STRANE-INTESE/ Fioroni: ecco perché Bersani preferisce Vendola ai moderati

- int. Giuseppe Fioroni

GIUSEPPE FIORONI ci spiega perché l’alleanza tra Bersani e Nichi Vendola non pone, sul fronte dei valori etici non negoziabili, particolari problemi ai cattolici del Pd

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foto: Infophoto

Il raffreddarsi del rapporto tra Bersani e Casini sembra inversamente proporzionale all’avvicinarsi della competizione elettorale. Se, fino a poco tempo fa, l’asse con l’Udc sembrava nettamente privilegiato rispetto a quello con Sel, oggi gli equilibri appaiono invertiti. Il leader del Pd lo ha detto esplicitamente, intervenendo alla festa del partito: «tra Casini e Vendola, io mi tengo Vendola». E’ pur vero che il suo ragionamento non fa una piega. Ciascuno operi nel suo campo, ha detto. Facendo presente che lui, al momento, sta lavorando per l’alleanza con le forze di centrosinistra, campo ove di certo non è annoverabile Casini. Ora, al di là delle geometrie elettorali, sul fronte dei contenuti programmatici e ideali si pone per buona quota del Pd un problema non da poco. Ne abbiamo parlato con l’ex ministro della Pubblica istruzione, ed esponente del Pd, Beppe Fioroni.  

Come valuta, anzitutto, le parole di Bersani?

Si è limitato a dire semplicemente ciò che va ripetendo da mesi. Cioè, che il nostro sforzo consiste, anzitutto, nel riordinare e riassettare il centrosinistra. All’interno del quale c’è spazio per Vendola ma non più per Di Pietro, Rifondazione Comunista, la Federazione della Sinistra e Beppe Grillo. Il segretario, inoltre, resta un fautore dell’alleanza tra l’area riformista e quella moderata. Il rapporto con la quale, però, pone alcuni problemi.

Quali?

Tanto per cominciare, si è dimostrato come essa non sia assimilabile all’Udc; il partito di Casini, infatti, nelle ultime elezioni non è stato in grado di intercettare i tanti voti dei delusi da Berlusconi. Prima di potersi alleare con tale area, quindi, sarebbe necessario che tale area esistesse. E che decidesse da che parte stare. Al contrario, si scorge il tentativo di rimettere in piedi una legge elettorale, che complice la volontà di inserire un premio per il partito maggiore, lasci gli elettori orfani della possibilità di scegliere il presidente del Consiglio, di sapere quali saranno le forze politiche che governeranno, e di conoscere in anticipo il loro progetto; contestualmente, si cerca di siglare alleanze fondate non tanto su un progetto quanto sull’opportunità: progetto e alleanze prima del voto, invece, danno la cifra dell’affidabilità delle forze politiche che si candidano al governo del Paese.

Quindi, cosa chiedete?

Che venga conferito alla coalizione vincente un premio di maggioranza che consenta di governare e che sia permesso ai cittadini di scegliere i propri eletti; se non con la reintroduzione delle preferenze, come personalmente auspicherei, almeno con l’introduzione di collegi di limitate dimensioni.

Tornando a Bersani: non crede, in ogni caso, che il suo sbilanciamento verso Sel ponga dei problemi ai cattolici del Pd?

Credo che sarebbe il caso di piantarla di considerare Vendola il lupo cattivo e i cattolici del Pd tanti Cappuccetto Rosso intimiditi. Non dimentichiamo, inoltre, che la democrazia è anche frutto della rappresentatività e dell’espressione del differente consenso ottenuto dalle forze in campo. In tal senso, credo che Vendola sia consapevole dei pesi e delle responsabilità all’interno della coalizione.

I problemi relativi al fronte della difesa dei temi etici non negoziabili del Magistero della Chiesa restano…

Rispondo come hanno risposto tanti amici cattolici del centrodestra che, nel corso degli anni, sono riusciti a non farsi intimidire rispetto alle loro posizioni da chi comandava. Da un Berlusconi, tanto per intenderci, sul piano del Magistero della Chiesa, qualche problema l’ha creato in relazione alla differenza tra ciò che predicava e ciò che praticava. Non solo: vorrei ricordare che sui temi non negoziabili, quali la libertà d’educazione, ho visto, da parte della destra, fare sfacelo di quanto realizzato dal mio governo per difendere le scuole cattoliche e le scuole paritarie. Queste ultime, di ogni ordine e grado, hanno subito tagli del 50 per cento dei loro finanziamenti, sono state messe in ginocchio, mentre molte di esse hanno chiuso, vedendosi private perfino dei sussidi tecnologici e per i diversamente abili.

 

(Paolo Nessi)

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