COMPAGNIA DELLE OPERE/ “Un bene per l’Italia e per l’Europa”: il documento elettorale

- La Redazione

In vista delle elezioni politiche del 25 e 26 febbraio prossimi, la Compagnia delle Opere pubblica un documento con la propria posizione in merito. Il testo integrale

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(Infophoto)

Pubblichiamo il testo integrale del documento “Un bene per l’Italia e per l’Europa” a cura della Compagnia delle Opere

La scadenza elettorale arriva in un momento di grave crisi culturale, sociale ed economica. Questa circostanza interroga tutti e chiede in primo luogo che si affronti con verità e serietà la situazione politico-economica del Paese nel rispetto della singola persona e dei sacrifici sopportati fino ad ora da famiglie e imprese. Sincerità e sostenibilità delle proposte per il futuro sono ineludibili per una nuova fase di sviluppo. La sfida è grande, soprattutto sul fronte del lavoro, ma può trasformarsi in un’occasione per l’Italia di riprendere con vigore un cammino di costruzione e di bene. Il popolo italiano ha il desiderio, le capacità e le risorse per compierlo.

Ogni giorno vediamo persone, imprese e opere sociali affrontare le più diverse situazioni per renderle più consone alle esigenze di una convivenza veramente umana. Vediamo famiglie che cercano di accompagnare i loro figli nella scoperta di sé e del mondo in mezzo a tante difficoltà; imprenditori che non si rassegnano ai problemi che minacciano il loro sviluppo, ma cercano di innovare per superarli; tante iniziative personali e associative che aiutano i giovani nell’approccio al mondo del lavoro; opere che continuano a rispondere ai bisogni nonostante risorse sempre più limitate; insegnanti che, pur schiacciati dai limiti di un sistema scolastico burocratizzato, educano con passione e apertura.

Da queste esperienze il Paese può ripartire. Perché dimostrano come la libertà e la responsabilità della persona siano le fondamenta di una socialità capace di educare e formare professionalmente, di lavorare per creare condizioni di vita più favorevoli e di aiutare chi è in difficoltà. Il bene comune nasce proprio dal desiderio di bene e di bello che vive in ogni persona, si alimenta nella fedeltà a questo desiderio e si realizza attraverso l’impegno di ciascuno e la collaborazione fra tutti.

Sostenere la crescita di una tale socialità è il primo ed essenziale contributo che Compagnia delle Opere dà insieme a tante altre iniziative e associazioni. Vivere una tensione ideale in grado di plasmare passo per passo la vita sociale e lavorativa, rendendola sempre più vicina e utile alle esigenze fondamentali delle persone: questo è l’impegno decisivo senza il quale la società tende a diventare un amalgama indifferenziato di individui, dove da una parte prevale un individualismo che porta ognuno a perseguire il proprio interesse e dall’altra emerge uno statalismo invadente e inefficace.

Si finisce per assistere a una continua oscillazione fra liberismo e statalismo, posizioni figlie di una stessa idea di uomo privato della sua responsabilità. Una politica non radicata nella società diventa inevitabilmente autoreferenziale. Questo vale anche per l’antipolitica, la cui base non è l’enfasi del popolo ma, drammaticamente, l’enfasi del risentimento. Ma né la ribellione né la rassegnazione sono risposte adeguate. A chi si impegna ogni giorno per una vita più dignitosa, serve una politica che crei condizioni più favorevoli per valorizzare il bene presente in questo Paese.

Se non si imboccherà con coraggio questa strada, la società rischia di sfaldarsi e di lasciare il campo alla confusione, che incide sulle coscienze più dello spread.

Il primo compito della politica è di riconoscere quanto di positivo esiste e di definire con trasparenza le regole e i criteri per valorizzare le attività culturali, sociali ed economiche che contribuiscono al bene comune e al benessere delle persone. Proponiamo a tutti le priorità che vengono dalla nostra esperienza, perché è questo il criterio con cui valuteremo le proposte programmatiche di tutte le forze politiche.

Servono urgentemente misure affinché le famiglie, le scuole e gli enti di formazione professionale possano proporre ai giovani un’educazione che permetta loro di diventare soggetti liberi e responsabili nella società.

Il primo luogo dell’educazione è la famiglia, eppure persiste una sconcertante e irresponsabile assenza di sostegno culturale ed economico in suo favore. L’inversione di tendenza deve essere immediata.

