LISTE CIVETTA/ C’è un rischio serio per Monti, non per i grillini…

- int. Aldo Maggis

E’ caos dopo la presentazione dei simboli dei partiti che corrono per le elezioni di febbraio: molti i doppioni. ALDO MAGGIS spiega cosa sono e a chi giovano le liste civetta

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Appena presentati i simboli dei partiti che correranno alle elezioni di febbraio, è scoppiato il caso delle liste civetta. Quelli probabilmente più danneggiati e quindi già pronti a fare ricorso sono i grillini: un sedicente Movimento Cinque Stelle ha infatti presentato un simbolo identico al loro in tutto e per tutto (anche la “V” colorata di rosso) tranne naturalmente la sigla in basso “beppepgrillo.it”. Ma anche Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia ha avuto il medesimo problema: è stato presentato infatti il simbolo di un’altra lista Rivoluzione Civile con medesimo logo, ma anche questa volta senza il nome del magistrato in calce. Problemi infine anche per Mario Monti, che si trova a fare concorrenza alla lista Per l’Europa Monti presidente. Ilsussidiario.net ha chiesto a un politico di lungo corso, Aldo Maggis, che scopo abbiano e chi ci sia dietro queste liste civetta: “Ovviamente un oppositore di quel partito specifico che spera così di danneggiarlo. Queste liste civetta sono pericolose: magari può saltare un seggio per lo 0,2% andato a quella lista e allora il risultato è stato ottenuto”. Maggis ci spiega come è possibile fare ricorso e richiama alcuni esempi storici di liste civetta.

Maggis, è possibile fare ricorso contro queste liste civetta? 

Dipende da alcuni elementi. Se il simbolo del partito è un simbolo storico, cioè il partito ha già una storia dietro di sé, allora  è molto più semplice. Se invece è un partito nuovo può essere un problema. La storia pregressa costituisce un riferimento; se un simbolo in qualche misura è simile a un altro deve essere rimosso e non può essere accettato.

In caso invece di due partiti dallo stesso simbolo ma dal medesimo percorso storico?

Allora dal punto di vista della giurisprudenza dovrebbe fare fede chi lo deposita per primo al Viminale.

Infatti il finto Movimento Cinque Stelle ha battuto tutti nella corsa alla presentazione del simbolo, arrivando primo.

In caso di ricorso ha il sopravvento un movimento che ha già una storia, nel senso che se quel simbolo è già stato presentato in una precedente elezione dovrebbe avere diritto di essere ammesso solo lui. Non è la prima volta che i Cinque stelle di Grillo si presentano alle elezioni, dunque anche se è stato presentato dopo in termini temporali, al Viminale dovrebbero ottenere la cancellazione dell’altro simbolo.

Il caso invece della lista Per l’Europa Monti Presidente gioca tutto sull’uso del nome Monti invece che sulla grafica. In questo caso cosa può succedere?

Questo è un bel problema tutto da vedere. Visto poi che anche Monti è la prima volta che si presenta a una elezione, in questo caso chi ha presentata il logo per primo esclude l’altro.

Un bel problema per Mario Monti.

Non lo assicuro al 100 per cento ma si potrebbe arrivare a un accomodamento, una qualche forma che permetta a tutti e due i simboli di essere presenti alle elezioni. Il vantaggio comunque è sempre di chi si presenta prima.

A chi giova creare queste liste civetta?

La mia opinione personale è che un elettore che vuole andare a votare in genere si informa. Le liste civetta fanno perdere qualche voto, ma la gente è sufficientemente matura da saper distinguere i simboli dei partiti che vuol votare.

 

Però si possono creare situazioni di confusione: uno che vuole votare Monti apre la scheda, vede come primo simbolo questa altra lista Monti e dà il voto alla lista sbagliata. 

 

Vero, gli faranno perdere sicuramente qualche voto. E’ già successo. Tutto questo giova agli oppositori politici di quella data lista. Teniamo poi presente che abbiamo elezioni che non sono proporzionali, quindi di conseguenza in questo caso le liste civetta servono a sottrarre voti a qualcuno, piuttosto che a dare la possibilità a qualcun altro.

 

Ci spieghi meglio.

 

In passato, quando c’era il sistema proporzionale, presentavi una lista civetta e con questa lista portavi a casa uno 0,8% di voti tutti presi per errore. Succedeva che un recupero nazionale in sede proporzionale un seggio te lo faceva ottenere comunque, dunque era un risultato positivo.

 

Oggi invece?

 

Non credo il porcellum permetta più a livello nazionale di ottenere questo risultato, perché le percentuali molto basse non vengono gratificate. 

 

E’ certamente un fenomeno recente questo delle liste civetta: ai tempi della Prima Repubblica non si poteva certo scopiazzare il simbolo della Dc o quello del Pci.

 

Non si potevano attaccare perché c’era un consolidamento storico dei partiti di lunga data. Oggi la verità è che a ogni elezione spuntano fuori nuovi simboli e nuovi partiti. Questa situazione di instabilità storica lascia scoperti ad attacchi di questo tipo.

 

Ci sono stati nel passato fenomeni curiosi o particolari che lei ricorda in proposito?

Ci fu il caso di un signor Albertini che si presentò capolista alle comunali a Milano e ottenne un numero spropositato di preferenze, ma era un omonimo del sindaco Gabriele Albertini che i milanesi volevano votare e che fu comunque eletto. Anni fa la Lega Nord fu penalizzata perché una Lega Nord molto simile come simbolo si presentò e si portò via l’1,5% dei voti, che non è poco.

 

In conclusione chi rischia di più è Monti.

 

Una lista Monti con un altro Monti candidato che non è Mario credo punti a togliere voti al”ex capo del governo. In realtà penso che la lista di Mario Monti, a prescindere dalle liste civetta, non andrà comunque molto lontana. Senza guardare i sondaggi ma andando a sensazione, con l’attuale quadro politico la vittoria della sinistra è abbastanza scontata. Berlusconi non credo sia convinto di vincere, punta alla sconfitta di Monti alla Camera per essere lui l’oppositore, visto che al Senato Bersani difficilmente potrà vincere. Quindi con i voti di Lombardia, Veneto, Lazio e Sicilia conta di avere la maggioranza in Senato per rendere impossibile l’opera di governo di Bersani, il quale sarà obbligato a chiedere l’alleanza a Monti.

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