NAPOLITANO/ L’attacco di Grillo e Berlusconi per scardinare lo Stato

- int. Lanfranco Turci

Per LANFRANCO TURCI, gli attacchi di Grillo e di Berlusconi contro Napolitano sono espressione di una battaglia politica che non ha pari neanche negli anni più duri del Dopoguerra

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Beppe Grilo (Infophoto)

“Gli attacchi di Grillo e di Berlusconi contro il presidente Napolitano sono espressione di una battaglia politica che non ha pari neanche negli anni più duri del Dopoguerra italiano. All’origine di questa radicalizzazione dello scontro c’è il sommarsi della crisi del sistema politico e istituzionale con quella economica, che crea un mix senza precedenti”. Lo afferma Lanfranco Turci, ex presidente della Regione Emilia Romagna e portavoce del Network per il Socialismo Europeo, secondo cui “l’attuale situazione legittima anche preoccupazioni di tenuta del nostro assetto democratico”. Ieri Grillo è tornato ad attaccare Napolitano, scrivendo sul suo blog che “se Napoleone fu incoronato re d’Italia nel Duomo di Milano, Napolitano è stato incoronato due volte dal Porcellum cum gaudio”. Mentre Berlusconi ha ribadito: “L’Italia è un Paese in libertà condizionata; anzi, a democrazia dimezzata”.

Gli attacchi di Grillo e Berlusconi non si attenuano. Perché Napolitano dà così fastidio?

Napolitano è il perno dell’attuale assetto politico e istituzionale, ed è anche il perno più robusto. Tanto il M5S quanto Forza Italia puntano a sparigliare, pur con obiettivi diversi che tra l’altro non sono neanche particolarmente chiari. Non si capisce per esempio se Berlusconi voglia andare realmente alle elezioni in questo momento. Per quelle forze il cui obiettivo principale è rompere l’equilibrio, Napolitano è l’ostacolo da abbattere e concentrano dunque su di lui i loro attacchi.

Forza Italia e M5S sono uniti soltanto dal fatto di essere all’opposizione, o c’è dietro un disegno più ampio?

La convergenza tra queste due forze politiche non esiste se non nella pars destruens, anche se è francamente difficile decifrare il disegno politico che ci sta dietro. Berlusconi oscilla tra la volontà di portare quanto è rimasto di Forza Italia su posizioni estreme e il desiderio di recuperare il fronte più largo del centrodestra sotto la sua guida istituzionale e politica. Il M5S punta invece chiaramente a creare il maggior caos possibile. Risulta però del tutto illeggibile il disegno preciso di Grillo inteso come concetto e come logica che presuppone un passaggio di campi intermedi e di obiettivi finali. Più ancora di Berlusconi, il leader del M5S gioca a rompere tutti gli assetti possibili pensando in questo modo di fare crescere ulteriormente il suo movimento che affonda le sue radici nella protesta e nel “vaffa”.

Le posizioni anti-europee possono cementare l’asse Grillo-Berlusconi ben oltre gli obiettivi contingenti?

Non c’è dubbio che questa pars destruens si manifesti anche in un attacco sempre più ricorrente alla politica europea da parte tanto di Grillo quanto di Berlusconi. Non sono però tra quelli i quali ritengono che sia giusto bruciare incenso sull’altare dell’Ue. L’uscita dall’euro rappresenta l’ultima scelta, cui ricorrere solo nel caso in cui dovesse verificarsi un aggravamento senza limiti dell’attuale crisi economica. La parte riformista e di sinistra dell’Italia dovrebbe però dimostrare molta più decisione nel battere i pugni sul tavolo per ottenere cambiamenti della politica europea. Se così non sarà, noi consegneremo comunque alle posizioni di Grillo, di Berlusconi e della Lega una vittoria magari contingente, ma sicura. Grillo è arrivato a definire Napolitano un “presidente incostituzionale al quadrato”.

 

Dove si situa il limite di un’opposizione dura ma rispettosa delle istituzioni?

L’ultimo problema che si pone Grillo è quello di condurre una battaglia che si situi all’interno del codice costituzionale e democratico. E’ una domanda che non si pone, e quindi è assurdo tentare di rispondere.

 

Perché la linea di Grillo trova un consenso così largo?

L’Italia si trova in una crisi politica che non ha precedenti in quanto si somma alla gravità della situazione economica che dura ormai da sette anni e non ha prospettive di miglioramento nel medio termine. La crisi del sistema politico e istituzionale crea un mix che spiega il perché assistiamo a forme di battaglia politica che non abbiamo conosciuto neanche negli anni più duri del Dopoguerra. E’ la novità totale della situazione che legittima anche preoccupazioni di tenuta del nostro assetto democratico.

 

(Pietro Vernizzi)

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