NUOVE INTESE/ Frattini: dopo Berlusconi “liberiamoci” del rigore

- int. Franco Frattini

Per FRANCO FRATTINI, l’uscita di Forza Italia dal governo rafforza la linea europea di Letta e aumenta il potere negoziale del nostro Paese nei confronti della Germania e dei partner Ue

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Angela Merkel (Infophoto)

“L’uscita di Forza Italia dal governo rafforza la linea europea del presidente Letta e aumenta il potere negoziale del nostro Paese nei confronti della Germania e degli altri partner Ue”. Lo afferma Franco Frattini, presidente della Sioi, ex ministro degli Esteri e candidato ufficiale del governo italiano alla segreteria generale della Nato. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha diffuso un comunicato in cui si sottolinea che con l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza, “ci sarà senza dubbio un passaggio parlamentare che segni la discontinuità politica con il governo delle larghe intese”. Il presidente Frattini si dice convinto che il futuro politico del nostro Paese poggi sulla coincidenza di vedute tra Alfano e Renzi, che emergerà chiaramente quando il sindaco di Firenze ufficializzerà il suo programma. Frattini si dice inoltre favorevole alla legge elettorale proposta da Luciano Violante, che prevede un secondo turno tra le due coalizioni con il miglior piazzamento, correggendola però con un premio di maggioranza solo per chi al primo turno arriva al 50% e non invece al 45%.

Presidente Frattini, ritiene possibile un patto generazionale tra Letta, Alfano e Renzi?

Più che un patto generazionale ritengo che sia un patto per la stabilità dell’Italia. Non è questione di età o di generazioni, bensì di visione dell’Italia o dell’Europa. Le visioni di Alfano e Renzi coincidono o sono molto simili quanto alla necessità di stabilità e di un ruolo europeo sempre più forte. Se ciò sarà confermato nel programma politico di Renzi, l’Italia si troverà di fronte a un periodo positivo di stabilità per fare le riforme.

Lei quale legge elettorale auspica?

Vanno eliminate le liste bloccate e bisogna salvaguardare un bipolarismo serio. Vedrei bene un doppio turno alla francese, con l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Prendere però un pezzo del sistema francese senza l’intero sarebbe sbagliato. Se quindi non fosse possibile trovare un accordo con il Pd sul presidenzialismo, sarei favorevole a un doppio turno di coalizione come quello prospettato da Luciano Violante.

Quindi nello specifico quale sistema di voto vorrebbe?

Il partito o la coalizione che prende il 45% dei seggi, ottiene un premio di maggioranza tale per cui porta a casa complessivamente il 55% de deputati, e se nessuno arriva a questa soglia si tiene un secondo turno tra le coalizioni che sono arrivate rispettivamente prima e seconda. Ma sarei favorevole a ritoccare la proposta di Violante stabilendo che, se nessuno arriva al 50% al primo turno, si vada comunque al secondo turno. L’importante è che non si regali il premio di maggioranza a chi ottiene il 25% dei voti, come accade con l’attuale sistema elettorale.

Se l’Ue prosegue sulla linea del rigore tedesco, ad andare al potere in Italia sarà la linea anti-europea di Grillo e Berlusconi?

Spero che Berlusconi e Grillo non vadano mai al potere sulla base di proposte populistiche o anti-europee come quelle che ho sentito nelle ultime settimane. Un anno fa dissentii pubblicamente da Berlusconi proprio perché non condividevo una vocazione che era diventata ormai euroscettica. Mi auguro che le forze euroscettiche non prevalgano, ma certamente l’Europa non si può limitare al rigore e all’austerità.

 

In che modo è possibile superare l’ossessione per il rigore?

Ho molto apprezzato il piano di Letta per la disoccupazione giovanile, che è diventato un programma europeo e ha ottenuto finanziamenti comunitari pari a molti miliardi. Ricordo che nel 2014 l’Italia sarà l’unico tra i grandi Paesi europei insieme alla Germania al di sotto del rapporto deficit/Pil del 3%. E’ un risultato ottenuto grazie al rigore, ma ora l’austerità non può continuare a rappresentare la linea guida esclusiva.

 

Una maggioranza politica più solida può dare a Letta una maggiore forza contrattuale nei confronti della Germania?

Sì. Pur avendo qualche voto in meno, una maggioranza più solida e coesa come quella che ha ora il presidente Letta gli darà una maggiore capacità negoziale in Europa. Finalmente il premier italiano non dovrà passare le visite di Stato all’estero chiamando continuamente Roma per capire se questo o quel gruppo della coalizione si sfila dalla maggioranza. Da oggi Letta potrà viaggiare in Europa sicuro che in Parlamento non c’è qualcuno che dice un giorno “sì” e l’altro “no”.

 

Come cambia quindi lo scenario con l’uscita di Berlusconi?

L’uscita di Forza Italia dalla maggioranza rafforza la linea europea del presidente del Consiglio Letta, e permette di garantire stabilità all’Italia. La stabilità politica è il problema essenziale del nostro Paese. In queste settimane di turbolenza, quando Forza Italia minacciava l’uscita dalla maggioranza, lo spread Btp/Bund e la Borsa non ne hanno affatto risentito. I mercati hanno capito che anche con l’uscita di Forza Italia la maggioranza ci sarebbe stata, anzi sarebbe stata una maggioranza più solida. I mercati non hanno reagito male alla rottura con Berlusconi perché sanno fare analisi politiche.

 

La Merkel ha dichiarato che la linea europea della Germania non cambierà di un millimetro. E’ possibile convivere con chi è così rigido?

Nel patto con l’Spd, il Cancelliere tedesco ha accettato di inserire il salario minimo per i lavoratori tedeschi, aumentato rispetto a quello che aveva stabilito Schroeder. Questa è un’importante misura per la crescita perché mette più denaro nelle tasche dei lavoratori tedeschi. Non è denaro sprecato, si tratta di soldi che saranno utilizzati per i consumi e quindi per promuovere lo sviluppo. Ciò documenta che il Cancelliere Merkel ha ben chiaro che ci sono misure che si debbono attuare per aiutare la crescita.

 

La crescita della Germania però, non quella dell’Italia…

Se i cittadini tedeschi avranno più denaro in tasca, potranno comprare più prodotti italiani o venire a fare le vacanze nel nostro Paese. La conseguenza sarà che il commercio tra Germania e Italia aumenterà. Ricordo del resto che l’Italia è il primo partner commerciale della Germania e la Germania è il primo partner dell’Italia: la crescita dei due Paesi è vincolata da rapporti economici indissolubili. Eppure la Germania gioca sempre più un ruolo egemone.

 

L’Italia si dovrebbe alleare a Spagna e Polonia per contrastarlo?

Sarebbe molto sbagliato fare delle alleanze con altri Paesi contro la Germania. In questo modo divideremmo l’Europa e non terremmo conto del fatto che nel mondo globalizzato noi siamo forti se siamo uniti. Non vedo delle alleanze, degli assi, dei patti, men che meno contro un Paese come la Germania.

 

(Pietro Vernizzi)

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