anche il sentimento di chi non solo disprezza l’attuale classe dirigente, ma ne pretende pure una capace e credibile

Effettivamente, Monti, tutto sommato, è figlio dell’antipolitica; essa, infatti, consta di due componenti: c’è chi vuole, semplicemente, che la casta sparisca e venga sostituita da facce nuove; e c’è chi vuole che a governare vadano persone per bene, capaci, sulle quali si possa fare affidamento rispetto al fatto che non ruberanno e che, nell’immaginario collettivo, sono rappresentati dai tecnici. Ecco, Di Pietro, non appartiene a nessuna di queste due categorie.

Cosa intende?

Di Pietro non è, di certo, assimilabile alla politica di Mario Monti ma, contestualmente, siede tra i banchi del Parlamento dal lontano 1996. A questo punto, se uno volesse fare un dispetto alla classe dirigente, vota Grillo, non Di Pietro.

Nichi Vendola, invece, a che gioco sta giocando?

Non è più sulla cresta dell’onda. Dopo un primo momento in cui sembrava che sarebbe diventato il leader della nuova sinistra, nell’ultimo anno e mezzo la sua spinta propulsiva si è decisamente consumata. E’ nell’ordine delle cose che rientri nell’ambito che gli è più consono, assimilabile alla corrente di sinistra del Partito democratico.

Eppure, il suo partito ha espresso, tra gli altri, i sindaci di Milano e Genova

In realtà, Pisapia è emanazione della grande borghesia milanese di sinistra. Un avvocato socialista che avrebbe potuto candidarsi in qualunque partito. Doria, invece, rappresenta un’operazione a tavolino costruita da don Gallo. Credo che abbia conosciuto Vendola una settimana prima delle elezioni.

Crede che, a questo punto, l’alleanza con il Pd sia necessaria alla sua sopravvivenza?

Tutto sommato, potrebbe prendere anche un’altra strada. Non escludo una lista Idv-Sel-Fiom, ove il sindacato farebbe la parte del leone; oltre ad essere un’organizzazione potente e strutturata è ricca. Ci metterebbe, in sostanza, i soldi. Tale coalizione potrebbe disporre di un mercato elettorale notevole. Un’opzione del genere non mi pare meno verosimile di un accordo con il Pd e l’Udc.

In quest’ultimo caso, gli ostacoli alla convivenza tra Vendola e Casini sarebbero sormontabili?

In fondo, il primo viene dal Partito comunista, il secondo dalla Democrazia cristiana. Hanno entrambi un dna consociativo di antica tradizione.

Abbiamo dato fin qui per scontato il fatto che Bersani e Casini si presenteranno insieme alle elezioni. E’ effettivamente così, o lo senario è ancora in divenire?

Il ritorno in campo di Berlusconi ha accelerato il processo di consolidamento dell’asse. E’ pur vero che, se decidesse di fare un passo indietro, cosa che non si può escludere, per l’Udc si riaprirebbe l’ipotesi di un’alleanza con il centrodestra. 

 

(Paolo Nessi)

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