NAPOLITANO & CARCERI/ Mosca (Pd): il “modello Padova” vale più dell’indulto

- int. Alessia Mosca

Il Capo dello Stato ha chiesto di intervenire con indulto e amnistia per ovviare la drammatica situazione delle carceri italiane. ALESSIA MOSCA (Pd) spiega perché non è abbastanza

carcere_san_vittore
Immagine di archivio

Il Capo dello Stato, ricevendo al Quirinale alcuni firmatari di un documento sulla situazione carceraria italiana, ha avuto ieri parole molto forti. Non era la prima volta che affrontava il tema, ma questa volta si è spinto a parlare di amnistia e indulto, dicendo che la realtà carceraria italiana è qualcosa che non fa onore al nostro Paese ferendone la credibilità internazionale. Sono impietosi infatti i numeri che dicono della realtà carceraria italiana: 66.721 detenuti quando i posti reali nei penitenziari sono soltanto 45.568, e questo non è che uno dei problemi. Per l’onorevole Alessia Mosca, membro dell’Intergruppo per la Sussidiarietà e relatore della proposta di legge sul lavoro carcerario, contatta da IlSussidiario.net, “siamo in una situazione esplosiva per quello che riguarda le carceri italiane. Il fatto che il Capo dello Stato sia arrivato a parlare di amnistia e indulto significa che i numeri e la situazione generale si stanno solo aggravando”. Per l’onorevole Mosca però questi sono interventi di drammatica emergenza, obbligati dagli eventi, “ma non sono la migliore soluzione alla quale ambire: se si vogliono fare le cose seriamente bisogna mettere mano a riforme che facciano sì che non ci si trovi nella stesa situazione fra qualche anno o anche fra qualche mese”.

Non è la prima volta che il Capo dello Stato affronta l’emergenza carceraria, questa volta però è stato piuttosto esplicito.

La situazione carceraria da tempo è in condizioni pessime e sta  peggiorando. Se il Capo dello Stato è arrivato a dire queste cose è perché i numeri e la situazione generale si stanno aggravando. Sappiamo bene cosa significa e quali possono essere le ricadute, non sempre facili da accettare, quando si parla di recidiva dei detenuti scarcerati. Certamente la situazione è esplosiva e quindi le parole di Napolitano dicono il bisogno di trovare misure drastiche.

Il Capo dello Stato però ha sottolineato la difficoltà nell’applicazione dell’articolo 79 della Costituzione, quello relativo ad amnistia e indulto. Perché secondo lei?

Ci sono diverse cause, nel senso che il tema delle carceri è sempre stato trattato, purtroppo come tanti altri, nei momenti di emergenza. Non si è tentato cioè di fare una riflessione seria e in tempo utile per trovare soluzioni alternative alla modalità con cui oggi viene gestito il sistema carcerario. Il fatto che noi, nel nostro gruppo, ci siamo battuti così tanto sulla questione del lavoro nelle carceri, è un tentativo di provare ad affrontare il tema in modo diverso. E’ chiaro che ci sono proposte di gestione alternativa che hanno bisogno di tempi piuttosto lunghi. 

Sembra di capire, anche da quanto ha detto Napolitano, che ci sia però un problema politico sul tema amnistia e indulto.

In realtà non è solo un problema politico, che sicuramente c’è, ma c’è anche un problema che possiamo definire di tipo sociale. Sappiamo bene infatti come le parole amnistia e indulto siano percepite a livello di opinione pubblica, cioè con paura. Non è solo un problema politico.

Lei personalmente ritiene che amnistia e indulto siano la strada giusta per l’emergenza carceraria?

Onestamente, vedo questo eventuale intervento come qualcosa di costretto dagli eventi. Non è la migliore soluzione alla quale ambire: se si vogliono fare le cose seriamente bisogna mettere mano a riforme che facciano sì che non ci si trovi di nuovo da qui a pochi anni o mesi in una situazione analoga.

C’è poi il problema della carcerazione preventiva, che ha portato a un aumento notevole dei detenuti. Lei cosa ne pensa di questo tipo di provvedimento?

E’ senz’altro un tema da affrontare. Ci sono davvero pochi casi tra quelli per cui oggi si chiede la carcerazione preventiva per i quali c’è davvero pericolo di inquinamento delle prove. Si possono fare dei passi in avanti. Però io non credo che su temi così delicati si debba affrontare la cosa con frasi o dichiarazioni campate per aria o dette solo a mo’ di bandiera, quando invece è necessaria una riflessione e una riforma approfondita per evitare di creare più danni rispetto a quelli che ci sono già. 

 

Crede che qualcuno usi il problema della carcerazione preventiva in questo senso?

 

Sono terreni molto delicati. Utilizzare l’accetta e fare dichiarazioni per cui si dice sì o no ad alcune misure credo sia irresponsabile, perché c’è bisogno di affrontarle con la delicatezza e la profondità che temi di questo tipo richiedono.

 

Tornando al Capo dello Stato, ha chiesto esplicitamente che il Parlamento si muova, anche se la legislatura è agli sgoccioli. Lei crede che questo sia realistico?

 

Un monito del Capo dello Stato non è possibile non considerarlo, quindi credo ci saranno delle iniziative anche parlamentari per tentare di dare seguito alle sue parole con una risposta concreta. Tutti noi che più volte abbiamo fatto visite nelle carceri ci siamo resi conto di come la nostra situazione non sia accettabile, anche a paragone con quella di altri Paesi europei dove si sono fatte riforme che hanno alleggerito la detenzione senza provocare una riduzione della sicurezza sociale, anzi. Alcune iniziative si faranno sulla possibilità che si riesca in modo rapido a portare a compimento qualcosa di serio. Io me lo auguro, lo spero vivamente: è chiaro che ci troviamo in un momento molto complicato. Al di là dei tempi brevi prima che si sciolgano le Camere è un momento di difficoltà politica generale. Speriamo che ciò non ci renda troppo distratti.

 

Il ministro Severino è stato recentemente in vista al carcere di Padova dove esiste una esperienza in atto di lavoro carcerario con risultati estremamente positivi. Che ne pensa di questa visita?

 

La visita al carcere di Padova ritengo sia stata molto positiva. Il ministro ha visitato il carcere e ha detto pubblicamente quello che noi stiamo cercando di portare avanti con grande forza in Parlamento anche attraverso la legge per incentivare ulteriormente il lavoro nelle carceri. Cioè che il lavoro è una delle forme migliori per dare applicazione a ciò che chiede la Costituzione, uno strumento di riabilitazione e non di segregazione. Il fatto che abbia detto che il lavoro carcerario è la strada principale per affrontare in modo nuovo il sistema penitenziario, non può che fammi piacere, visto che da tanto tempo ci stiamo lavorando con tanti colleghi. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori