RAI/ Un candidato americano al Tg1? Ma anche un inglese, finlandese o tedesco…

- Nicolò Boggian

Il merito non conosce confini, differenze di sesso, di religione o altro. L’unico discrimine è tra chi è bravo e utile e chi lo è meno. La storia del dott. Achtner secondo NICOLO’ BOGGIAN

cavallo_rai
Infophoto

Il merito non conosce confini, differenze di sesso, di religione o altro. L’unico discrimine è tra chi è bravo e utile e chi lo è meno. La storia del dott. Achtner è emblematica della cultura italiana e della necessità di avviarsi rapidamente a un percorso verso la meritocrazia, che troppo abbiamo rinviato in questi anni. Lo stile e le scelte del governo Monti, reso cogente dagli eventi internazionali e dalla ormai ventennale crisi in cui versa la nostra economia nazionale, ci fanno ben sperare in tal senso. Veniamo quindi all’ episodio in questione.

Questo giornalista della CNN sembra si sia candidato a dirigere il Tg della Rai scrivendo direttamente a Monti e Tarantola e proponendo alcuni semplici, ma difficili, cambiamenti per rendere la Rai meno politicizzata e più aderente alla missione di erogare un servizio pubblico. Sia Monti che la nuova Presidente della Rai hanno cordialmente risposto che terranno in considerazione la candidatura e ringraziano lo scrivente per il suo interesse. Da qui si sono scatenate come sempre le due opposte fazioni di chi grida al miracolo per l’arrivo del papa straniero e di chi grida allo scandalo per la paura di dover affidare le sorti del più importante telegiornale italiano allo straniero non edotto dei nostri buoni costumi.

Personalmente credo che entrambe le reazioni siano esagerate e un po’ provinciali. Il fatto che il dott. Achtner sia americano, finlandese o del quartiere Testaccio poco importa, quello che più mi preme è che sia un buon giornalista, che abbia le qualità per gestire il compito e per essere utile nel suo incarico. Per essere chiari, che il candidato sia americano non comporta di per sé alcun vantaggio o svantaggio, semmai bisogna capire se le sue esperienze possano portare un plus in termini di utilità per il ruolo da ricoprire. Fatta questa premessa, chi conosce il giornalismo potrà ben occuparsi di esprimere un giudizio sul valore del professionista, indipendentemente dalla sua provenienza. Personalmente non posso che giudicare positivamente che un giornalista statunitense si candidi a questo incarico e mi aspetto che in futuro altri suoi colleghi inglesi, francesi o tedeschi facciano altrettanto. Mi sembra una buona opportunità data dalla globalizzazione.

Registro anche con piacere la maggiore trasparenza e informazione che si ha dei cambiamenti organizzativi e delle nomine pubbliche da quando si è insediato il governo Monti e mi aspetto che, a questo elemento formale, seguano rapidamente dei miglioramenti sostanziali nella qualità professionale di chi ricopre incarichi pubblici. 

Mi sento anche di tranquillizzare i giornalisti e l’opinione pubblica italiana, in quanto immagino che ci siano altrettanti colleghi italiani candidati per il medesimo ruolo, in grado di ben ricoprirlo. per concludere, penso che, anche solo per una questione statistica (un solo candidato straniero su molti italiani), probabilmente in questo caso sarà ancora un italiano il Direttore del Tg. In futuro chissà. Certo è ora che ci prepariamo all’idea.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori