NAPOLITANO/ Castelli: anche la mia riforma della giustizia fu bloccata dai Pm e da Prodi…

Secondo ROBERTO CASTELLI, la magistratura sa perfettamente che qualsiasi riforma dell’ordinamento giudiziario e della costituzione peggiorerebbe la propria condizione

20.10.2013 - int. Roberto Castelli
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L’ordinamento giudiziario italiano è immodificabile? Di riforma si parla da anni. Anche l’Europa, attraverso svariati organismi – non da ultimo, la Bce, mediante la lettera del 5 agosto 2011 – ci ha invitato a modificare sostanzialmente l’attuale disciplina. Eppure, chi ci ha provato si è trovato di fronte a un muro invalicabile. Uno di questi è stato Roberto Castelli, ministro della Giustizia del secondo governo Berlusconi. Abbiamo fatto con lui il punto sulla situazione.

Anzitutto, la giustizia va riformata?

Assolutamente si. Per essere più precisi, non esiste la riforma della giustizia, ma una serie di riforme necessarie delle leggi che la governano.

Ci spieghi.

Anzitutto, va cambiata la Costituzione. Se non vi mettiamo mano, non riusciremo mai a risolvere nulla. Non esiste ordinamento al mondo che sia totalmente autoreferenziale come il nostro. In qualsiasi Paese democratico, esiste un sistema di controllo e bilanciamenti tra i poteri dello Stato. In Italia, il Parlamento fa le leggi, ma la Corte costituzionale verifica che esse non siano prevaricatrici. Il governo può essere sfiduciato dal Parlamento. La giustizia, invece, non deve rispondere a nessuno.

C’è il Csm.

Sì. Costituito da altri da magistrati.

Perché in Italia c’è questa situazione?

Il timore, da parte dei Padri costituenti, che potesse tornare il fascismo, e il timore dei costituenti democristiani che potessero vincere i comunisti, indusse a far sì che la magistratura fosse totalmente e clamorosamente indipendente. Quando i magistrati che erano giovani nel ’68 se ne sono accorti, hanno dato vita ad una giustizia del tutto autoreferenziale.

In pratica, cosa si dovrebbe fare?

Creare, attraverso una modifica della Costituzione, un organo che abbia il compito di controllare effettivamente giudici e pm, senza per questo ledere l’indipendenza dei magistrati o coartare la giustizia. In secondo luogo, è necessario separare le carriere. L’obbligatorietà dell’azione penale, poi, è una finzione che va rimossa. In tal senso, potrebbe essere il Parlamento a dare un indirizzo. Infine, è necessario riformare il codice civile, il codice penale e l’ordinamento giudiziario.

Per controbilanciare i poteri, non sarebbe sufficiente reintrodurre l’immunità parlamentare?

Sostenere, oggi, un’ipotesi del genere legittima e rafforza i sospetti di chi ritiene che questo equivarrebbe a schierarsi con chi vuole difendere i mariuoli.

Perché la riforma non l’ha fatta lei?

Perché Fini e Casini affermarono, perentoriamente: la Costituzione non si tocca. An e Udc posero il veto. Sul fronte del codice civile, sono state fatte, devo dire, molti miglioramenti. Penso all’introduzione delle procedure concorsuali. Certo, siamo anche un Paese in cui, io, nel 2005, iniziai la sperimentazione telematica. Dopo di me, Mastella annunciò che stava iniziando la sperimentazione telematica, poi l’ha iniziata Alfano. Oggi la Cancellieri sta iniziando la sperimentazione telematica.

E per quanto riguarda il codice penale?

Giacciono in un cassetto il lavoro di ben tre commissioni: Pagliaro, Nordio e Grosso.

 

L’ordinamento giudiziario, infine.

Io, l’ordinamento, l’avevo riformato. Mastella, per ordine di Prodi e dei magistrati, ha cancellato la riforma.

 

Per ordine dei magistrati?

Guardi, io lo misi in guardia. Gli dissi che obbedire ai loro ordini non lo avrebbe messo al riparo. Come sappiamo, infatti, gli arrestarono la moglie.

 

Ci sono resistenze da parte della magistratura ad una riforma?

E’ evidente che la parte maggioritaria della magistratura sa perfettamente che qualunque cambiamento della Costituzione peggiorerebbe la sua attuale condizione ottimale.

 

Cosa ne pensa dei ripetuti appelli di Napolitano a riformare la giustizia? Anche nel suo messaggio alle Camere ne ha parlato.

Napolitano, quando vuole qualcosa, lo dice chiaramente, e dice come farlo. Mi pare che si sia limitato a ribadire uno dei tanti mantra che connotano il panorama politico: “creare le condizioni del lavoro”, “abbassare le tasse”, “riformare la giustizia” e “vuotare le carceri”.

 

Come ha interpretato l’ok da parte del Tribunale di Palermo alla richiesta della Procura di far deporre Napolitano nell’ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia?

Di quello che può dire Napolitano nell’ambito del processo, non gliene frega niente a nessuno. Tuttavia, il via libera alla sua deposizione, è un modo per lanciare un messaggio: la magistratura scavalca il proprio “capo”.

 

(Paolo Nessi)



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