ILVA TARANTO/ Del Turco: un cinico gioco politico in cui Vendola è il “re travicello”

Per OTTAVIANO DEL TURCO, il governatore non ha l’autorevolezza per rappresentare un punto di riferimento nel caso Ilva, e il suo ruolo politico nazionale rischia di essere strumentalizzato

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Scontro tra i due cortei durante la manifestazione di ieri organizzata dai lavoratori dell’Ilva di Taranto. Gli operai che sfilavano sotto gli striscioni di Cgil, Cisl e Uil sono stati aggrediti con fischi e lanci di fumogeni da esponenti dei centri sociali e dei Cobas. “E’ fallito il tentativo di oscurare la manifestazione: chi ha organizzato questo blitz violento è contro i lavoratori dell’Ilva e non vuole il futuro di Taranto”, è stato il commento del segretario Cisl, Raffaele Bonanni. Ilsussidiario.net ha intervistato Ottaviano Del Turco, ex sindacalista della Cgil e ministro delle Finanze del governo Amato.

Del Turco, ieri a Taranto è stato il giorno degli scontri tra sindacati …

Occorre fare attenzione ai fatti che si sono svolti ieri, non tutto è protesta operaia che trae origine da lotte sindacali inequivocabili come quelle che nascono da una paura di una chiusura imminente dello stabilimento. Dentro a questi disordini c’è anche dell’altro.

Chi potrebbe avere interesse a strumentalizzare i conflitti sullo stabilimento dell’llva?

Tutti. Non dimentichiamoci che Taranto si trova in Puglia, e che tutto ciò che riguarda l’Ilva ha anche letture di respiro regionale. Da questo punto di vista l’autorevolezza della Regione e di Nichi Vendola non è sufficiente per rappresentare un punto di riferimento e per scombinare i giochi di quanti scherzano con il fuoco.

Intende dire che Vendola non ha una posizione sufficientemente netta?

No, ma perché il presidente della Regione abbia l’autorevolezza e rappresenti un punto di riferimento ci vuole qualcosa di più. Dentro questa vicenda possono sorgere fenomeni legati al fatto che Vendola sta cercando di avere un ruolo nazionale preciso e ben identificabile. Nel prosieguo di questa vicenda vedrete che verrà fuori anche un tema di questa portata.

Quindi è la politica ad avere interesse a giocare col fuoco?

La politica, ma anche le istituzioni tarantine e il Comune. Taranto è un Comune che in questi anni esce da vicende allucinanti. Dentro i fenomeni che sconvolgono l’economia di una città, c’è gente che pensa di costruire una storia politica precisa e non sempre è animata da buone intenzioni, ma spesso anche da strumentalizzazioni intollerabili.

In che senso la Regione Puglia non è abbastanza autorevole?

Comprendo le difficoltà in cui si trova Nichi Vendola. Il governatore ha seguito molto gli scontri sociali che hanno caratterizzato le vicende sindacali di Torino e Pomigliano d’Arco, ma è stato più assente rispetto alla vicenda dell’Ilva di Taranto. E il motivo è che il presidente della Regione ha qualche difficoltà a gestire questa vicenda, a esporsi in prima persona, in quanto teme anche giustamente una strumentalizzazione contro di lui di alcuni aspetti di questa storia.

 

Da dove nascono le difficoltà di Vendola?

 

Dal fatto che la vicenda di Taranto ha una sua specificità, non è una narrazione tradizionale delle vicende sindacali e politiche pugliesi. Quelle appartengono alla storia di Giuseppe Di Vittorio, compaesano di Vendola, ad altre vicende che fanno parte della storia industriale della Puglia molto caratterizzata sul versante barese. La questione dell’Ilva rappresenta invece un’anomalia, e Vendola si trova quindi molto più in difficoltà nel trovare le parole e la posizione giusta per dominare quanto sta avvenendo.

 

In che cosa consiste l’anomalia della vicenda dell’Ilva?

 

Costruire il quinto centro siderurgico a Taranto ha voluto dire uno sconvolgimento del panorama produttivo pugliese. Trasformare una città marinara, con una tradizione di navigazione nel Mar Mediterraneo, in un grandissimo centro di produzione siderurgica ha provocato delle forzature che sono poi venute alla luce. E la conseguenza sono stati degli sconvolgimenti politici e sociali molto evidenti.

 

Le regole ambientali dettate dalla politica sono state troppo restrittive?

Quella dell’Ilva è una vicenda molto complessa. Da un lato ci sono i provvedimenti tesi a salvaguardare la salute dei cittadini di Taranto. Preoccuparsi di questo aspetto è un dovere degli amministratori, se non fossero stati intrapresi determinati interventi si sarebbe detto che la politica era assente. Naturalmente una volta presi questi provvedimenti, si ritiene che al loro interno vi fosse un attentato alla continuità dello stabilimento di Taranto. E da qui nascono le contraddizioni che sono difficili da dirigere, orientare e governare.

 

Quali sono le conseguenze?

 

E’ difficile essere i rappresentanti di operai arrabbiati che rischiano la chiusura dello stabilimento, e contemporaneamente fare discorsi sull’ambiente, l’ecologia e il rapporto tra fabbrica e salute in una città di tipo tradizionale come Taranto. Chi come me ha fatto il dirigente sindacale e poi ha avuto responsabilità politiche, sa bene quanto gli slogan usati nel sindacato non funzionino assolutamente quando si tratta di avere la forza di imprimere un orientamento e una direzione politica alle istituzioni.

 

Secondo lei la tensione di ieri potrebbe sfociare anche nel terrorismo?

 

Tutti i fenomeni del terrorismo hanno tratto linfa da vicende come questa. Non me la sento però di dire che dietro agli episodi di oggi possano necessariamente esserci fenomeni legati alle vicende terroristiche che hanno insanguinato il Paese.

 

(Pietro Vernizzi)

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