RIFORMA ELETTORALE/ Il giurista: ecco perché Napolitano fa bene ad avere “fretta”

- Giulio M. Salerno

Il capo dello Stato si è rammaricato per l’incapacità della politica di accordarsi su una nuova legge. Intanto, il Pdl ha avanzato la propria proposta. Il commento di GIULIO SALERNO

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Il presidente della Repubblica, ritenendo la questione determinante per il corretto funzionamento dei meccanismi istituzionali e perché si ripristini interamente la legittimità della politica, ha espresso, ieri, il suo rammarico per l’assenza di una proposta di legge elettorale condivisa dalle principali forze del Parlamento. Nonostante poco più di 20 giorni fa avesse sollecitato i partiti a trovare tempestivamente un accordo. «Nei giorni scorsi – ha precisato – anziché chiarirsi e avvicinarsi, le posizioni dei partiti da tempo impegnati in consultazioni riservate, sono apparse diventare più sfuggenti e polemiche». Un problema che travalica la mera dimensione formale, dato che, secondo il capo dello Stato, l’emanazione di una legge elettorale condivisa contribuirebbe a far riacquistare credibilità al Paese sul piano internazionale. Per inciso, qualunque modalità elettiva dovesse, eventualmente, risultare come frutto dell’intesa tra i partiti, non potrebbe mai rappresentare la chiave per le elezioni anticipate. Napolitano, infatti, ci ha tenuto a sottolinearlo, spiegando che a lui soltanto è attribuito il potere di sciogliere le Camere. Ed è tutt’altro che intenzionato a farlo. Resta da capire se la proposta di riforma elettorale elaborata dal Pdl, al di là delle polemiche relative al metodo con cui è stata presentata, possa rispondere alla esigenze indicate dal presidente. Giulio Salerno, illustrandone i connotati, individua le ragioni che rendono l’abbandono del sistema vigente quanto mai urgente.

La presentazione di una proposta “definitiva” e allo stesso tempo “aperta” da parte del PDL contribuisce a chiarire i termini della questione relativa alla riforma del sistema elettorale. E’ noto a tutti che senza una riforma del vigente sistema elettorale le nostre istituzioni politico-rappresentative sono destinate ad un’involuzione forse inarrestabile. Il proporzionale, senza preferenze e corretto dal premio di maggioranza alla coalizione vincente, ha prodotto molti danni con ben pochi benefici. I partiti non sono stati “educati” alla competizione bipolare, ma hanno variamente strumentalizzato a loro esclusivo vantaggio le opportunità offerte dalla legge elettorale. I candidati sono stati selezionati in modo pressoché arbitrario, con esiti davvero incresciosi per la qualità e la serietà dell’intera classe politica. Gli apparentamenti pre-elettorali sono miseramente falliti o subito dopo le elezioni o alla prova dei fatti al momento dell’assunzione delle scelte di governo.

Dopo due legislature gli elettori trovano al loro cospetto un’offerta politica quasi desertificata, in cui i tradizionali contenitori del centro-destra e del centro-sinistra dovranno confrontarsi non tanto tra di loro, quanto con il crescente pericolo di un’implosione determinata dell’imprevedibile confronto con nuovi ed ancora informi competitori esterni.

Dunque, è indispensabile un sistema elettorale che sia capace di consentire una corretta traduzione della volontà popolare all’interno delle istituzioni rappresentative, che promuova una sana competizione tra le forze politiche presenti o emergenti, e che nel contempo sia coerente con la necessaria governabilità del Paese. Tutto ciò non è stato consentito dal sistema elettorale vigente. La permanenza di quest’ultimo, inoltre, sarebbe un’ulteriore manifestazione di impotenza da parte dei partiti che attualmente sorreggono le sorti del Paese. Insomma, si concretizzerebbe un segno di ulteriore disprezzo nei confronti del bene comune.  E il giudizio popolare si abbatterebbe indistintamente, a prescindere dall’effettivo responsabile “ultimo”, su tutti i soggetti che consentono la sopravvivenza del Governo Monti, e pure su quest’ultimo, che da tale responsabilità non sarebbe esente soltanto in ragione della natura “tecnica” dell’investitura che caratterizza i suoi componenti e chi lo presiede.

E’ altrettanto evidente che la scelta del sistema elettorale dipende da numerose variabili, relative sia alla premesse di contesto, che agli obiettivi che si intendono perseguire. A nostro avviso, qualunque siano le posizioni di partenza dei soggetti che attualmente si confrontano su questo tema, almeno due fattori cruciali non devono essere trascurati. In primo luogo, il sistema elettorale deve essere facilmente comprensibile dagli elettori. Insomma, le tecnicalità – che sempre condizionano in qualche misura il concreto funzionamento di ogni meccanismo elettorale – non possono precedere, ma devono seguire il metodo che si individua quale criterio fondamentale per ottenere la traduzione dei voti in seggi. In secondo luogo, il sistema elettorale deve essere realmente democratico, cioè non può sottrarre agli elettori la scelta degli eletti, attribuendola sostanzialmente ad altri soggetti o poteri.

 

 

 

Se gli elettori vedono sostanzialmente alterata la volontà espressa con il voto, oppure comprendono di non avere un effettivo potere di preposizione alle cariche elettive, la democrazia stessa corre gravi pericoli. Ed allora, il fatto che il confronto sulla scelta del sistema elettorale sia stato finalmente sottratto al tavolo dei cd. “sherpa” – delegati ad affrontare dal punto di vista tecnico-giuridico questioni che sono di essenziale rilievo politico-costituzionale – e rimesso al confronto pubblico nella sede parlamentare, è un passo importante per il possibile successo dell’operazione. Già il Capo dello Stato – correttamente esprimendosi nel suo più delicato ruolo di rappresentante dell’unità nazionale  – ha più volte richiamato le forze politiche a procedere positivamente ad un percorso riformatore da svolgersi nelle sede competente, cioè nel Parlamento.

Certo, varie proposte erano state presentate dai parlamentari, ma soltanto quando i testi vengono presentati come l’espressione di una decisione compiutamente riconducibile ad un’intera forza politica, allora la discussione esce dalla privatezza degli incontri tecnici e assume quel tono pubblico che deve condurre tutti i soggetti coinvolti ad assumere una chiara responsabilità politica di cui risponderanno appieno innanzi al corpo elettorale tutto.

Per di più, come si è detto all’inizio, la proposta adesso presentata si mostra su alcune problematiche “aperta” al confronto con le altre forze politiche, nel senso che, da un lato, su tali aspetti si intende proseguire il confronto con le altre forze politiche, e dall’altro, qualora non si riesca a raggiungere un comune consenso, si rinvia alla decisione maggioritaria delle Assemblee parlamentari. Si tratta di una prospettiva ineludibile, a condizione, tuttavia, che il risultato delle decisioni adottate nelle Assemblee sia intrinsecamente coerente con una configurazione razionale e sistematicamente unitaria del metodo elettorale infine prescelto.   

 

 

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