ELEZIONI/ Gli errori di Bersani regalano gli indecisi a Monti

- int. Ugo Finetti

Per UGO FINETTI, l’ambiguità di Bersani fa sì quanti all’interno della sinistra sono contro Monti finiscono per identificarsi con Ingroia, quanti sono contro Vendola vanno con Monti

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Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Nel corso di un’intervista su Radio2 con Barbara Palombelli, Mario Monti ha replicato agli attacchi di Silvio Berlusconi contro il centrosinistra: “Il Pd ha una storia comunista dalla quale si è andato lentamente affrancando e, anche se non da subito, ha appoggiato l’Ue”. Per Ugo Finettti, direttore di Critica sociale, la presa di posizione di Monti nasce in realtà dalla crisi di Bersani che non riesce a tenere fermo il timone del Pd.

Finetti, in che senso il Pd starebbe attraversando un momento di crisi?

Inizialmente indecisi e astenuti erano al 50%, man mano che si va verso il voto quest’area si riduce e gli indecisi si orientano sui vari partiti. Questo smottamento degli indecisi, che si sta svolgendo in queste ultime settimane, non sembra però favorire Bersani. Negli ultimi mesi il Pd aveva giocato una partita a porta vuota. Il punto più alto dei consensi del Partito Democratico sono state le primarie, dove la contrapposizione tra Bersani e Renzi sembrava riassumere la totalità dell’agonismo politico. Invece la scena si è riempita, e se la dialettica interna al Pd sembrava assorbire quella dell’intera Italia, adesso il Berlusconi-Santoro ha riequilibrato il Bersani-Renzi. Sono inoltre scesi in campo Monti e Ingroia.

Insomma il panorama politico è completamente cambiato?

Sì, e di fronte a questi cambiamenti di scenario, Bersani ha reagito facendo appello all’anti-berlusconismo e al voto utile per battere Berlusconi, ma su una piattaforma molto ambigua. Nelle ultime settimane, per rispondere alla sfida lanciata da Berlusconi, Bersani ha adottato la stessa agenda del candidato del Pdl. Ha annunciato di volere rimodulare l’Imu, promesso di non mettere la patrimoniale, ha ribadito che la crisi è stata un’invenzione della grande finanza. Di conseguenza Bersani sta rivelando molte debolezze.

A che cosa si riferisce?

Il candidato del Pd sfugge o non ha audience nei dibattiti tv, non tanto perché non sia un personaggio televisivo, ma perché è un’autentica “saponetta”. Sfugge, fa i sorrisini, ha un atteggiamento molto rassicurante, ma in realtà è come se dicesse: “State tranquilli che dopo il voto vi dirò che cosa intendo fare”.

Come si spiega che, in questa situazione, Monti ha difeso il Pd contro Berlusconi?

L’ambiguità di Bersani fa sì che il suo appello al voto utile sia un boomerang. Quanti all’interno della sinistra sono contro Monti finiscono per identificarsi con Ingroia, quanti sono contro Vendola vanno con Monti. Il presidente del consiglio sta pescando in quest’area di elettori rimasti perplessi per le ambiguità di Bersani, che lascia uno spazio notevole allo schieramento di centro. Basta leggere l’intervista rilasciata oggi da Fassina al Manifesto, dove dall’Ilva ai problemi del lavoro e fino al Malì, emerge che il Pd ha una posizione molto contraddittoria e ambigua. Se in un ipotetico governo Monti il ministro degli Esteri dovesse essere Massimo D’Alema, il nostro Paese avrà problemi sia nei confronti dell’Unione europea sia per quanto riguarda la politica mediorientale.

 

E quindi?

 

Monti oggi sta pescando molto nell’area del Pd o di quello che io chiamo un “anti-berlusconismo in doppiopetto”. La possibilità o meno di una coalizione che comprenda il centrosinistra e i partiti che hanno sostenuto Monti, è innanzitutto un problema del Pd. E’ difficile che Monti possa avere un atteggiamento anche solo paragonabile a quello di Vendola o Fassina sull’Ilva, sulle politiche del lavoro e sulla politica estera.

 

Berlusconi intanto ha escluso Nicola Cosentino dalle liste incolpando “i pm politicizzati” …

 

E’ un modo di reagire al fatto che si sono moltiplicate le indagini e le incriminazioni nei confronti di esponenti del Pdl. E’ questo il principale handicap per il Pdl. Berlusconi d’altra parte ha cercato di diminuire la pressione negativa, procedendo a delle eliminazioni. Naturalmente si tratta di una risposta opinabile, perché in realtà è stata molto contraddittoria. La strada maestra era quella di non candidare nessuno degli indagati oppure di candidarli tutti. Nel momento in cui il Cavaliere è andato a ritagliare le posizioni, alcune sono state sacrificate e altre no, lasciando diverse perplessità. Quella che emerge è un’operazione d’emergenza molto strattonata.

 

(Pietro Vernizzi)

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