IL PUNTO/ Il giurista: sulla legge Severino dalla Giunta “caos” politico

- int. Stelio Mangiameli

Secondo STELIO MANGIAMELI nessuno si rende conto che l’espulsione forzata di Berlusconi frammenterà ulteriormente il panorama politico proprio mentre si sta studiando una legge bipolare

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I parlamentari del Pdl sono convinti che il Tribunale di Milano abbia dato loro un aiuto inaspettato. Ricapitolando: la Corte d’Appello ha fissato in due anni la l’interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi; nelle motivazioni della sentenza, l’incandidabilità viene equiparata ad una sanzione amministrativa. Con la conseguenza, dice il senatore pidiellino Francesco Nitto Palma, «della sua irretroattività» ai sensi della legge 689 del 24 novembre 1981, che stabilisce che «nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione». Per queste ragioni il Pdl ha chiesto la sospensione dei lavori della Giunta per le elezioni, che si sarebbe dovuta esprimere sulle modalità di voto – palese o segreto – dell’incandidabilità di Berlusconi. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Stelio Mangiameli, docente di diritto costituzionale nell’Università di Teramo.

Secondo lei sta in piedi il ragionamento del Pdl?

C’è molta confusione, sia nel dibattito che nelle argomentazioni. Il problema non è: siccome la sentenza ha dichiarato che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, allora non può essere retroattiva la legge Severino che la prevede. Non è così. Il problema è: può una qualunque sanzione, anche di natura amministrativa, essere retroattiva? E’ ragionevole pensare che tutti gli atti sanzionatori che limitano i diritti di libertà non dovrebbero essere retroattivi. Laddove la legge venga interpretata in maniera retroattiva, quindi, dovrebbe essere quantomeno esaminata dal punto di vista della legittimità costituzionale.

Il Pd sostiene che l’incandidabilità sia uno status giuridico, e non una sanzione.

Essa, a dire il vero, non esiste neppure come categoria del diritto elettorale, che prevede esclusivamente – come sta scritto nella Costituzione – l’ineleggibilità e l’incompatibilità. L’incandidabilità, invece, fu inserita nel 1973 nel contesto di una fase di emergenza, derivante dalla lotta alla mafia. Si ritenne che, per esigenze di sicurezza e ordine pubblico, sarebbe stato legittimo derogare ai principi contenuti nel diritto elettorale. E’ evidente, tuttavia, che gli stessi criteri non possono essere applicati al reato di corruzione. La legge Severino, invece, lo ha fatto, ignorando che mafia e corruzione non sono equiparabili. Laddove c’è corruzione, infatti, non è detto che ci sia mafia. Per questo, ritengo che l’orizzonte giuridico sia sfuggito, siamo nel caos della politica.

Cosa intende?

La Giunta avrebbe dovuto porsi una serie di interrogativi di natura strutturale quali: come è nata la categoria dell’incandidabilità? Quale dev’essere la sua portata? Che menomazione dei diritti elettorali produce? Non ci è resi conto, peraltro, dell’enorme problema di natura politica che sarà determinato dall’uscita di scena di Berlusconi. Occorre porsi la domanda: a quel punto, il sistema si resetterà o andrà incontro ad un ulteriore sfaldamento?

 

Lei cosa dice?

Nel momento in cui sarà espulso, si determineranno pesanti ripercussioni per la stabilità del governo. Non è pensabile che la maggioranza che sostiene l’esecutivo sia diversa da quella che vota la decadenza di Berlusconi. Anche laddove il governo dovesse resistere, ci saranno delle conseguenze.

 

Quali?

Lo scenario politico si frammenterà ulteriormente. Un problema tanto più rilevante quanto si considera che si sta ipotizzando uno scontro elettorale di natura bipolare, nonostante, evidentemente, la realtà a cui andiamo incontro sarà tutt’altro che bipolare. Non lo stanno capendo, in particolare, né Renzi, né Grillo né Berlusconi, che ritengono il bipolarismo la soluzione a tutti i problemi italiani, nonostante da almeno 15 anni non abbia prodotto altro che danni. Di conseguenza, si chiederà alla legge elettorale di costruire una maggioranza artificiale fondata sulla premessa che nessuno sarà in grado di vincere le elezioni. Si riproporrà, dunque, ancora una volta un governo di minoranza con enormi difficoltà ad affrontare la crisi.

 

E se Berlusconi viene salvato?

Il governo andrà avanti. E questa maggioranza riuscirà a realizzare qualcosa se ci sarà una guida più efficace. 

 

(Paolo Nessi)

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