Una politica per la famiglia che voglia definirsi tale dovrà prevedere una sensibile riduzione della pressione fiscale e misure più efficaci per armonizzare vita familiare e lavoro.

Il sistema scolastico ha bisogno di una riforma complessiva basata sul merito e su una crescente autonomia di tutti i centri scolastici, capace di riconoscere e valorizzare il docente come professionista e il pluralismo dell’offerta pubblica, statale e non statale, che dia a tutte le famiglie una possibilità di scelta.

Sulla formazione professionale occorre investire, eliminando al contempo i paletti burocratici che ostacolano l’alternanza scuola-lavoro. Occorre perciò rendere agibili in ogni Regione i percorsi di assolvimento dell’obbligo scolastico, con il sostegno ai nuovi Istituti Tecnici Superiori e la diffusione dei modelli educativi che si sono dimostrati più efficaci in questo campo. Bisogna sostenere l’apprendistato come percorso privilegiato per l’introduzione nel mondo del lavoro, recuperando e valorizzando la dignità del lavoro manuale che è alla radice di molti successi italiani.

Queste politiche rappresentano la strada maestra per ridurre la dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile e per sostenere lo sforzo di crescita e innovazione del sistema delle imprese.

Perché siano valorizzati i capaci e i meritevoli è necessaria una sana competizione tra gli atenei, per cui possa emergere chi fa buona didattica e buona ricerca, incentivando programmi di scambi internazionali, stage, tirocini e praticantati all’estero e dottorati e master di qualità.

Tutto il mondo riconosce alle imprese italiane la capacità di rispondere alle più alte esigenze di bellezza e di qualità. Garantire la crescita economica e occupazionale di cui il Paese ha bisogno significa rafforzare la loro produttività e capacità di innovazione. La globalizzazione dei mercati è un’opportunità e una sfida sia per i paesi emergenti sia per quelli più sviluppati. Devono perciò essere favorite le diverse forme di collaborazione fra imprese anche per sostenere l’internazionalizzazione come fattore decisivo nella ripresa economica.

Sono necessari la semplificazione burocratica e l’abbassamento reale del carico fiscale, soprattutto attraverso una detassazione degli utili reinvestiti nell’impresa. La riforma della giustizia civile dovrà dare certezza e tempestività alla soluzione delle controversie. Per finanziare queste politiche occorrono misure forti, orientate alla riduzione sostanziale della spesa pubblica: la fissazione di costi standard e il superamento dei tagli lineari uniti a un piano intelligente di dismissioni del patrimonio pubblico. La lotta all’evasione fiscale dovrà essere correlata a questi obiettivi, senza esagerazioni nelle modalità di controllo.

Occorre ricreare un rapporto virtuoso tra banche e imprese, che assicuri anche con nuovi strumenti alle famiglie e alle imprese un accesso al credito e un sostegno ai nuovi investimenti, concorrendo a modificare, ove occorre, i criteri fissati a livello internazionale per il sistema bancario. è urgente superare l’intollerabile scandalo del debito della pubblica amministrazione verso le imprese che spesso le spinge in situazioni di grave difficoltà.

Sul lavoro, occorre procedere con più coraggio per assicurare una maggiore flessibilità in entrata, che oggi rappresenta un freno ancora troppo significativo e rischia di ingessare il mercato del lavoro. La collaborazione tra imprese e sindacati deve proseguire sulla strada appena intrapresa: la ricerca di un equilibrio tra competitività e tutela dei diritti è una delle grandi sfide dei prossimi anni e va affrontata senza conflitti ideologici.

Il sistema del welfare pubblico è in crisi profonda. Al contempo alle attività non profit non viene riconosciuto l’essenziale contributo che danno al Paese in molteplici campi – l’assistenza, l’educazione, l’integrazione sociale – proprio in un momento in cui la povertà e il disagio crescono in misura esponenziale.

Il recente dibattito sull’IMU ha messo in luce una difficoltà a comprendere – e dunque a rappresentare in sede europea – la specificità di enti che svolgono attività di impresa con finalità non lucrative e perseguono finalità di pubblica utilità.

Sarà indispensabile un riordino della normativa, volto a semplificare, dare chiarezza e superare la dicotomia pubblico/privato per permettere alle realtà del terzo settore di concorrere con norme chiare e trasparenti al bene comune e per riconsegnare ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente chi possa rispondere al meglio ai loro bisogni.

