NAPOLITANO/ Il “metodo di Rimini” per affrontare la realtà

- Gianluigi Da Rold

Il Presidente Napolitano nel suo ultimo discorso di fine anno ha indicato una via per affrontare le difficoltà della crisi italiana: il ‘metodo di Rimini’. Ne parla GIANLUIGI DA ROLD

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Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini nel 2011 (Infophoto)

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si congeda, con l’ultimo messaggio del suo “settennato”, ponendo una questione di metodo e un problema di fondo in modo prioritario. Nessuno si nasconde le difficoltà del presente.
Il Presidente spiega in modo nitido: “Non ci nascondiamo la durezza delle prove da affrontare, ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani e nell’Italia. Più di un anno fa dissi a Rimini: si è nel passato troppo poco usato il “linguaggio della verità”. Ma avere e dare fiducia “non significa alimentare illusioni, minimizzare e sdrammatizzare i dati più critici della realtà: si recupera fiducia guardandovi con intelligenza e con coraggio. Il coraggio della speranza, della volontà e dell’impegno”.
E’ un passaggio cruciale del messaggio del Presidente della Repubblica, è la scelta di un metodo: affrontare la realtà. Un metodo che sembra dimenticato dalla politica di questi tempi di grande preoccupazione.
Perché la preoccupazione è l’altro punto che affronta il Presidente della Repubblica: “Parlo innanzitutto di una realtà sociale duramente segnata dalle conseguenze della crisi con cui da quattro anni ci si confronta su scala mondiale, in Europa e in particolare modo in Italia”.
Secondo il Presidente non ci si trova più solo di fronte a un “disagio sociale”, ma come in altri periodi storici, a una vera e propria “questione sociale”. C’è in queste parole un preoccupante “salto di giudizio”, che Napolitano documenta brevemente, ma incisivamente, con pochi dati indicativi: chiusura di aziende, disoccupazione soprattutto giovanile (Napolitano cita il dato riguardante i giovani che vivono in famiglie povere), recessione economica di intere regioni” Qui si vede la preoccupazione di fondo, quasi l’apprensione, di un uomo che ha una lunga storia politica e che invita tutti i protagonisti della classe dirigente italiana, a tenere ben presente su quale terreno ci si sta muovendo.
La difficoltà reale è rappresentata dal grande indebitamento pubblico dell’Italia e quindi dall’inevitabilità di muoversi su un sentiero stretto tra sacrifici e prospettive di rilancio economico. Ma l’obiettivo precisa Napolitano è questo: “Entro questi limiti si può agire affrontando le questioni sociali più gravi. Lo si può fare e lo si deve fare distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica, che va, in ogni settore e con rigore, liberata da sprechi e razionalizzata. Decisivo è, nello stesso tempo e più in prospettiva, far ripartire l’economia e l’occupazione non solo nel Centro Nord ma anche nel Mezzogiorno, cosa di cui poco si fa carico e perfino poco si parla”.
Napolitano precisa ancora: “Uscire dalla recessione, rilanciare l’economia è per noi possibile solo insieme con l’Europa, portando in sede europea una più forte spinta e credibili proposte per una maggiore integrazione, corresponsabilità e solidarietà nel portare avanti politiche capaci di promuovere realmente, su basi sostenibili, sviluppo, lavoro, giustizia sociale”.

Quale è l’Italia che Napolitano desidera e su cui invita allo sforzo la classe dirigente del Paese? Secondo il Presidente: “Ripresa e rilancio dell’economia e avanzamento civile del Paese non possono separarsi”. Da questa aspirazione del Presidente le critiche per le cose non fatte, per quelle che si sono dimenticate, per le riforme mancate. L’invito a risolvere i problemi dei giovani, a valorizzare il capitale umano, a non disperdersi in risse politiche.
Si può discutere e anche non condividere il passato politico di Napolitano, ma non si può dimenticare il suo impegno e la grande scuola politica a cui è appartenuto e nella quale è cresciuto. Forse per questo, quasi al termine del suo intervento, il Presidente della Repubblica lancia un altro messaggio di metodo citando Benedetto Croce: “Senza politica, nessun proposito, per nobile che sia, giunge alla pratica attuazione. I partiti politici in avvenire si combatteranno a viso scoperto e lealmente e nel bene dell’Italia troveranno di volta in volta il limite oltre il quale non deve spingere la loro discordia”.
E aggiunge ancora citando Croce: “Il disprezzo della politica non porta da nessuna parte, è pura negatività e sterilità”. La politica ovviamente non può ridursi a conflitto cieco o a mera contesa per il potere, senza rispetto per il bene comune e senza qualità morale.
Vedremo nelle prossime settimane se questo “limite” a cui si è richiamato Napolitano sarà davvero preso in considerazione oltre le dichiarazioni di maniera (azzardato dire rispettato) dalle forze che affrontano le elezioni politiche. 



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