LEGGE ELETTORALE/ Meloni (Pdl): la linea del partito è una sola, no a elezioni anticipate

- int. Giorgia Meloni

Per Silvio Berlusconi bisogna andare al voto a novembre, per Alfano no a elezioni anticipate. GIORGIA MELONI spiega la posizione del suo partito e il bisogno di una nuova legge

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(Infophoto)

“Tra una indiscrezione e una dichiarazione ufficiale, a chi dobbiamo dare credito?”. Lo dice l’onorevole Giorgia Meloni, contattata da Ilsussidiario.net quando le viene chiesto un parere sui divergenti commenti apparsi in giornata a proposito del voto anticipato e della legge elettorale. In una indiscrezione pubblicata da alcuni media infatti Silvio Berlusconi avrebbe detto che bisogna andare al voto anticipato a novembre, lasciando perdere la nuova legge elettorale. Tali media circondano poi la dichiarazione di altre indiscrezioni, secondo le quali l’ex premier avrebbe detto così perché impaurito delle possibili sentenze sui processi che lo interessano, tra cui quello sul caso Ruby. Insomma, subito al voto prima di dover fare campagna elettorale con una condanna per festini e bunga bunga vari. A tali indiscrezioni fa eco quasi immediatamente una dichiarazione del segretario del Pdl su Twitter che dice categoricamente: “legge elettorale sì, elezioni anticipate no. Questa è la linea ufficiale ed unica del Pdl”. Per Giorgia Meloni è certamente quello che vuole il suo partito, ma resta il fatto che non c’è nessuna certezza di un accordo per una nuova legge elettorale: “Non abbiamo più tempo da sprecare. A questo punto meglio modificare quei punti della legge Calderoli che non vanno bene e farne subito una legge  spendibile”.

Onorevole, dunque il Pdl è contrario a elezioni anticipate?

La linea del Pdl la fa Alfano perché è il segretario del partito. Mi pare che Alfano lo abbia detto chiaramente: se mettiamo a confronto una indiscrezione e una dichiarazione secondo me fra le due vale di più la dichiarazione. La linea del Pdl è che non si va alle elezioni anticipate, ma si fa la legge elettorale. Il che oltretutto è quello su cui si sta lavorando in questi ultimi mesi.

E a che punto siamo su questa nuova legge elettorale?

A che punto sia l’accordo sulla legge elettorale non è chiaro per nulla, anzi, me lo chiedo insieme a lei così siamo in due a chiedercelo. Di fatto io non ho notizie di accordi raggiunti e mi pare che fino ad adesso di accordi non ce ne siano.

Che si fa allora?

Sinceramente la cosa è preoccupante perché questa mancanza di accordi fra forze politiche molto eterogenee fra di loro che devono collaborare per forza sta dimostrando che si corre il rischio di andare alle elezioni senza una legge elettorale nuova. Non è un caso che già qualche mese fa io personalmente ho presentato una proposta di legge di modifica che si potrebbe portare a casa in un pomeriggio.

Ce la ricorda brevemente?

Si tratta di una proposta di modifica della legge del 2005. Attenzione che quella legge è in realtà una legge che per molti aspetti ha introdotto alcune certezze sulle quali non bisognerebbe tornare indietro.

Quali?

Il fatto che gli italiani sappiano nel momento in cui vanno a votare per chi stanno votando. E cioè: per quale premier, per quale programma e per quale coalizione. A queste libertà sacrosante è stata però negata con la legge Calderoli la libertà di scegliere il parlamentare. Poi sappiamo che ci sono alcune questioni un po’ complesse come i premi di maggioranza fra Camera e Senato perché al Senato c’è anche una maggioranza regionale, una questione subentrata all’indomani di un rilievo fatto dal Quirinale. Allora io ho proposto una legge che corregge sostanzialmente i due limiti della legge Calderoli.

 

Cioè?

 

Rimettere il premio di maggioranza al Senato e soprattutto introdurre l’espressione del voto di preferenza nella scelta dei parlamentari. Quindi questa proposta aggiunge alle libertà che quella legge già garantisce anche la libertà di scegliersi il parlamentare. Una legge che si approva in un pomeriggio se si vuole.

 

E perché non si vuole approvarla?

 

L’ho presentata proprio perché poi non si potesse dire che non c’erano stati i margini nella scelta di un possibile accordo per modificare la legge elettorale. Il concetto è che se non si trova una legge migliore di questa si possono modificare le cose che non hanno funzionato in questa legge elettorale in vigore.

 

Le chiedo di nuovo: perché non si vuole approvare la sua proposta?

 

Questo non lo sappiamo, la mia è una delle proposte delle quali si parla, quello che sappiamo è che la legge Calderoli è una legge che in generale non tutti amano. Poi c’è anche il fatto che è una legge che nasce per difendere il sistema bipolare e non tutti sono d’accorso sul sistema bipolare. Si può criticare il sistema bipolare quanto si vuole ma personalmente non vorrei mai tornare a quel sistema che ha fatto sì ci siano stati 41 governi in 48 anni di storia della Repubblica. Quando sento parlare di leggi proporzionali e di coalizioni che si costruiscono dopo il voto io penso a un periodo non proprio bello della nostra storia. Preferisco una legge che difenda il bipolarismo e le coalizioni però su questo ci sono posizioni divergenti e chiaramente si cerca di costruire un nuovo sistema elettorale che possa essere lavorato ex novo. 

 

Però non si arriva a nessun accordo concreto.

 

Io credo che bisogna lasciare da parte certi tatticismi perché la quesitone è che non abbiamo più tempo: o troviamo adesso una nuova legge elettorale o ci dobbiamo attivare per modificare quei punti della legge Calderoni in modo da farne una legge spendibile.

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