CAOS PDL/ Formigoni: abbiamo i numeri per far saltare Fitto

- int. Roberto Formigoni

ROBERTO FORMIGONI (Pdl) spiega perché l’ipotesi di caduta del governo per opera del Pdl è da scartare: come già è stato dimostrato il 2 ottobre non ci sono i numeri per staccare la spina

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Roberto Formigoni (Infophoto)

La contrapposizione tra falchi e colombe non è più derubricabile a forzatura giornalistica. Nel Pdl le due anime si accingono allo scontro, che avrà luogo nel corso del Consiglio nazionale del 16 novembre. L’organismo dovrà ratificare la scelta dell’ufficio di presidenza di abolire il Pdl e tornare a Forza Italia. Secondo quanto rivelato mercoledì da Il Tempo, i falchi godrebbero dell’appoggio del 75 percento degli 800 delegati nazionali. La loro linea, quindi, passerebbe con un plebiscito. Ma gli alfaniani hanno fatto presente ieri mattina che le cose stanno in maniera decisamente diversa. Il documento nel quale esprimono lealtà al governo, e promuovono la prospettiva di un partito inscritto nel solco del popolarismo europeo e dotato di strutture democratiche è già stato firmato da 312 delegati. Il senatore Roberto Formigoni ci spiega come stanno le cose.

La stragrande maggioranza dei delegati è schierata effettivamente con i falchi?

Chi è convinto di questo si prepara a cocentissime delusioni. Non so se, dal punto di vista dei falchi, si tratti di leggerezza, superficialità, irresponsabilità o se, semplicemente, cerchino di darsi coraggio sparando cifre a caso.

Quindi, come sono gli equilibri reali?

Tanto per cominciare, i cosiddetti falchi hanno iniziato, da molto tempo, a raccogliere le firme secondo un criterio divisivo. Ovvero, contro di noi che, in risposta, abbiamo iniziato a raccoglierle solo da un paio di giorni. Ebbene, disponiamo già di oltre un terzo delle firme dei consiglieri nazionali, ovvero di un numero sufficiente per bloccare la ratifica della posizione espressa dall’ufficio di presidenza, per la quale occorrono almeno i due terzi del Consiglio.

Ne avete raccolto 312?

Aumentano di ora in ora, ma la cifra, più o meno, è quella. Faccio presente che stiamo contattando anche chi afferma di aver firmato il documento dei falchi convinto che fosse il testo approvato da Berlusconi quando, in realtà, esprimeva esclusivamente la posizione dei falchi.

Voi, esattamente, chi siete?

Il documento reca in testa la firma dei ministri, seguita da quella dei senatori, dei deputati e dei consiglieri nazionali. Si tratta, in sostanza, degli stessi che, il 2 ottobre, manifestarono la strenua volontà di continuare a sostenere il governo.

Quando Berlusconi fu obbligato a votarsi contro.

Questo lo dice lei. Berlusconi è persona pragmatica. Chi gli attribuisce decisioni marmoree prese con largo anticipo sulla base di ragionamenti ideologici sbaglia.

Quindi, com’è andata realmente?

Attribuisco la sua decisione anche alla nostra “offensiva” di ragionevolezza. In tanti gli abbiamo dimostrato l’utilità di continuare a sostenere il governo che, oltretutto, nasce da una sua intuizione. Si è convito, quindi, che fosse la soluzione migliore.

 

Intanto, però, Berlusconi ha preso parte alla rinascita di Forza Italia.

Infatti, non è di certo un problema di sigle. Non abbiamo obiezione sul nome. Nel documento poniamo invece due punti fondamentali: non si può far cadere un governo dopo soli sei mesi, esponendoci al rischio di una nuova ondata speculativa che peggiorerebbe la vita degli italiani; inoltre, vogliamo un partito a struttura democratica, in cui ci siano primarie per tutti, dai coordinatori cittadini, fino al segretario nazionale.

 

Nella nuova Forza Italia, tutte le cariche, compresa quella di Alfano, sono state azzerate.

In questo, effettivamente, Berlusconi si è lasciato persuadere dai falchi che noi rappresentassimo i suoi nemici e che il nostro sostegno al governo fosse mosso da odio improvviso dai suoi confronti. In questi giorni, purtroppo, noto che sta dando a costoro troppo ospitalità. In questo credo che sbagli: ha sempre ascoltato tutti, per poi farsi un’idea precisa e decidere. Questa gente, invece, sta portando avanti una prospettiva distruttiva per il partito. E anche per lo stesso Berlusconi.

 

L’ipotesi di disertare il Consiglio nazionale è ancora in ballo?

Assolutamente no. Abbiamo sentito anche Cicchitto, ed è d’accordo. Nella concitazione di un’intervista, ha avanzato l’ipotesi, ma è tornato sui suoi passi.

 

E se vostra linea venisse sconfitta?

Siamo combattendo una battaglia di grande valore ideale e politico; non prendiamo in considerazione subordinate.  

 

Per il Pdl, la condizione necessaria della partecipazione alle larghe intese è l’abolizione definitiva dell’Imu sulla prima casa. Se nell’approvazione della legge di stabilità qualcosa dovesse andare storto, e se Berlusconi chiedesse il ritiro del sostegno al governo, cosa farete?

La legge di stabilità va indubbiamente cambiata. Anche nel Pd ne sono convinti in tanti. Da sempre, del resto, uscita dal Cdm è stata modificata dal Parlamento. Non dobbiamo dimenticare che essa già contiene molti fattori positivi: non taglia i fondi sulla sanità, abbassa la pressione fiscale complessiva, e non si tornerà a parlare di Imu in nessun modo. Altro discorso sono le diverse forme di tassazione sugli immobili, rispetto alle quali il governo, fin da subito, si è impegnato a produrre una profonda rivisitazione a fronte dell’abolizione dell’Imu; una rivisitazione che è in parte già stata compiuta e che, complessivamente, risulta per i cittadini meno onerosa del pagamento dell’Imu.

 

E se Berlusconi, una volta decaduto, decide di far cadere il governo?

Abbiamo già dimostrato che non ci sono i numeri per farlo cadere. La questione non si pone. Comunque vada, continueremo a battagliare affinché non sia il Senato a decretarne la decadenza. Decadrà, casomai, per effetto della sentenza di condanna, per quanto essa sia evidentemente il frutto di un accanimento giudiziario. Una volta decaduto, anche fuori dal Parlamento, resterà il punto di riferimento del centrodestra.

 

La scissione è scongiurata?

Noi, di certo, non la vogliamo e lavoriamo per l’unità. Dall’altra parte, c’è chi lavora perché avvenga, insultandoci e lanciandoci accuse inverosimili.

 

E’ ancora possibile un raggruppamento con parte del centro per costruire la costola italiana del Ppe?

Se gli amici dell’Udc o di Scelta civica dichiarano di voler far parte di un centrodestra rinnovato, nazionale e alternativo alla sinistra, sono i benvenuti. Se pensano di portaci al centro, in una terra di nessuno, rispondiamo evidentemente “no grazie”.

 

(Paolo Nessi)

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