LISTA DEI SINDACI/ Fontana (Lega): ecco perché non ha senso

- int. Attilio Fontana

Il dibattito sulla lista dei sindaci si è riacceso con prepotenza. Dopo una iniziale euforia ora prevalgono i dubbi. ATTILIO FONTANA, sindaco leghista, ne parla a IlSussidiario.net

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Due sindaci (Foto: Infophoto)

Anche il sindaco di Genova, Marco Doria, ritiene “superflua la lista dei sindaci” e di fatto svela un profondo disagio complessivo della politica italiana, sempre più incalzata da quella che impropriamente viene chiamata antipolitica. Alla fine Doria che cosa dice: “Serve un solido centrosinistra”.

Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese, più che mai impegnato nella difesa della sua città, dei servizi che finora ha offerto, non si stupisce che questa lista dei sindaci immaginata per un certo periodo dal centrosinistra non riesca ad andare in porto e alla fine si risolva in un aggrapparsi a una ipotesi irrealizzabile.

Spiega Fontana: “L’idea di una lista dei sindaci era venuta in mente, se non mi sbaglio, circa dodici anni fa a Massimo Cacciari. Ma anche allora l’idea non ebbe successo. Io credo che in questo momento abbia poco senso per il centrosinistra, ma anche per noi della Lega, pur tanto radicati nel territorio. Il fatto è che non si capisce che tipo di sbocco politico potrebbe avere”.

Allora per quale ragione, a suo parere, è stata proposta?

Credo che ormai, nella situazione politica in cui viviamo, il comune rappresenti per i cittadini una sorta di ultimo baluardo, di ultima avanguardia della democrazia. Mi scusi, ma con il “governo dei tecnici” di Mario Monti si sta correndo veramente il rischio di un deficit, di una carenza di democrazia, di dibattito democratico. E’ ipotizzabile che una lista dei sindaci potesse servire, nelle intenzioni di chi l’ha voluta proporre,  come un’emergenza, una sorta di  barriera, di ultima spiaggia per chi non va a votare oppure va a votare Beppe Grippo.

Ma lei crede che in una situazione come questa le elezioni non offrirebbero alcuna soluzione?

Guardi non mi faccia usare parolacce. Non so proprio come si uscirebbe da una tornata elettorale in questo momento. Basta guardare all’interno degli schieramenti politici come sono ridotti, guardi i sondaggi e infine rifletta anche sulla situazione nel territorio. E’ evidente che una lista dei sindaci potrebbe in teoria rappresentare una ancora di salvezza. Il sindaco è vicino ai cittadini, ai suoi problemi, alle sue esigenze. Però la stessa situazione politica complessiva e soprattutto quella economica, ci impongono i “salti mortali”. Ho sentito alcuni sindaci di sinistra che  sono letteralmente furibondi per i tagli a cui sono costretti. Ma è una condizione che stiamo vivendo tutti. A volte, guardando a quello che occorre fare per una città, di fronte a questi ripetuti tagli che ci vengono imposti, penso che nessuno di noi sappia bene come è veramente la situazione reale. Quindi i sindaci possono rappresentare un punto di riferimento, ma la situazione complessiva rischia di travolgere tutto.

Destra, sinistra, leghisti, centrodestra, centrosinistra, vi trovate insomma tutti su una stessa barca.

E’ esattamente così. E poi come potremmo uscirne, ammesso che una lista dei sindaci si affermi, a tradurre l’eventuale vittoria in una politica di governo, in una concreta proposta politica? Anche noi della Lega, che siamo certamente molto radicati sul nostro territorio, che cosa potremmo aggiungere come proposta a quello che già dice il nostro movimento? E poniamo pure che facessimo una considerazione più ampia, di una lista dei sindaci con diversi partiti. E poi? Quale sarebbe la proposta politica unificante tra un sindaco di centrodestra, uno di centrosinistra o un leghista. No, io penso che non sia praticabile una scelta del genere. Per questo i sindaci di sinistra si sfilano, anche se possono averla pensata per un certo periodo.

Hanno pensato a una lista dei sindaci in funzione di antiprotesta generalizzata.

Ma si. Capisco che possa venire in mente guardando la situazione della politica italiana in generale, il discredito che ha ormai la classe politica nazionale. Ma sarebbe come aggrapparsi a uno stato di emergenza. E non si può andare avanti in questo modo.

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