BOSSI-FINI/ Livia Turco: questa legge è una “fabbrica” di immigrati irregolari

- int. Livia Turco

Per LIVIA TURCO (Pd) la legge Bossi-Fini non funziona. La prova? Per porre rimedio alle sue contraddizioni sono state necessarie le sanatorie più imponenti di tutta l’Europa

migranti_sbarchi_donnaR439
Immagine di archivio

“La legge Bossi-Fini non funziona e a documentarlo è il fatto che per porre rimedio alle sue contraddizioni sono state necessarie diverse sanatorie che non hanno avuto pari in tutta Europa”. Ad affermarlo è Livia Turco, presidente del Forum immigrazione del Partito democratico. Dopo la strage al largo di Lampedusa del 3 ottobre scorso, nel corso della quale sono morti 328 immigrati, si è riaperto il dibattito sulla legge italiana che regola i flussi d’ingresso. Una questione ancora più seria dopo che ieri si è verificato un nuovo naufragio. Un barcone con 250 immigrati a bordo si è rovesciato nel Canale di Sicilia. Duecento persone sono state tratte in salvo, mentre 50 sono ancora disperse. Livia Turco ha firmato la legge omonima (Turco-Napolitano) del 1998, che ha regolato l’immigrazione prima dell’entrata in vigore della Bossi-Fini.

Quali sono le differenze tra lo spirito della Turco-Napolitano e lo spirito della Bossi-Fini?

Lo spirito della legge Turco-Napolitano era quello di cercare di rendere praticabili le vie regolari dell’immigrazione. Si partiva dal presupposto che l’immigrazione è un fatto strutturale che va governato, e che dunque bisogna attrezzarsi per avere dei flussi normali e regolari di lavoro. La Bossi-Fini parte invece dal presupposto che bisogna limitare al massimo l’immigrazione, puntando sull’effetto dissuasivo delle norme penali.

Due filosofie completamente diverse.

Sì, la filosofia della legge del centrosinistra è che bisogna accettare che viviamo in una società per cui l’immigrazione è un fatto strutturale che va regolato. Bisogna rendere praticabili e aperti i canali regolari, tenendo conto della sostenibilità economica e sociale. Non a caso introducemmo il principio delle quote.

Quali sono le differenze nell’impianto normativo derivate da queste due filosofie diverse?

La nostra legge puntava a massimizzare la praticabilità dell’ingresso regolare. Ciò significa fare di tutto per rendere possibile l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ciò avveniva attraverso lo strumento delle quote annuali, per selezionare le esigenze del nostro mercato di lavoro. L’ingresso poteva avvenire per ricerca di lavoro e ciascun immigrato aveva un anno di tempo per trovarlo. Perché ciò avvenisse occorreva però la garanzia di uno sponsor, il quale poteva essere una singola persona, ma soprattutto soggetti collettivi quali imprese, sindacati ed enti locali.

Che cosa è cambiato con l’introduzione della legge Bossi-Fini?

La Bossi-Fini ha cancellato queste parti, collegando il contratto di soggiorno al contratto di lavoro. In pratica si entra in Italia soltanto se si ha già un lavoro. Ciò ha reso di fatto impraticabile l’ingresso per lavoro, perché sono rari i casi in cui attraverso le liste di collocamento e i consolati si può favorire questo incontro tra domanda e offerta di lavoro. A 11 anni dall’introduzione della Bossi-Fini, possiamo dire che la legge del centrodestra ha fatto aumentare il numero di immigrati irregolari.

 

Per quali motivi allora prima dell’approvazione della Bossi-Fini l’immigrazione clandestina era al 35%, mentre oggi è al 6%?

Ciò è avvenuto principalmente attraverso le sanatorie dei governi di centrodestra, che hanno messo sotto gli occhi di tutti le contraddizioni della legge Bossi-Fini. Dopo l’approvazione della legge è aumentato il numero di immigrati che erano in Italia senza permesso di soggiorno.

 

E quindi?

Quindi i governi di centrodestra sono stati quelli con il più alto numero di sanatorie. A quella del 2002, la più grande in Europa, ne sono seguite diverse altre di cui peraltro c’era bisogno, soprattutto nell’area del lavoro familiare. L’irregolarità è diminuita grazie alle sanatorie. Ma è paradossale che si dica no all’immigrazione, che si introduca il reato di immigrazione clandestina, che si preveda l’allontanamento coatto alla frontiera a mezzo della forza pubblica, le aggravanti di clandestinità, e poi si risolvano tutte le contraddizioni che si sono create attraverso le sanatorie.

 

Secondo lei la soluzione è ritornare alla legge Turco-Napolitano?

Non è mai sufficiente ritornare a leggi passate, ma l’ispirazione della Turco-Napolitano resta assolutamente attuale. Mi riferisco in particolare all’idea di rendere praticabili le vie regolari per lavoro. Poi si può discutere su quali aggiustamenti fare. Non è però casuale che oggi tutti ripropongano lo sponsor e l’ingresso per la ricerca di lavoro. A ciò aggiungerei la formazione in loco e il fatto di puntare sull’immigrazione di qualità. Resta attuale anche la strategia degli accordi bilaterali, così come le politiche di integrazione attuate con i Comuni, mentre il fondo per l’integrazione che noi avevamo attivato è stato cancellato.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori