UNIONI GAY/ Buttiglione: vogliono distruggere il matrimonio, i cattolici del Pd si ribellino

- int. Rocco Buttiglione

Per ROCCO BUTTIGLIONE, non sono i cattolici a volere negare le nozze ai gay, ma i fautori delle unioni civili che a svuotare il matrimonio dal suo interno privandone tutti i cittadini

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Foto Infophoto

“Non sono i cattolici a volere negare il matrimonio ai gay, ma i fautori delle unioni civili che puntano a svuotare il matrimonio dal suo interno, privando tutti i cittadini di una forma giuridica adeguata per un legame familiare duraturo”. Ad affermarlo è il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, secondo cui “i cattolici del Pd dovrebbero mostrare la loro indisponibilità a votare quanto nel programma del partito contraddica la loro coscienza. E’ nel concreto che occorre vedere se i cattolici possano rimanere nel Pd con la schiena diritta o siano costretti a farlo con la schiena curva”.

Onorevole Buttiglione, che cosa ne pensa delle unioni civili per i gay proposte da Bersani?

Innanzitutto bisogna vedere di che unioni civili stiamo parlando. Esistono infatti delle unioni civili che sono uguali al matrimonio in tutto salvo che nel nome. In California, per esempio, è così evidente che ci si chiede: “Perché non equiparare i due istituti anche nel nome?”.

Perché secondo lei non è bene che siano equiparati?

Il problema non è quello di vietare le nozze gay, ma è quello di salvare il matrimonio. Nel momento in cui diciamo che gli omosessuali si possono sposare, automaticamente dobbiamo dire che il matrimonio non è funzionale alla generazione e all’educazione dei figli. La questione vera non riguarda quindi i gay, ma il fatto di accettare o meno che il matrimonio sia una relazione tra due persone in cui la prospettiva di avere dei figli e di educarli non c’è o è accessoria, non appartiene all’essenza del matrimonio. Se le cose stanno così non c’è più il matrimonio in quanto tale.

E dunque?

La conseguenza è che non esiste più nessuna forma giuridica adeguata per chi vuole contrarre matrimonio secondo certe caratteristiche, magari desiderando delle garanzie forti dell’unità della famiglia anche nel caso in cui un domani avesse un momento di sbandamento. La grande mistificazione è che sembra che siano i cattolici a volere negare qualcosa ai gay. Quello che non si vede è che le richieste delle associazioni omosessuali puntano a distruggere il matrimonio, negandolo così agli eterosessuali.

Anche le unioni civili rischiano di distruggere il matrimonio?

Il problema è se le unioni civili siano o meno realmente diverse dal matrimonio. Il rischio è infatti che diventino un “simil matrimonio”, che poi vada a sostituirlo. Nei Paesi che hanno introdotto le nozze gay, si è partiti dall’unione civile e poi ci si è chiesti: “Ma che differenza c’è con il matrimonio?”. E la risposta è stata: “Nessuna”. In contemporanea c’è stata l’erosione del matrimonio, per esempio attraverso il divorzio breve. L’effetto è che nel popolo scompare l’idea di matrimonio.

 

I cattolici del Pd sostengono la posizione di Bersani sulle unioni gay …

 

I cattolici del Pd in parte non hanno capito di che cosa si tratta, e cioè di impedire che sia sottratto ai non gay il diritto a sposarsi evacuando il contenuto del matrimonio. In parte pensano che si possano costruire delle unioni civili, che siano chiaramente distinte dal matrimonio e che non portino a una sua erosione.

 

E’ possibile un fronte comune in Parlamento sui valori non negoziabili?

 

Sì, ma non basta farlo in Parlamento. Occorre che si ridia forza a organizzazioni come Scienza e fede e il Forum delle famiglie. In passato i parlamentari cattolici sono riusciti a essere uniti anche perché c’era una campagna che spiegava al Paese di che cosa si trattava. Se si pensa di poter difendere il matrimonio soltanto in Parlamento alla fine perderemo.

 

I cattolici dovrebbero uscire dal Pd e trovare un partito più adatto alle loro esigenze?

Come è ovvio, io penso che si troverebbero meglio nell’Udc rispetto al Pd. Non posso negare in linea di principio il loro diritto a restare nel Partito democratico, ma devo invitarli a farlo con gli occhi aperti. Questo comporta l’indisponibilità a votare quanto nel programma contraddica la loro coscienza. Ciascuno di essi deve chiedere che la sua libertà di coscienza sia rispettata, e in passato non sempre ciò è avvenuto. L’onorevole Paola Binetti si sentiva del Pd, ma alla fine per restare nel partito le hanno chiesto di negare la sua coscienza e così l’hanno costretta a uscire. Nessuno può dare risposte a priori, è nel concreto che si vede se possono stare nel partito con la schiena diritta o se devono stare con la schiena curva.

 

E l’Udc, potrà stare con la schiena diritta se si alleerà con il Pd?

 

Alcuni esponenti del Pdl, con un’aria un po’ ricattatoria, affermano che non si possono fare alleanze su nulla con coloro che non sono d’accordo con noi sui valori fondamentali. E’ un atteggiamento un po’ ridicolo, innanzitutto perché non si può essere più papisti del Papa. Il Santo Padre ai cattolici in politica non ha mai chiesto nulla di tutto ciò. Se la Chiesa non impone un obbligo, non possono pretendere di farlo alcuni parlamentari, che vogliono convincerci che non si può essere cristiani se non si è berlusconiani. Lo stesso Pdl del resto è pieno di persone che non sono d’accordo sui valori non negoziabili. Non si capisce quindi perché posizioni differenti possano coesistere nello stesso partito, ma non nella stessa coalizione. Ma soprattutto, non è bene che il fronte dei valori coincida con quello del governo, perché altrimenti questo vorrebbe dire che a ogni cambiamento del fronte di governo crolla anche il fronte dei valori.

 

(Pietro Vernizzi)

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