PRIMARIE PD/ Caldarola: è Berlusconi la carta di Bersani contro Renzi

- int. Peppino Caldarola

Secondo PEPPINO CALDAROLA l’unica novità significativa del sindaco di Firenze era consistita nell’invocare il superamento della dialettica berlusconiani-antiberlusconiani

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Tutto può dirsi di Renzi fuorché non sia stato in grado di unire il Pd. Contro di lui. Se fino a poco tempo fa il partito era terreno di scontro tra bande armate, capibastone, e correnti vari, tutti oggi marciano compatti per neutralizzare il sindaco di Firenze. A partire da D’Alema, che è tornato tra i vivi per decretare: “Renzi non è adatto a governare”. Sta di fatto che avrà libero accesso alla competizione per scegliere il futuro premier di coalizione. Bersani, infatti, ha detto che si potrà partecipare alle primarie, in deroga allo statuto del partito che prevede che il candidato premier sia il segretario del partito. Nel frattempo, è emersa l’esistenza, ovviamente smentita fin da subito dai diretti interessati, di un patto di ferro che blinderebbe alcuni tra i ministeri e le cariche istituzionali più importanti in caso di vittoria del Pd, assegnandoli ai soliti D’Alema, Fioroni, Franceschini, Veltroni e via dicendo. Abbiamo fatto il punto della situazione con Peppino Caldarola.

Renzi è realmente accerchiato?

Effettivamente, la rottamazione da lui sbandierata sta unificando pressoché l’intero gruppo dirigente, inteso a fermare l’ondata di grillismo interno. Non spaventa tanto lui, quanto il fatto che possa passare l’idea secondo cui chi ha una certa età deve andarsene a casa. Idea che affascina non solo i giovani, ma i più anziani in assoluto, quelli che sono ormai da tempo fuori dai giochi. 

Bersani ha detto che le primarie non saranno un congresso. Teme che si modifichino gli equilibri interni?

La vittoria di Renzi è improbabile; la sinistra, infatti, piuttosto di votarlo si farebbe tagliare le vene. Sta di fatto che otterrà un risultato importante. Di conseguenza, si tratterà di un vero e proprio congresso. D’altronde, la competizione si farà contro lo statuto, che prevede che il segretario del partito sia il candidato premier; il fatto di indire primarie che ne modificano i connotati, significa, di fatto, dargli un carattere congressuale.

Perché, secondo lei, Bersani ha agito così?

Siamo in un clima tale che, se si fosse fatto scudo dello statuto, avrebbe dovuto affrontare la sollevazione dei sostenitori di Renzi, quali Veltroni e i veltroniani, tanto per citarne alcuni.  

A parte il dato anagrafico, qual è il valore aggiunto di Renzi?

Mi pare che, in realtà, il suo maggior contribuito sia consistito, quando ancora c’era Berlusconi, nella richiesta di abbandonare l’antinomia berlusconiani-antiberlusconiani. Ora che la questione è divenuta ormai inesistente, stupisce l’assenza di qualsivoglia pronunciamento di Renzi su temi di eccezionale gravità quali la situazione delle miniere sarde, l’Ilva di Taranto, gli stabilimenti di Pomigliano o Mirafiori; come può candidarsi a capo del governo un leader che sui dossier principali del Paese non dice alcunché, perché o non vuole esporsi o non ha le competenze per farlo?

Quindi, ha ragione D’Alema?

Si può anche imparare a governare iniziando dalla vetta; come ha fatto, per intenderci, Obama; il problema, quindi, non può intendersi nei termini posti di D’Alema. Ben più grave dell’assenza di esperienza è l’incapacità di non aver espresso una posizione sui temi più caldi. Sappiamo come si potrebbe comportare Bersani su tali questioni, ma non abbiamo idea di come le affronterebbe Renzi.

A proposito di D’Alema: è intenzionato a tornare in prima linea?

D’Alema è un combattente, e l’idea che possa essere messo da parte può venire giusto solo a Renzi. L’ex premier, infatti, tanto per cominciare, ha un seguito, sia nel mondo politico che giornalistico. Inoltre, ha delle idee. Che pone da molto tempo. Più che un ritorno in campo, si tratta della volontà di non esserne estromesso.

Per inciso: cos’ha fatto in questi anni? Realmente ha tramato e ordito nell’ombra, come ai più piace pensare?

Ma no… Direi che è rimasto in disparte, dedicandosi a quello che più gli piace: coltivare relazioni internazionali.

Trova verosimile il patto d’acciaio di cui hanno parlato i giornali?

Mi sembra troppo realistica l’ipotesi per potersi trattare di un complotto. Posto che il Pd vinca le elezioni, a chi vuole che vadano le poltrone più importanti? Mi pare ovvio che, per assegnare la presidenza della Camera, Veltroni sia un candidato più forte di, per intenderci, un Orfini o un Fassina.

 

(Paolo Nessi)

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