POLO DELLA SPERANZA (?)/ Caldarola: Di Pietro resterà col cerino in mano. A meno che…

- int. Peppino Caldarola

L’estremismo di Di Pietro, come era stato ampliamente previsto, non ha pagato. Ora Vendola ha annunciato l’intenzione di allearsi col Pd e l’Udc. Il commento di PEPPINO CALDAROLA

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Foto: InfoPhoto

Qualcuno ha fatto male i suoi calcoli, qualcun altro è riuscito ad aggiustare il tiro in corso d’opera: Di Pietro credeva che l’estremismo premiasse e si è trovato sempre più isolato mentre Vendola ha capito che, probabilmente, conviene rientrare nei ranghi. E accettare persino un’alleanza con Casini. Ormai, la faccenda è esplicita: il leader di Sel ha detto chiaramente che il suo partito «è disponibile ad essere un soggetto fondatore al pari del Pd di un “polo della speranza” per costruire l’alternativa a 30 anni di iberismo»; e ha aggiunto che non porrà alcun veto alla presenza dell’Udc. Anzi: quasi l’ha posto all’ingresso dell’Idv: «Di Pietro non mostra interesse per il nuovo centrosinistra, è più un polemista che un costruttore» ha dichiarato nel pomeriggio di ieri. Per, poi, metterci una pezza poche ore dopo: «Faccio un appello a Di Pietro e lo abbraccio», ha detto, invitandolo a scrivere insieme il programma del centrosinistra. E, sottointeso, ad abbassare i toni. Abbiano chiesto a Peppino Caldarola come evolve la sinistra.

Perché Di Pietro si è ostinato nell’attaccare con veemenza Monti e Napolitano? Non lo sapeva che si sarebbe emarginato?

Probabilmente, Di Pietro non ha calcolato bene la reazione di Bersani e di Vendola. Si è visto messo in un angolo dalla crescente pressione sul suo elettorato del Movimento 5 Stelle. Ha pensato che alzare i toni avrebbe limitato l’emorragia. Non solo non è stato così, ma questo non è neppure stato accettato dagli alleati. E, attualmente, si trova con cerino in mano.

La richiesta di un’alleanza con Grillo, a questo punto, è strettamente dettata dalle circostanze?

Di Pietro ci spera. Ma non credo che l’otterrà. Grillo, infatti, imposta buona parte della sua identità sull’unicità del proprio movimento e sulla non compromissione con altre forze politiche. Continuerà, quindi, a dirgli di no.

Cosa rischia, quindi, l’Idv?

Di non portare neppure un deputato in Parlamento. A meno che non accetti l’appello che gli ha rivolto Nichi Vendola, chiedendogli di correggere il tiro.

E Di Pietro potrebbe accettare?

Dovrebbe rimangiarsi le accuse contro il capo dello Stato e contro Monti che, sulla scrivania di Bersani, pesano come pietre. E’ pur vero che il leader dell’Idv è piuttosto disinvolto. La possibilità di un cambiamento di fronte è nelle sue corde. Per cultura, formazione e per sua stessa ammissione, senza il berlusconismo si sarebbe tranquillamente collocato a destra. Ora, addirittura, si intesta la leadership del partito dei lavoratori.

Il capogruppo dell’Idv alla Camera, Massimo Donadi, ha fatto presente che Idv e Pd governano insieme da dieci anni negli enti locali. Non può bastare, quindi, una semplice parola di Bersani per estrometterli dal centrosinistra. E’ un ragionamento che regge?

No. In queste affermazioni intravedo una velata minaccia ma, seriamente, ce li vede gli amministratori dell’Idv uscire dalla coalizione di governo di quelle amministrazioni in cui sono alleati con Sel o il Pd?

No

Appunto. Oltretutto, la legge elettorale dei Comuni privilegia il sindaco rispetto alla coalizione. L’osservazione di Donadi, quindi, lascia il tempo che trova.

Quali sono, invece, le ragioni della scelta di Vendola?

Per l’Idv, l’asse con Di Pietro, in questo momento, avrebbe significato sposare il giustizialismo. Un atteggiamento che non ha mai fatto parte della cultura di Vendola. Anche lui, inoltre, probabilmente ha iniziato ad avvertire la pressione del grillini su settori del proprio movimento. Ha costruito, infine, la propria leadership e la prospettiva del partito sull’ipotesi di dar vita ad una sinistra che avesse contenuti più radicali rispetto al Pd, ma che fosse pur sempre di governo. Non è un caso che, in Puglia, ha lanciato più volte appelli con l’Udc e ha collaborato con Raffaele Fitto.

Il rapporto Pd-Udc si basava alcuni punti programmatici di fondo. Con l’entrata di Sel, cosa potrebbe cambiare?

Credo non molto. Anche sul fronte delle questione etiche. Nichi Vendola, ad esempio, pur pronunciandosi a favore dei matrimoni gay, si è detto intenzionato a non insistere sul loro inserimento nel programma di governo.

Non crede che, a questo punto, l’alleanza assumerà i connotati di una coalizione di centrosinistra più l’Udc?

Non direi. Continuerà a trattarsi di un grande compromesso tra progressisti e moderati che, se produrrà risultati utili al Paese, oltre che alle parti, si trasformerà in un vero e proprio centro-sinistra; altrimenti, si sarà trattato di un tratto di strada fatto assieme in occasione dell’emergenza al termine del quale ciascuno andrà per la propria strada. Vendola e Bersani si contenderanno la leadership della sinistra, Casini contenderà a qualcun altro  quella dei moderati.

Se Berlusconi facesse un passo indietro, Casini potrebbe fare un passo a destra?

A questo punto non più. L’interlocuzione con il Pdl si è interrotta. Casini sa bene che difficilmente Berlusconi si farà realmente da parte. Quand’anche rinunciasse alla leadership, continuerà ad essere lui a distribuire le carte in seno al centrodestra. 

 

(Paolo Nessi)

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