LEGA NORD/ Pagliarini: l’inchiesta sulle quote latte? Vi spiego cosa non quadra

- int. Giancarlo Pagliarini

Se, da un lato, è curioso che la vicenda emerga a ridosso delle elezioni, dall’altro, spiega GIANCARLO PAGLIARINI, la Lega non si è mai distinta per la sua gestione finanziaria specchiata

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Lega Nord, elezioni Milano

Non c’è pace per la Lega Nord. Non è bastata la “ramazza” per spazzare via il fantasma degli scandali legati ad una presunta gestione disinvolta dei soldi pubblici. Neppure l’avvicendamento ai vertici ha consentito di voltare definitivamente pagina. Il Carroccio è attraversato da una nuova vicenda giuridica. Nella notte, gli uomini della guardia di Finanza hanno perquisito le sedi di Via Bellerio, il quartier generale milanese, e di Torino. A dare l’ordine è stato il pm milanese Maurizio Ascione, titolare di un’inchiesta relative alle quote latte inaugurata diversi mesi fa dopo il fallimento della cooperativa “La Lombarda”, in rosso di 80 milioni. Secondo gli inquirenti, in cambio di provvedimenti legislativi volti dilazionare il pagamento delle quote all’Ue, sarebbero state versate delle tangenti a dei funzionari pubblici. Para che la perquisizione, in ogni caso, non abbia prodotto i risultati sperati. Abbiamo cercato di far luce su quanto sta accadendo con Giancarlo Pagliarini, ministro del Bilancio nel primo governo Berlusconi, militante della prima ora della Lega nord che ha lasciato nel 2007, come giudica quanto sta accadendo in questi giorni.

Come valuta l’episodio?

Devo dire, anzitutto, che questa vicenda della quote latte, personalmente, non l’ho mai compresa fino in fondo. Mi par di capire che la Lega, di fatto, si è eretta a paladina di gente che non rispettava la legge.

La ragione del Carroccio, era che la legge europea rappresentava un’imposizione sbagliata, che avrebbe messo in ginocchio gli allevatori

Quello che le pare. Sta di fatto che il numero degli agricoltori che le quote latte le ha pagate o che, in caso di sovraproduzione, ha pagato le multe che gli sono state comminate, dovrebbe aggirarsi attorno ai 31mila. Quelli che, invece, non hanno rispettato la legge,  sono poche centinaia. A causa di costoro, l’Italia ha dovuto pagare pensantissime sanzioni inflitte dalla comunità europea. Ebbene, la Lega difendeva questa minoranza.

Tornando alle perquisizioni: che idea si è fatto?

Beh, la storia delle quote latte va avanti da diversi anni. Mi domanda perché proprio adesso, a ridosso delle elezioni, l’inchiesta sia venuta a galla. Resta il fatto che i rinvii di cui si parla, ci sono stati, effettivamente, e sono stati realizzati dal governo Berlusconi. Su spinta, ovviamente, della Lega. La quale, effettivamente, si è spesa parecchio per la vicenda. Non si capisce perché per così poche persone. Sulle tangenti, ovviamente, non sono in grado di dire se siano state pagate o se vi sia stato alcunché di penalmente rilevante.

Comunque vada, crede che sia stata fatta adeguatamente “pulizia”?

Guardi, io me ne sono andato tanti anni fa perché, secondo i bilanci pubblicati per legge (con presente esclusivamente l’indicazione delle entrate e delle uscite, ma non i capitoli di spesa dettagliati) la Lega disponeva di svariati milioni. Eppure, nelle sezioni locali non arrivava una lira. Per cosa venivano usati, allora, questi soldi? Anche di recente, al nuovo tesoriere della Lega, avevo scritto una lettera affinché la Padania desse vita ad una vera e propria trasparenza, dedicando almeno metà del giornale a pubblicare tutti i dettagli delle spese e delle entrate del partito.

Dopo i recenti scandali, il partito sembrava in procinto di rialzarsi, attraverso l’avvicendamento ai vertici e un’operazione mediatica di pulizia interna. Ora rischia di essere nuovamente travolto?

Non credo. C’è uno zoccolo duro che considera il partito come una sorta di religione,un po’ come funzionava con il vecchio Pc.

Eppure, Maroni, in Lombardia, ha chance di vittoria solamente se prende i voti anche dei non leghisti

Gli italiani, alla fine, digeriscono tutto. E dimenticano in fretta. Guardi Di Pietro: dopo le accuse di Report relative al suo presunto patrimonio immobiliare sarebbe dovuto sparire nel nulla senza più lasciare traccia. Tanto più che il suo partito ha fatto della legalità la propria ragion d’essere. E, invece, sarà candidato. Oltretutto, con Ingroia. Un altro che ha creato una coalizione sotto le insegne della trasparenza e della legalità. 

 

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