SONDAGGIO ELEZIONI/ Berlusconi e Grillo pari, Renzi può “spaccare” il 42% di Bersani (e darlo a Monti)

Insieme al sondaggista ARNALDO FERRARI NASI analizziamo le possibili intenzioni di voto in vista delle elezioni politiche di febbraio, da Monti fino a Berlusconi, Grillo e Bersani

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Beppe Grillo (Infophoto)

Bersani a pranzo con Renzi, Berlusconi disposto a fare il ministro in caso di alleanza con la Lega, Monti all’attacco e Ingroia che tende la mano a Grillo. Con la campagna elettorale ormai nel vivo, cominciano a spuntare i primi sondaggi in merito alle intenzioni di voto per le elezioni politiche di febbraio: l’ultimo sondaggio sulle elezioni accredita il Partito democratico del 34% dei voti, con Sinistra ecologia e libertà al 5.5% e i partiti minori di centrosinistra al 3%. Complessivamente, quindi, la coalizione guidata da Bersani raggiungerebbe oltre il 42% dei consensi. Anche il Popolo delle libertà torna a guadagnare qualcosa, attestandosi intorno al 17%, mentre l’aggregazione centrista nata nel nome di Monti stenta ancora a decollare, fermandosi sotto la soglia del 15%. Abbiamo chiesto un commento ad Arnaldo Ferrari Nasi, direttore dell’omonimo istituto di ricerca e Docente di Analisi della Pubblica Opinione all’Università di Genova.

Berlusconi ha dichiarato di aver ormai superato il 22% e di poter arrivare al 40%. Cosa può dirci?

Non è facile dire se riuscirà a raggiungere la soglia del 40%, ma sicuramente è plausibile immaginare che il Pdl abbia già superato il 22%. Il 14% che veniva assegnato al partito di Berlusconi intorno al mese di novembre appariva già allora un valore troppo basso e recenti rilevazioni dimostrano che le recenti apparizioni televisive e le ultime dichiarazioni hanno effettivamente permesso di recuperare qualche punto. Possiamo dire che, attualmente, lo schieramento è sostanzialmente tornato sui valori di Forza Italia, quando nel ’94 si attestò da sola al 21%. Bisogna però fare una precisazione riguardo il quadro generale.

Quale?

E’ in atto a mio giudizio una fase di transizione, paragonabile a quella che avvenne tra la prima e la seconda Repubblica. Dopo gli scandali del ’92, infatti, la seconda fase iniziò effettivamente nel ’94, dopo due anni di importanti trasformazioni. Nel 2013, quindi, non credo che assisteremo a un cambiamento poi così radicale, sia per assenza di personaggi realmente nuovi sia per un’offerta politica che ancora stenta a convincere l’opinione pubblica. 

Cosa crede diventerà l’area montiana dopo questa “trasformazione”?

L’area che adesso viene definita dei “moderati” non ricopre un ruolo da terzo incomodo, ma da vero e proprio antagonista alla sinistra. Per questo motivo i montiani, composti anche da persone legittimamente di centrodestra (o comunque dell’ex CdL) da 20 anni, come Fini e Casini, con ogni probabilità non faranno altro che “schiacciare” Berlusconi e la Lega fino a diventare di fatto il nuovo centrodestra. Questo ovviamente non accadrà subito, ma è un’ipotesi che potrebbe realizzarsi nel giro di un paio d’anni.

Cosa cambia invece nel Pdl con Berlusconi che si dice disposto a fare il ministro? 

In teoria sarebbe un’ipotesi utile al partito. Eppure, dopo tutto ciò che è accaduto in queste settimane, agli occhi dell’elettorato sembra essere l’ennesima giravolta di Berlusconi, pronta a venir smentita tra qualche ora. Un’affermazione del genere poteva essere utile qualche mese fa, quando gli elettori del Pdl chiedevano a gran voce una figura nuova alla guida del partito, mentre invece adesso fa solamente parte di una serie di annunci e ripensamenti che rendono ogni dichiarazione sempre meno credibile.

Cosa può dirci della lista Monti?

I dati che ho a disposizione concordano con quelli che stanno circolando in questi giorni, quindi parliamo di un’aggregazione che al momento, unendo tutte le forze che la compongono, si attesta intorno al 15%. C’è però da dire che, a differenza di Berlusconi, in prospettiva Monti può solamente crescere.

Cosa può dirci della situazione del Pd, anche dopo il pranzo di ieri tra Renzi e Bersani?

Naturalmente Bersani sta tentando di porre un argine all’interno del partito per evitare dispersioni. Il problema è che un concreto avvicinamento a Renzi e una partecipazione attiva del sindaco di Firenze potrà non piacere molto a Vendola, il cui elettorato reagirebbe di conseguenza. Bisogna quindi capire che cosa converrà fare a Bersani.

Un’ultima domanda su Grillo e un’eventuale avvicinamento della lista Rivoluzione civile di Ingroia.

Dopo l’ipotetica alleanza Grillo-Di Pietro che sembrava delinearsi qualche mese fa, oggi credo che con un’eventuale avvicinamento di Ingroia e tutto ciò che gira intorno alla sua lista, il Movimento 5 Stelle possa viaggiare quasi sicuramente intorno al 20%.

 

(Claudio Perlini)

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