IL CASO/ Leva (Pd): Alfano, senza l’alibi-Berlusconi cambiamo la giustizia

Secondo DANILO LEVA, responsabile nazionale Giustizia del Pd, il clima, dopo quello che è successo nel centrodestra, è migliorato e la riforma della giustizia si può fare

01.12.2013 - int. Danilo Leva
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Che finalmente, almeno in linea di massima, destra e sinistra possano intendersi sulla riforma della giustizia? Alfano si è detto convinto che, in merito, il Pd non abbia più alibi. Decaduto il Cavaliere, in effetti, è difficile immaginare che dal suo fronte possa provenire un’imboscata sotto forma di legge ad personam. Resta il fatto che se sulla modifica della disciplina civile non sembrano esserci particolari ostacoli, sul penale e sull’ordinamento della magistratura le cose si complicano. L’onorevole Danilo Leva, responsabile giustizia del Pd, si è detto, in ogni caso, convinto del fatto che dopo l’approvazione della legge di stabilità sarà imperativo procedere con una riforma. Gli abbiamo chiesto ragguagli in merito.

Qual è la linea del Pd sulla riforma?

Abbiamo già depositato una serie di proposte di legge, sia in materia di giustizia civile che penale volte a garantire la modernizzazione di un sistema ormai al collasso.

Partiamo da quella civile.

Se pensiamo agli arretratati nei processi e agli anni che servono giungere alla fine, comprendiamo la pessima qualità del sistema, che si traduce in meno certezza del diritto e meno competitività per le imprese. Proponiamo, quindi, il superamento della frammentarietà dei riti (preservando l’unicità del rito del lavoro che, negli anni, ha dimostrato di sapere funzionare), l’applicazione uniforme sul territorio della telematica e la negoziazione assista, istituto in grado di sortire un effetto deflattivo sul numero dei processi.

Passiamo al penale.

Proponiamo la riduzione dell’area applicativa del sistema di custodia cautelare, l’abolizione dell’ergastolo, l’abolizione della Fini-Giovanardi e della Bossa-Fini, e la modifica della legge che prevede la responsabilità civile dei magistrati.

Quest’ultimo punto è sempre stato particolarmente caro al centrodestra. Che modifiche introdurrete?

Pensiamo che si debba allineare la normativa alla giurisprudenza europea. Va, in particolare, trovato un punto di equilibrio tra l’autonomia dei magistrati e la loro responsabilità: vanno, quindi, eliminati il “filtro” da parte del tribunale e la limitazione della clausola di salvaguardia e occorre introdurre una migliore precisazione dei casi in cui lo Stato si può rivalere nei confronti del magistrato.

Altro punto irrinunciabile per il centrodestra, è la separazione delle carriere dei magistrati

A questo, siamo contrari. Crediamo, invece, che si possa lavorare su una più rigida separazione delle funzioni. Di certo, la riforma non potrà essere un’arma punitiva nei confronti della magistratura, come è stato per 20 anni, nei quali si è brandita per tutelare una sola persona.

 

Alfano, in tal senso ha detto che non avete più abili.

Che alibi dovremmo avere? Se si riferiva a Berlusconi, ce l’avevano loro, mica noi.

 

Sì, ma adesso non potrete più dire che la riforma serve per garantirgli delle leggi ad personam. Cosa risponde, in tal senso, ad Alfano?

Che siamo pronti ad affrontare il merito delle questioni. Direi che il clima è migliorato, dal momento che è accaduto qualcosa all’interno del centrodestra che ci fa ben sperare circa la possibilità di trovare un accordo.

 

Considerando l’incapacità della politica in generale a riformare, perché dovreste riuscirci con la giustizia?

E’ una grande sfida che riguarda la classe dirigente. Credo, di sicuro, che si tratti di un provvedimento non più rinviabile se vogliamo garantire la competitività delle nostre imprese e tutelare lo stato di diritto.

 

Rispetto ai vostri intenti, cosa cambierà con la vittoria di Renzi?

Io non so se vincerà Renzi o Cuperlo. Di sicuro, credo che il lavoro effettuato in questi mesi dal Forum giustizia del Pd potrà essere facilmente sposato dal vincitore del prossimo congresso. 

 

(Paolo Nessi)

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