SPILLO/ Sapelli: ecco cosa cambia con la fine di Berlusconi

- Giulio Sapelli

La fine di Berlusconi è più giudiziaria che politica. Dalla prima è nata una disgregazione del partito personale. Secondo GIULIO SAPELLI può ora rinascere una “comunità di destino”

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Tutti parleranno in questi giorni della fine di Berlusconi. E sicuramente in questa affermazione c’è una parte di vero. In verità si tratta di una fine più giudiziaria che politica. O meglio si tratta dell’intreccio tra una fine giudiziaria e una fine politica, perché dalla fine giudiziaria è nata una disgregazione del partito personale. 

La vera novità è questa. Il che vuol dire che solo personale il Popolo delle libertà non era come partito. In verità era la conservazione e la riattualizzazione di tutte le subculture politiche anticomuniste italiane che avevano trovato una nuova ideologia dinanzi al fallimento storico sia della sinistra postcomunista sia della sinistra postdemocristiana. Fallimento in primo luogo nella politica economica, perché un fallimento è stato quello di Clinton e di Blair e della loro deregulation, che incrociando la sovraproduzione da new economy  degli anni 90 ha scatenato la più grande crisi mondiale del capitalismo che sia mai avvenuta. 

Il berlusconismo ha rappresentato la reazione sovversiva al fallimento di questa politica delle sinistre e della politica europea di stampo teutonico. È chiaro che il governo Letta e il presidente Napolitano rappresentavano e rappresentano il tentativo di risposta alle crisi prima enunciate su un terreno non sovversivo ma conciliativo tanto con l’Europa quanto con gli Usa. Gli americani possono sbagliare quando parlano al Cairo o a Damasco ma se avessero sbagliato in Italia non sostenendo sino in fondo Letta e i suoi seguaci, la quesitone sarebbe stata catastrofica. 

La pressione fu talmente forte infatti che anche Berlusconi fu costretto ad allinearsi, pena lo sprofondamento di lui e delle sue imprese sia nella crisi politica impersonificata da Grillo, sia nella crisi economica cristallizzatasi anche nei guai della galassia delle imprese berlusconiane, Mondadori in testa. 

La questione interessante è che pare che dalla crisi dell’uomo Berlusconi emergano spezzoni o segmenti di nuovi partiti di destra e di centro-destra non sovversivi e non personali. Questo può essere un buon inizio per ricostruire comunità di destino. Se anche il Pd desse luogo ad un processo di questo tipo facendo fare un passo indietro a tutti i capi e capetti personali che ne infestano le fila, potremmo veramente dire che sarebbe iniziata una nuova era. 

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