SONDAGGIO ELEZIONI/ Dopo lo show di Berlusconi, Monti spaventa ancora Pdl e Pd?

- int. Arnaldo Ferrari Nasi

Secondo ARNALDO FERRARI NASI dopo la risalita nei sondaggi del Pdl, in seguito alla campagna mediatica di Berlusconi, a Monti non resta che sperare che i cittadini ragionino secondo logica

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Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Tutti sembrano temere il centro montiano. Il leader di Sel, Nichi Vendola, ci ha tenuto a precisare che, in caso di vittoria del centrosinistra, l’appoggio del prof. della Bocconi sarà il benvenuto. Ma non la sua presenza, o la presenza dei suoi al governo. Parole che, dopo l’apertura di Enrico Letta (“Monti sarà il nostro interlocutore privilegiato”), sembrano, più che altro, volte ad esorcizzare l’eventualità. Così come quelle di Berlusconi. Che sembra aver individuato nell’attuale premier il nemico da abbattere, ancor più che la sinistra. Non c’è trasmissione, infatti, in cui non dedichi decisamente più tempo ad attaccare l’ex commissario europeo alla Concorrenza che Bersani. Abbiamo chiesto ad Arnaldo Ferrari Nasi, sondaggista e direttore dell’omonimo istituto di ricerca che scenari si prefigurano.

Il centro sta spaventando gli schieramenti?

Guardi, se ben ricordiamo, fino a pochi giorni fa il Pdl era considerato da rottamare, una sorta di Bad Company in cui sarebbero rimasti gli impresentabili mentre, nelle liste montiane, sarebbero dovuti confluire i personaggi più virtuosi. Si credeva che il Pdl fosse ormai destinato a implodere, a squagliarsi, mentre la Lega sarebbe andata da sola, racimolando non più di un misero 4-5%. A quel punto, il cosiddetto centro si sarebbe sovrapposto al “vecchio” centrodestra, fino ad arrivare addirittura a sostituirlo.

Addirittura?

Fini è forse un uomo di centro? Non direi. E neppure Montezemolo. Lo stesso Monti è comunemente ritenuto un esponente della destra libeale europea. D’altro canto, in Italia, storicamente, tutto ciò che non è mai stato direttamente legato al Pc-Pds-Ds-Pd ha sembre corso unito. Insomma, tra l’Udc e il Pdl, salvo le esacerbazioni, non sussiste questa grande differenza in termini di grandi valori. Casini, quindi, non avrebbe fatto altro che sbilanciare la coalizione verso il centro. E la sostituzione del centrodestra avrebbe rappresentato il semplice esito di un processo naturale.

Ebbene, cos’è accaduto nel frattempo?

Berlusconi ha ripreso a condurre una campagna elettorale con un’energia impensabile, fino all’exploit da Santoro. Dove ha stravinto 20 a 2. Ed è riuscito a riconcentrare la battaglia sul bipolarismo. Monti, del resto, ha compiuto diversi errori

Quali?

Se, realmente, avessero voluto rappresentare il nuovo, non si sarebbero dovuti presentare in Parlamento con due simboli che si riuniscono sotto Fini e Casini, due eminenti personaggi della prima e della seconda Repubblica.

A questo punto, quanto potrebbe prendere il centro?

Anche da questo punto di vista, va sottolineato come l’intestarsi un 15% è stato un errore. Non si può inaugurare una campagna elettorale predisponendosi alla sconfitta. Sta di fatto che se Berlusconi continuerà a fare campagna elettorale con questi toni e in questi termini, gli eroderà ulteriori consensi.  A meno che non prevalga, negli elettori, la logica.

Cosa intende?

I cittadini potrebbero prendere atto del fatto che Berlusconi è stato numerosi anni al governo. E che la sua occasione l’ha avuta. Ciò che va ripetendo, quindi, non è altro che un discorso trito e ritrito. Se prendiamo per buona questa ipotesi, allora, forse, il centro potrebbe allargarsi.

Al di là del risultato, ritiene verosimile l’ipotesi in base alla quale il centrosinistra, non riuscendo a raggiungere la maggioranza in Senato (dove il premio viene attributo su base regionale), si trovi costretto ad allearsi con il centro montiano concedendo la presidenza del Consiglio al prof della Bocconi in cambio dell’impegno a lasciare Palazzo Chigi a Bersani, magari dopo due anni e in cambio di una poltrona di prestigio europea?

Credo che il centrosinistra si limiterà a chiedere un appoggio esterno al centro. Non possiamo, invece, escludere che Casini, avendo piazzato alcuni dei suoi uomini nella Lista Monti, decida di costituire – all’indomani delle elezioni – un proprio gruppo al Senato, per lasciare il centro e andare con il centrosinistra.

 

(Paolo Nessi)

 

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