Questo richiede di riconoscere il principio di sussidiarietà come criterio essenziale che valorizza la priorità della libertà e della responsabilità personale e associativa, per favorire chi è in grado di soddisfare la domanda di servizi, facendosi valutare per la qualità e la sostenibilità delle risposte che dà. Sussidiarietà non significa inserire i privati o il privato sociale laddove lo Stato non riesca a operare e nemmeno giustificare qualsiasi iniziativa che viene dal basso o liberalizzare i servizi a prescindere dalla loro efficacia ed efficienza.

Forse più che in altri settori, nessuna riforma sarà adeguata se non partirà dalla conoscenza reale di ciò che costituisce il nostro tessuto sociale. La riforma del sistema del welfare, dovrà essere sussidiaria anche nella sua genesi, con il coinvolgimento di tutti quei soggetti che già oggi ne sono i principali attori.

Compagnia delle Opere incoraggia chi, in questo momento, decide di assumersi una responsabilità politica per dare al nostro Paese una prospettiva nuova. CDO non partecipa a una militanza partitica, ma segue con interesse il tentativo di chi si assume tale responsabilità nelle varie forze politiche.

Deve prevalere una scelta dettata dalla responsabilità fattiva di fronte al bene comune: le logiche di potere personale o partitico, le scelte prese al di fuori di un dialogo costruttivo con l’Unione Europea non possono rispondere alle sfide che attendono il nostro Paese. Il Parlamento futuro dovrà vedere la convergenza di uomini e donne presenti in ogni schieramento capaci di affrontare i problemi con la massima lealtà e trasparenza, di emarginare con determinazione vecchie forme di corporativismo e di clientelismo, di abolire improprie sovrapposizioni tra partiti e istituzioni.

Nell’ultimo anno la politica italiana ha intrapreso una strada caratterizzata da serietà e credibilità internazionale, ottenute soprattutto attraverso il controllo dei conti pubblici e il tentativo di sburocratizzazione e snellimento della pubblica amministrazione. Il prossimo Governo dovrà proseguire su questa strada, che va comunque improntata alla crescita, aprendo nuovi spazi nella vita economica, sociale e culturale del Paese.

La nuova legislatura dovrà caratterizzarsi per un’autentica fase costituente che realizzi anche un federalismo in grado di responsabilizzare realmente le Regioni, premi la capacità dei territori di mettere in campo esperienze eccellenti, riduca le sovrapposizioni tra competenze dello Stato e delle Regioni. Si contribuirà, così, anche a creare le condizioni più favorevoli per una ripresa del Sud del Paese.

Nelle Regioni chiamate al voto, il percorso di modernizzazione intrapreso con successo in Lombardia, con leggi innovative che hanno consentito la libertà di scelta nei servizi essenziali – dalla scuola, all’assistenza, alla sanità – va consolidato e incentivato. Esso ha documentato come la sussidiarietà possa diventare un asse portante per il rinnovamento nell’amministrazione delle Regioni.

L’Italia ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno dell’Italia. Senza il legame con gli altri popoli europei e senza l’Unione Europea, l’Italia è destinata a emarginarsi dal contesto economico e politico internazionale. Al contempo l’esperienza e la tradizione dell’Italia sono un contributo essenziale perché l’Europa non cada nella trappola di una tecnocrazia, ma possa trovare forme per una coesione forte e capace di valorizzare le diverse identità e tradizioni.

La sfiducia diffusa, che porta a un crescente astensionismo con la conseguente rinuncia alla responsabilità, va affrontata con un realismo audace che non chiede alla politica la salvezza, non crea aspettative messianiche destinate a inevitabili disillusioni, ma svolge il suo compito più dignitoso: quello di servire il popolo. A questo scopo sarà necessario un profondo rinnovamento dei partiti, indispensabile per la democrazia del Paese, e una riforma elettorale che restituisca al popolo il potere di scelta dei propri rappresentanti. L’Italia è forte di una cultura basata sulla persona, di una trama sociale che ha come prima risorsa la famiglia e di una creatività e intraprendenza che hanno stupito il mondo. Da questi cardini può ripartire, traendo nuovo vigore dalla tradizione cristiana dell’Europa. Invitiamo tutti a non venir meno al diritto-dovere del voto, esprimendo con libertà e coscienza la propria preferenza



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